Tomáš G. Masaryk e l’indipendenza di una nazione

Tomáš G. Masaryk è stato uno degli statisti più importanti della prima metà del XX secolo. La sua è una storia di elevazione sociale e intellettuale notevole. Da un piccolo paese dell’Impero Austroungarico, al Castello di Praga, come padre e fondatore della Prima Repubblica Cecoslovacca. Non c’è villaggio, strada o piazza in Repubblica Ceca che non abbia il suo nome oggi. Accademico e filosofo, fece dell’umanesimo e della tolleranza, del rispetto delle libertà fondamentali e dell’autodeterminazione dei popoli, filosofia e condotta personale. Masaryk, uno dei massimi intellettuali del suo tempo, non aveva dimenticato le sue radici popolari. Spesso si era schierato dalla parte degli oppressi, delle minoranze, dei poveri. Era nato due anni dopo i moti del 1848, quando le terre ceche si ribellarono al centralismo di Vienna per ottenere maggiore autonomia. Occorreva attendere ancora sette decenni perché questo avvenisse.

Figlio di un cocchiere e una cuoca, il giovane Masaryk non poteva andare a scuola, ma amava leggere. Riuscì ad entrare in una scuola di Brno con una borsa di studio. Eccelleva nelle disciplinq religiosa; tedesco e greco. Poi andò a Vienna e s’iscrisse alla facoltà di filosofia. Apprezzava Platone e Edmund Husserl. Nel 1876 consegnò la sua dissertazione di dottorato in tedesco e lo stesso anno conobbe in una pensione a Lipsia frequentata da viandanti americani Charlotte Garrigue, giovane studente di musica appassionata di Richard Wagner. Qui Charlotte dava lezioni di inglese alla figlia handicappata dell’ospite, Augusta Göring – non parente di Hermann Göring. Alla spa di Elgersburg Masaryk le inviò una lettera con la proposta di matrimonio. I due si sposarono a Brooklyn nel 1878; Garrigue Senior aiutò finanziariamente la coppia. Che dagli Stati Uniti, tornò nelle terre ceche.

Professore a Praga, all’università Masaryk non solo parlava di educazione sessuale e prostituzione, ma esponeva le sue tesi autonomiste rispetto a Vienna. Amava stare tra intellettuali e studenti. Criticava e denunciava le falle del sistema asburgico, nonché l’occupazione della Bosnia-Erzegovina. Negli anni Ottanta, ancora scanditi dai movimenti romantici del 1848, Masaryk prese posizioni forti e controcorrenti – difese Leopold Hilsner, l’Alfred Dreyfus boemo, accusato ingiustamente di omicidio. Scriveva di autonomia ceca, criticando la gestione della minoranza slovacca nell’impero. Eletto a Vienna nel 1891, lasciò il Parlamento due anni dopo e nel 1900 fondò un piccolo partito con obiettivi indipendentisti. Tornò in Parlamento sette anni più tardi. Strinse amicizia con Karel Čapek – i due morirono nello stesso anno – e nel 1915 iniziò a fare dei piani per la federazione cecoslovacca, promuovendo le sue istanze anche all’estero.

Impressionato dalle idee di Masaryk, Woodrow Wilson appoggiò i progetti dell’intellettuale, utili anche all’indebolimento della monarchia danubiana. Masaryk favoriva lo Stato unitario. Voleva una democrazia all’interno di un sistema di democrazie. Conosceva la differenza tra nazionalismo e patriottismo e venne considerato l’anti-Lenin dell’Europa centrale, per via del metodo modo pacifico con cui ottenne in seguito l’indipendenza della Cecoslovacchia. Laddove i bolscevichi presero il potere in Russia con forza, odio e violenza, Masaryk mostrò al mondo che sono la pace, gli accordi, i compromessi e la tolleranza che conducono verso uno Stato più giusto e ad una cittadinanza libera e matura. Masaryk conosceva i rischi e le debolezze di una nuova nazione. Esigeva dunque che i concittadini rafforzassero dal basso le istituzioni del paese. Questo lo rese un nemico e un bersaglio naturale per i nazisti prima e i comunisti poi.

Una volta disse pure che l’anima del paese doveva riflettere più Gesù Cristo rispetto a Giulio Cesare. Il che fu rivoluzionario nel ventennio tra le due guerre – quando era la violenza a dettare i ritmi della politica. Masaryk si espresse kantianamente per un Illuminismo individualista. Voleva impiantare questo sentimento nella futura nazione cecoslovacca. Si rivelò moderno per il suo tempo: statista, accademico, filosofo e letterato, era anzitutto un umanista. Il suo concetto di “rivoluzione dei cuori e delle menti” venne rispolverato poi dal Václav Havel per svegliare le coscienze collettive nella società. Masaryk ispirò l’ultimo presidente della Cecoslovacchia anche nel paradosso della cosiddetta “politica non politica”. Secondo Rob McRae (Resistance and Revolution), Masaryk riteneva che uno dei problemi della sua epoca fosse che la cultura politica europea non era fondata su uno spirito comune di umanesimo o su una morale.

