Imprevisti, colpi di scena e risentimenti personali

Le inaugurazioni dei presidenti americani del passato non sono state meno controverse di quella che si terrà domani. Colpi di scena, imprevisti e risentimenti personali hanno caratterizzato il primo giorno del mandato di molti futuri inquilini della Casa Bianca. Il clima politico non era infiammato come oggi, ma già all’alba della repubblica il giorno del giuramento di George Washington slittò da marzo ad aprile 1789. Il rigido inverno impedì ai parlamentari di recarsi all’inaugurazione, che allora si teneva a New York. Fu dunque con ritardo che Washington – nel discorso d’inaugurazione più breve di tutti, 135 parole – giurò di proteggere e difendere la Costituzione nella Federal Hall di Manhattan. Anni dopo, la cerimonia d’insediamento di Thomas Jefferson si svolse invece nella capitale; assente John Adams, il secondo presidente USA, ancora gonfio di livore dopo essere stato sconfitto proprio da Jefferson nel processo di selezione per la nomination repubblicana.

Quanto al primo preside populista e fondatore del Partito Democratico, Andrew Jackson, questi volle che anche i cittadini potessero prendere parte alla cerimonia: alcuni – ubriachi – riuscirono ad entrare addirittura nella Casa Bianca, provocando migliaia di dollari di danni. Il presidente emerito John Quincy Adams non partecipò all’inaugurazione del torvo Jackson, così come Andrew Johnson – poi primo presidente sotto procedura di impeachment e uno dei quattro presidenti a non aver tenuto un discorso d’inaugurazione – non partecipò a quella di Ulysses Grant. Nel marzo 1861 invece fu la volta di Abraham Lincoln, che prima di arrivare in capitale scongiurò un tentato assassinio. Nel 1909, un freddissimo inverno obbligò William Howard Taft a giurare dentro al Campidoglio. Nel 1933, il padre del New Deal, Franklin Delano Roosevelt sconvolse tutti con la celebre frase: «L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa». FDR venne eletto per quattro volte, ma il quarto discorso d’insediamento lo tenne alla Casa Bianca.

Dopo l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, il vicepresidente texano Lyndon B. Johnson giurò in tutta emergenza lo stesso 22 novembre 1963 a bordo dell’Air Force One; presente anche Jacqueline Kennedy, che indossava ancora il vestito macchiato del sangue del marito. Johnson morì il 22 gennaio 1973, due giorni dopo il secondo insediamento di Richard Nixon, qualche settimana dopo la morte del presidente Harry Truman. Dopo che Nixon si dimise prima della messa in stato di accusa per lo scandalo Watergate, nell’agosto 1974 il presidente Gerald Ford – vicepresidente dopo le dimissioni di Spiro Agnew – divenne dunque il primo presidente “non eletto dal popolo” e pronunciò le famose parole: «Il nostro incubo nazionale è finito». Ford venne poi sconfitto alle elezioni del 1976 da Jimmy Carter, l’ultimo presidente a giurare in gennaio sul retro di Capitol Hill.

Nel 1980 Carter perse la partita contro Ronald Reagan: assieme ai presidenti repubblicani George H. W. Bush e Donald Trump restò alla Casa Bianca per soli quattro anni. Dopo un’inedita arringa anti-Stato nel discorso d’insediamento, appena entrò nello Studio Ovale nel 1981, Reagan fece togliere di proposito i pannelli solari che il suo predecessore aveva fatto installare sui tetti di 1600 Pennsylvania Avenue. Barack Obama ha attirato la cifra record di due milioni di persone nel giorno dell’inaugurazione e fu anche il primo a giurare sulla Bibbia (chiusa) di Lincoln. Giurò dunque pure su quella di Martin Luther King, durante l’inaugurazione del 2013.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su Corriere del Ticino)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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