Terrore: l’arrivo di Reinhard Heydrich in Boemia e Moravia

Reinhard Heydrich

Reinhard Heydrich era ben conosciuto e stimato ai vertici del Terzo Reich quando il 27 settembre del 1941 arrivò a Praga per sostituire Konstantin von Neurath al vertice del Protettorato di Boemia e Moravia. In passato, uno dei suoi primi incarichi era stato quello di occuparsi della liquidazione delle SA di Ernst Röhm nella Notte dei lunghi coltelli. Compito dopo compito, successo dopo successo, Heydrich divenne presto uno degli uomini più potenti del Terzo Reich. Considerato uno dei più efficienti, efferati, sinistri esecutori del regime – si sarebbe poi conquistato il titolo di Bestia Bionda – era ambizioso e freddo, coraggioso e arrogante. Il nazista ideale, lo stereotipo dell’ariano, padre di famiglia, alto, incarnazione della “razza pura” e con un velo di misticismo tipico delle SS.

A detta di molti, possibile successore di Adolf Hitler. Il suo arrivo nelle terre invase nel marzo 1939 era dovuto al fatto che il barone von Neurath – ex Ministro degli Esteri prima di Joachim von Ribbentrop ed ex ambasciatore a Londra – era troppo soft rispetto alla politica antiebraica e nella presa sulla regione. Amante di sport e musica, Heydrich si dava arie di uno che la sapeva più di tutti. Un lusso che si conquistò grazie ad una complessa ragnatela di alleanze e ricatti che costruì nell’alta burocrazia del Reich, partendo dalla sua vicinanza a Heinrich Himmler, capo della SS. In un intervento radiofonico, il Nobel Thomas Mann lo definì “lo scagnozzo di Hitler”, ma per quanto Heydrich servisse il Vangelo del Führer, intendeva presto o tardi comandare secondo i codici criminali del medesimo.

Aveva servito sotto l’ammiraglio Erich Raeder negli anni Venti; poi passò alla marina, sezione intelligence: disprezzava la democrazia della Repubblica di Weimar. Quando arrivò nell’odierna Repubblica Ceca, trasformò il paese in un laboratorio di occupazione e sterminio. Il terrore divenne la politica ufficiale del regime ad personam. Originario di una famiglia cattolica, il padre Bruno Heydrich – ammiratore dell’antisemita Richard Wagner – era un self-made man, ma su di lui pendeva la voce di una presunta discendenza ebraica. Cresciuto, Reinhard avrebbe minacciato azioni legali nei confronti di giornalisti esteri che suggerivano una sua discendenza giudaica. Nel dicembre 1930 incontrò a Kiel Lina von Osten – fu lei che lo introdusse al Nazionalsocialismo – poi sposata dopo quattro appuntamenti.

Membro del NSDAP nel giugno 1931, venne espulso dalla marina militare per diventare ad Amburgo una di quelle SA che poi avrebbe spazzato via. Quando divenne SS affinò al tal punto la sua dedizione e disciplina che il corottissimo numero due del Reich, Hermann Göring, gli affidò il progetto della Soluzione finale. D’altronde, la Cecoslovacchia del tempo – divisa in Protettorato ceco e feudo slovacco di Jozef Tiso – era una regione parecchio popolata da cittadini di religione ebraica. La politica antisemita che Heydrich incrementò nel Protettorato passò da un fervente odio per gli ebrei ad un fervente istinto omicida. Credeva che il Reich di Hitler sarebbe dovuto durare mille anni e per questo era imperativo eliminare gli indesiderati.

Il suo ruolo di Reichsprotektor di Boemia e Moravia era binario: governo e stermino. Amministrazione e purificazione. Hitler stesso nutriva un profondo disprezzo nei confronti dei popoli slavi, ma per quanto disprezzasse i cechi – inferiori rispetto ai tedeschi, ma pur sempre superiori rispetto agli ebrei – aveva ammirazione per l’industria cecoslovacca. Questa doveva essere affidata ad un uomo di fiducia: per Heydrich fu un sogno che si trasformò in realtà. Non solo avrebbe sfruttato al massimo il tessuto economico del paese mutilato a Monaco nel 1938 per rifornire la macchina da guerra nazista, ma avrebbe cercato di germanizzare lo Stato-costola del Reich. Già in precedenza la propaganda nazista dipingeva sulle carte geografiche una Cecoslovacchia sproporzionata, per mostrare l’inclinazione di questa ad attaccare la Germania.

