Villa Primaverii e la megalomania dei Ceaușescu

Più di cento stanze, oltre quattromila metri quadri di proprietà e milioni di tessere di mosaico. Questi numeri danno la cifra della megalomania di Nicolae Ceaușescu, dittatore della Romania per oltre vent’anni (1965-1989) e della consorte Elena Petrescu. Villa Primaverii è situata a Nord di Bucarest, nel quartiere dell’Aviatorilor, in fondo all’omonimo boulevard; la penultima prima dell’ambasciata del Kuwait. Protetta da cinta murarie, è visitabile previa prenotazione. Durante l’anno, molti turisti vanno a visitare la lussuosa dimora in cui la diarchia rumena viveva al netto di un popolo che faceva la fila per il pane. Su decreto di Ion Iliescu (che ai Ceaușescu fu vicino fino al 1971), i due vennero fucilati dopo una fuga dalla capitale nel dicembre 1989. La megalomania dei Ceaușescu fu un elemento caratteristico del regime ed è ben riflessa nella villa.

Il leader si era dato al culto della personalità e ad eccessi in ogni senso – tanto è vero che una volta Salvador Dalí gli mandò un telegramma di congratulazioni. Per sovvenzionare i progetti fastosi a Bucarest (il più noto è la Casa Poporului, sede del Parlamento), Nicolae e il regime contrassero parecchi debiti con i paesi e le istituzioni occidentali. Spina nel fianco dell’Unione Sovietica per via del suo narcisismo e protagonismo sulla scena internazionale, considerato un leader pragmatico e pomposo dall’Occidente, nella Guerra Fredda Ceaușescu si è mosso scaltramente a cavallo tra il primo e il secondo mondo. Trasformò la Romania in un feudo personale animato dalla cultura del proletariato (Proletkult). Fece di villa Primaverii il suo tempio. Un opulento tabernacolo del kitsch. La villa venne costruita negli anni Sessanta. Ampliamenti vennero fatti dal 1970 al 1972; design degli architetti Aron Grimberg-Solari, Roberto Woll e Agrippa Popescu.

Sotto il portico si varca l’ingresso costeggiato da palme in vaso. Di fronte, tre arcate con vetri traslucidi che conducono all’ingresso. Il tour della villa inizia sulla sinistra, la prima stanza che di visita è l’ufficio di Nicolae. Pareti in legno scuro intarsiato, un tappeto dello Scià Mohammad Reza Pahlavi e un set di piatti in porcellana dono di Elisabetta II nel 1978. Tavolo in legno, mappamondo, piccola libreria. È in questa stanza che Nicolae prese la decisione di non partecipare con gli altri membri del Patto di Varsavia alla repressione della primavera di Praga nel 1968. Ed è qui che incontrava il consigliere Ion Mihai Pacepa, prima che questi accettasse l’asilo politico offerto dal presidente statunitense Jimmy Carter. Molti beni scomparvero nella grande razzia popolare del 1989. Caduto il regime, una folla rabbiosa entrò nella villa e saccheggiò le cantine.

Delle centinaia di bottiglie dei Ceaușescu, oggi ne rimane solo una. I gioielli di Elena nella cassaforte al primo piano sono scomparsi da allora, così come tutti i telefoni e i televisori. La stanza a fianco all’ufficio di Nicolae era una stanza di relax. Cambiano gli intonaci, in seta, piuttosto che in legno. Legno che varia da camera a camera: talvolta è romeno (quercia, sicomoro, ciliegio, noce), talvolta importato dall’estero, come il pero africano, il ciliegio canadese, ma anche il mogano e il palissandro. In questa stanza, il Conducător riceveva gli ospiti di tutto il mondo. La scacchiera elettronica esposta è un regalo di Mikhail Gorbaciov. Il leader sovietico lo avvertì circa la necessità di avviare sia perestroika che glasnost in Romania. Tuttavia, il Nicolae non capì che il Muro di Berlino si sarebbe sbriciolato di lì a poco.

Ad un incontro della SED a Berlino Est, di fronte Erich Honecker, Gorbaciov l’aveva detta chiara. La Storia punisce chi arriva in ritardo. Assieme a Honecker, Ceaușescu fu uno dei più strenui nemici del segretario del PCUS. Il capo della DDR insignì Ceaușescu dell’Ordine di Karl Marx nel 1988 per aver rifiutato le riforme proposte dal boss del Cremlino. Quando il romeno e il sovietico s’incontrarono, Gorbaciov ricordò a Ceaușescu di pagare i debiti contratti con gli istituti internazionali, cosa che Ceaușescu fece progressivamente, tanto che poi la Romania entrò nell’Unione Europea senza grossi debiti. La modalità con cui però questi vennero onorati furono strazianti per il popolo romeno. Tutto quello che veniva prodotto andava esportato per poi devolvere il ricavato ai creditori. Questo sistema andò avanti dal 1982 al 1989. Allora la gente non aveva cibo: uova, carne e pane scarseggiavano, così come il riscaldamento nelle case.