La sua concezione di umanesimo era impregnata di Immanuel Kant (Zum ewigen Frieden) e John Stuart Mill (On Liberty, ma soprattutto The Subjection of Women). Basata sul riconoscimento dei diritti e della dignità degli esseri umani; sulla tolleranza e sulla diversità dei talenti. Masaryk si espresse per la diffusione della conoscenza, della cultura, della difesa delle minoranze – noti i saggi tra 1899 e 1900 che condannavano l’antisemitismo. Masaryk conosceva le divisioni tra cechi e slovacchi, ma aveva guardato agli Stati Uniti come crogiolo di etnie anche nel tentativo di federalizzazione in una nuova repubblica. Anche suo figlio Jan Masaryk si sarebbe cimentato con i legami atlantici tra Praga e Washington. Nel settembre 1918 Masaryk disse che il nuovo Stato cecoslovacco dava agli ebrei pari diritti. Su The New York Times scrisse che rispettava il Sionismo come movimento non sciovinista che rappresentava la rinascita degli ebrei.

Dopo gli accordi di Pittsburgh, per la prima volta nella Storia cechi e slovacchi godevano di uno Stato tutto loro. Masaryk era diventato il padre della nazione – sponsorizzata da Wilson a spese dell’impero asburgico. La Repubblica cecoslovacca divenne indipendente alle 9:45 di lunedì 28 ottobre 1918 in Piazza San Venceslao a Praga. Nel dicembre dello stesso anno Masaryk si stabilì nella capitale. Tutti volevano incontrarlo, ma alcuni lo criticarono per le sue preferenze ceche a scapito delle minoranze ungheresi, polacche, tedesche e rutene. I cechi erano appena la metà del paese: Masaryk doveva fare dei compromessi. Studiò anche il modello federalista elvetico, ma poi centralizzò il potere a Praga in una sorta di oligarchia liberale vis-à-vis il mosaico di minoranze nel paese. La modernizzazione di Praga coincise con l’avvento di Masaryk al Castello. L’urbanizzazione, ricorda Peter Demetz (Prague in Black and Gold), fu incisiva alla fine degli anni Ottanta.

Allora, il governo volle realizzare un piano di sanitizzazione della Città Vecchia. Qualcosa di simile lo fece anche Masaryk dal 1918 in poi. Jan Neruda aveva descritto il quartiere ebraico come il paradiso del crimine, degli sfruttatori e della prostituzione. Furono gli anni di Masaryk che fecero di Praga un luogo nuovamente mistico e attraente. Negli anni Venti il presidente raggiunse anche un accordo di mutua difesa con la Francia – si sa la posizione che Parigi assunse nei confronti di Praga, meno di vent’anni dopo. La salute di Masaryk divenne una metafora della salute della Cecoslovacchia. I Sudeti furono particolarmente toccati dalla depressione del 1929 e il presidente fu accusato di ignorare le loro istanze. Il Partito dei Sudeti di Konrad Heinlein lo criticò parecchio e iniziò a demolire la fragile architettura del giovane Stato cecoslovacco. L’anziano Masaryk venne rieletto nel 1934, per assenza di candidati credibili.

Nel dicembre 1935 lasciò la presidenza ad Edvard Beneš, amico e allievo. Tomáš G. Masaryk (la “G” sta per Garrigue: il presidente adottò il cognome della consorte per ribadire l’importanza delle istanze femministe e della condizione della donna) morì poco meno di due anni dopo, nel settembre 1937. Aveva ottantasette anni. Migliaia giunsero da tutta la repubblica a Praga per l’ultimo saluto al presidente che li aveva resi liberi. Heinlein disse all’ultimo momento che era ammalato e non andò ai funerali – venne rappresentato dal vice Karl Hermann Frank. La scomparsa di Masaryk agevolò l’assorbimento dei territori dei Sudeti da parte di Berlino – esattamente un anno dopo, con la cessione delle terre alla Germania a Monaco – e la distruzione dello Stato liberale. Per sua fortuna, non vide il dismembramento del 1938-9. Non lo avrebbe accettato, dopo mezza vita spesa per la causa indipendentista.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su Progetto Repubblica Ceca)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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