Era una menzogna; una delle tante bugie che aiutarono uomini come Heydrich ad arrivare in posizioni cruciali dello Stato nazista. La leadership del Protettorato segnò il vertice della carriera della Bestia Bionda. La nuova Europa hitleriana doveva essere esportata anche e soprattutto negli stati annessi alla Germania. Quando arrivò a Praga, Heydrich fece capire immediatamente che la musica era cambiata rispetto a von Neurath: obbligò fin da subito i cechi e la burocrazia dello Stato a prestare giuramento al regime. Il suo regno di terrore durò da fine settembre 1941 a fine maggio 1942. Otto mesi che molta letteratura ceca ricorda con più enfasi rispetto agli otto lustri di Comunismo. Nel complesso, Heydrich fece arrestare circa cinquemila partigiani antinazisti.

Era diventato quasi paranoico circa possibili complotti, ma d’altra parte era talmente sicuro di incutere così tanto timore, da andare in giro quasi senza scorta – l’Operazione Anthropoid fu possibile anche per questo. Martin Borman, soprannominato “Eminenza Marrone” del regime nazista, uno dei più pericolosi burocrati alla corte di Hitler, volveva rompere il legame Himmler-Heydrich. Incoraggiò quindi le ambizioni del secondo nella sua smania di autonomia ceca. Fu lui a convincere Hitler a nominare Heydrich Reichsprotektor – il tutto per indebolire il capo delle SS. Al momento dell’invasione del marzo 1939 il combinato tra la secessione del governo slovacco e l’entrata a Praga della Wermacht lasciò i cechi stupefatti.

Una sorta di adattamento indigesto ci fu all’epoca di von Neurath, ma fu il gelido terrore ad attraversare quelle terre quando la Bestia Bionda entrò in azione nel settembre 1941. Heydrich iniziò un programma di rieducazione locale e si auto-investì patrono della cultura ceca. Pur disprezzando l’inferiorità creata ad arte dalla propaganda nazista sull’etnia ceca, Heydrich aveva un forte interesse per la regione. D’altra parte, le terre occidentali della Cecoslovacchia erano da sempre ambite dai tedeschi, sin dai tempi della “cordiale rivalità” con l’Impero Austroungarico. Nel 1848 Praga aveva una maggioranza di lingua tedesca; nel 1880 era il quattordici per cento della popolazione. Trent’anni dopo il sei circa.

Dal 1913 al 1929 l’economia ceca esplose: più cinquantadue per cento del PIL. Nel 1938 la Cecoslovacchia era al decimo posto nella produzione industriale mondiale. Questi dati a ricordare la “fame” di Cecoslovacchia dei nazisti. Heydrich e Himmler sognavano di trasformarlo in uno stato dominato dalle SS. Ci riuscirono per un breve periodo e con il terrore totale su una regione abbandonata dagli alleati a Londra e Parigi già in occasione del diktat nazista del 1938. Quando arrivò in Boemia, assieme ai suoi scagnozzi Heydrich si recò nel cuore culturale della Repubblica mutilata. Il presidente di Stato Emil Hácha, anziano e malato, aprì alla Cattedrale di San Vito le porte del tesoro boemo al burocrate nazista.

Di fronte allo scettro dei re, al mantello, alla spada e alla corona d’oro di San Venceslao – commissionati da Carlo IV nel XIV secolo e simbolo di indipendenza della regione – Heydrich mostrò quasi pietà per il vecchio al vertice di uno Stato fantoccio. Era il 19 novembre 1941 quando Hácha consegnò le chiavi del tabernacolo della Storia ceca a Reinhard Heydrich. Che curiosamente, restituì tre delle quattro chiavi all’anziano giurista. Gli disse che questo era un gesto di fiducia, ma era ben chiaro a tutti i presenti in sala e che i cechi dovevano essere sottomessi e i tedeschi comandare all’insegna del puro terrore.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su AlterThink)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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