Nella stanza del tempo libero, ci sono anche oggetti in avorio, derivanti dalle zanne di elefante e omaggio del dittatore dello Zaire Mobuto Sese Seko. È curioso che i saccheggiatori non le presero: dopo il grande furto in seguito al crollo del regime, i militari dovettero presidiare casa Ceaușescu per tre mesi. La prossima stanza è quella del figlio Valentin Ceaușescu, che ha studiato fisica nucleare ed è l’unico dei tre figli ancora vivo. Oggi abita nei pressi di Bucarest, ma nel 1989 andò in prigione per evitare i linciaggi della folla collerica, che trascinò nella polvere i Ceaușescu. Il tiranno romeno era la pecora nera del blocco orientale: disprezzato anche dai colleghi comunisti, il suo culto della personalità infastidiva gli alleati. L’appartamento di Valentin è in linea con quello degli altri fratelli al primo piano: una sala d’accoglienza, una stanza da letto e un bagno.

Uscendo dall’appartamentino, si giunge all’ingresso. Lampadari al soffitto in cristalli di Murano e Boemia. Il tutto è foderato in seta. Il pianoforte all’entrata è un regalo di Charles De Gaulle. La cui Francia era ed è ancora oggi il migliore amico della Romania in Europa. Proprio alla rotonda dell’Aviatorilor che porta a villa Primaverii, c’è una statua del generale, vicina all’Arcul di Triumf. All’ingresso di tempio Ceaușescu c’è anche una fontana veneziana. Procedendo, si vedono arazzi fatti a mano, ma anche dipinti di Octav Băncilă, Camil Ressu, Rudolf Cumpăna, Dumitru Ghiață, George Baron Lowendal. Si potrebbe ipotizzare che i Ceaușescu fossero sempre in festa e che organizzassero ricevimenti continui: non era così. Il personale di servizio lavorava alla villa dalle 8 alle 16. Poi i Ceaușescu restavano soli. E si facevano passare il cibo in casa tramite un sistema di ascensori.

Il leader non era un gran bevitore e mangiava parcamente, anche per via del diabete. Sulle scale per accedere al primo piano, due vasi coreani del XV secolo: un regalo di Kim Il Sung. Le stanze degli altri due figli ricalcano lo stile di quella di Valentin. Nei desideri della madre, Nicu Ceaușescu avrebbe dovuto succedere al padre come presidente della Romania, ma il Partito Comunista Romeno si oppose. Dopo il caso Pacepa, il Conducător diede incarichi di governo a parenti e amici per evitare tradimenti. Nicu venne pugnalato durante la rivoluzione del 1989; morì nel 1996. Disinteressato alla politica, come la figlia Zoia Ceaușescu, matematica, è sepolto nel cimitero di Ghencea, a Nord di Bucarest, vicino ai genitori. Il bagno di Zoia ha mattonelle rosa e pareti in ciliegio: un arredamento voluto dalla madre Elena si credeva la Maria Antonietta di Romania.

Dopo una visita a Versailles, i coniugi Ceaușescu vollero imitare Luigi XIV e importare lo stile del reale francese in Romania. Ci riuscirono: villa Primaverii ricalca lo spirito di un sovrano assoluto, megalomane ed egocentrico. Progressivamente, Ceaușescu accumulò carica su carica, fino ad auto-eleggersi presidente a vita. Un re a cui le nuove generazioni dovevano guardare con ammirazione. Per avere il massimo risalto, in canzoni, poesie ed articoli, solo i nomi dei Ceaușescu potevano essere citati. Villa Primaverii è la conferma della megalomania del “Genio dei Carpazi”, come Nicolae si definì. Attraversando le stanze, variazioni dello stesso tema con poltroncine, mosaici, fontane, rivestimenti in seta ed oro qua e là, si giunge ad un piccolo corridoio. Sulla sinistra, la stanza dei Ceaușescu, con letto matrimoniale, toilette e specchi. Dall’altro lato del corridoio, la sala da bagno che rese ancora più grottesco il regime dopo il 1989.

Sui giornali di tutto il mondo, oltre ai miliardi in Svizzera e alle quattro decine di castelli sparsi per la Romania, comparve anche il bagno d’oro dei Ceaușescu. E in effetti, sempre per ricalcare Versailles, le pareti della stanza sono in oro. Al centro, un tavolino, una chaise long sulla sinistra e la doccia imperiale. La luce che entra dal corridoio fa scintillare ancora di più l’oro delle pareti e quello sui pomelli dei rubinetti. Il bagno d’oro dei Ceaușescu fece infuriare i romeni, che se lo ricordano ancora oggi. Meno noto è il giardino d’inverno che segue. Una serra in casa, con piante pregiate e pareti in marmo indiano, il più costoso al mondo. Scendendo le scale, si giunge alla sezione spa. Sauna, doccia scozzese, stanza del parrucchiere, del barbiere e della fisioterapia. Il tutto accompagnato dai mosaici disegnati da Olga Porumbaru e Florin Pârvulescu.

Questo elemento trova la sua massima espressione nel salone della piscina. Tre dei quattro lati della stanza sono occupati da oltre un milione di tessere, che riprendono le quattro stagioni, i segni dello zodiaco e tematiche astronomiche, Venere e il Sole, arcobaleni e pavoni, ninfe e pesci. A bordo vasca, un macchinario per creare onde artificiali che allietavano le nuotate dei Ceaușescu. La terrazza aperta al quarto lato del salone è fatta su modello di quella di Fidel Castro a Cuba – il dittatore centroamericano incontrò Nicolae nel 1972. Gli ultimi spazi di villa Primaverii sono il rifugio antiatomico e la cantina del vino. Tuttavia, il giro turistico non prevede la visita di questi locali, dove in passato alcuni turisti hanno avuto crisi di epilessia. Non esattamente il tipo di crisi che molti romeni provarono al crollo violento del sultanato comunista nel 1989.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su AlterThink)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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