Joachim von Ribbentrop: carriera di un “pazzo criminale”

Il ministro degli Esteri della Germania nazista Joachim von Ribbentrop venne arrestato ad Amburgo il 14 giugno 1945. Noto per l’infame patto che prevedeva la spartizione della Polonia con l’Unione Sovietica, era conosciuto anche per la sua arroganza. Il prefisso “von” se l’era appuntato al cognome per via di una zia che si era sposata con un nobile. Lo rimosse quando, nelle vesti di Manfred Berg si nascose per non finire nelle mani degli Alleati. Spacciatosi come commerciante di champagne – che era il suo mestiere prima di entrare nel gotha nazista – commise tuttavia un errore fatale. Rivelò per vanteria la sua identità a dei vicini. La notizia circolò in fretta e i soldati britannici lo trovarono. «Siete Joachim Ribbentrop?», chiesero. «No, sono Joachim von Ribbentrop» fu la risposta. Era l’ultima sbruffoneria da uomo libero.

Von Ribbentrop eccelleva nel distinguersi come un burocrate particolarmente saccente nel gotha nazista. Benito Mussolini disse che «bastava guardargli la testa per capire che aveva poco cervello». I colleghi ai vertici del Terzo Reich avevano una pessima opinione di lui. Che dai banchi di Norimberga pretendeva trattamenti di favore in quanto ex ministro degli Esteri. Per protestare, scrisse addirittura una lettera a Winston Churchill – che chiamò Vincent –, al Generale Bernard Montgomery e al Ministro degli Esteri inglese Anthony Eden. Von Ribbentrop conosceva le alte sfere della politica inglese. Come Konstantin von Neurath, prima di essere ministro degli Esteri (1938-1945) era stato ambasciatore a Londra (1936-1938). Si ricordava di Churchill, che nel maggio 1940 era diventato Primo Ministro britannico e unico oppositore della Germania nazista.

Nel 1937, da parlamentare, Churchill visitò l’ambasciata tedesca, dove era conosciuto come un anti-appeaser a differenza di Neville Chamberlain e Edward Wood. Alla luce delle preoccupazioni dovute all’espansionismo tedesco del tempo, l’ambasciatore von Ribbentrop volle dare delle garanzie ai britannici. La Germania non aveva intenzione di smantellare l’impero britannico. L’agognato Lebensraum nazista era ad Est, non ad Ovest. E in effetti parve così a seguito degli accordi di Monaco del 1938. Churchill avvertì l’ambasciatore: la Germania aveva già contribuito a scatenare una guerra mondiale vent’anni prima e questa volta il mondo le sarebbe stato contro. Dopo una fragorosa risata von Ribbentrop ammise che l’impero di Sua Maestà molto esteso, ma che questa volta non sarebbe riuscito a creare una coalizione mondiale contro il Terzo Reich.

Da ambasciatore, von Ribbentrop non era riuscito a strappare l’alleanza della corona con il Reich, nonostante le simpatie naziste di Edoardo VIII e la consorte Wallis Simpson. Eppure, aveva una certa conoscenza del mondo anglosassone. Da giovane era stato in Nord America, ma poi tornò in Europa per combattere nella Grande Guerra. Conobbe Adolf Hitler nel 1929 e sarebbe stato decisivo qualche anno dopo nella mediazione tra il Führer e Franz von Papen, suo amico, nella formazione del primo governo nazista. Piano piano, si ritagliò una carriera di spicco nei corpi diplomatici tedeschi. Nel 1935 negoziò un trattato di neutralità con il Belgio e uno navale con la Gran Bretagna, che consentì alla Germania di armarsi anche in termini di sommergibili. Diventato ministro degli Esteri nel 1938, assunse una posizione sempre più bellicosa nei confronti di Londra e Parigi.

In un incontro con il successore e fratello di Edoardo VIII, Giorgio VI sfoggiò nuovamente la sua eterna arroganza omaggiando il sovrano con il saluto nazista. Nella cena del 1937 con Churchill, von Ribbentrop spiegò che in caso di conflitto, l’Italia sarebbe stata dalla parte della Germania. «Avremo gli italiani dalla nostra parte», disse. «È giusto», ribatté Churchill. «Noi li abbiamo avuti l’altra volta». Il 1939 fu poi l’anno dei grandi trionfi di diplomazia estera di von Ribbentrop. Il Patto d’Acciaio venne firmato con l’Italia fascista, ma con Galeazzo Ciano il ministro del Reich aveva pessimi rapporti. La firma con il suo omologo sovietico, Vjačeslav Molotov sul patto di non-aggressione dell’agosto 1939 fu il suo più grande successo diplomatico. Il primo settembre 1939 la guerra di cui già Churchill e von Ribbentrop discutevano si materializzò.

Conquistata metà Polonia e tutta l’Europa occidentale ad eccezione della Gran Bretagna, Hitler decise di attaccare il gigante sovietico nell’estate 1941.In un documento mandato a Ciano, von Ribbentrop scrisse che l’URSS di Stalin sarebbe scomparsa in otto settimane. Nei Diari, Ciano definì von Ribbentrop «vanitoso, frivolo, loquace». E anche miope in termini di strategia, vista la sconfitta tedesca proprio a partire dal fronte orientale. L’impantanamento tedesco in Russia coincise con la fine della stagione diplomatica di von Ribbentrop. Nelle sue Memorie dal Terzo Reich, Albert Speer, ministro degli Armamenti (1942-1945) raccontò che in occasione dei cinquant’anni del collega di governo, il cerchio hitleriano voleva fargli un regalo speciale.

Si trattava di uno scrigno con pietre incastonate dove mettere una copia di tutti gli accordi che da ministro von Ribbentrop aveva firmato. Accordi poi tutti infranti dalla Germania. Al termine della guerra, quando l’ammiraglio Karl Dönitz intavolò le discussioni per la formazione di un nuovo governo dopo la morte di Hitler, von Ribbentrop scomparve. Il posto di ministro degli Esteri venne occupato per tre giorni da Arthur Seyss-Inquart – già cancelliere d’Austria per tre giorni e Reichskommissar nei Paesi Bassi (1940-1945). Riacciuffato dai Brits, a Norimberga venne ritenuto colpevole di tutti i capi di accusa imputati: crimini di guerra, crimini contro l’umanità, aggressione, cospirazione contro la pace. Si dice che Stalin gli abbia offerto la salvezza se l’ex ministro avesse negato l’esistenza della clausola segreta del patto con Molotov per cui l’URSS invadeva i baltici e la Finlandia.

Sarebbero stati gli estoni, decenni dopo, a rivelare l’esistenza del protocollo segreto. Un imbarazzato Mikhail Gorbaciov ammise l’esistenza della clausola negata dal PCUS per mezzo secolo. Joachim von Ribbentrop fu il primo a salire sul patibolo di Norimberga il 16 ottobre 1946, settantacinque anni fa. Avrebbe dovuto essere il secondo, ma il primo in lista, Hermann Göring – che lo aveva definito un “pazzo criminale” – si era ucciso la notte prima con del cianuro. Göring odiava Speer, von Ribbentrop, Joseph Goebbels e Martin Borman. Dal canto suo, von Ribbentrop odiava tutti e tutti lo odiavano. Dopo l’esecuzione dei compagni, fu trasportato a Dachau e bruciato in uno dei forni crematori dai cui camini passarono prima di lui milioni di innocenti anche per effetti delle sue politiche.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su AlterThink)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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