L’Europa di oggi e l’antisemitismo che non passa

In un libro-intervista di quasi trent’anni fa a cura di Lucio Caracciolo, Ernesto Galli della Loggia spiegava le origini dell’antisemitismo moderno; quello che sopravvive ancora oggi ed è alla base del “pensiero” di molti odiatori. «L’antisemitismo è un aspetto del rifiuto della modernità propugnato dalla destra più estrema. Nella figura dell’ebreo essa concentrava tutto il peggio del mondo moderno […] Ma […] pure Karl Marx considerava l’ebraismo come l’apice simbolico della modernità capitalistica».

L’antisemitismo moderno nacque tra la Germania e la Francia nel diciannovesimo secolo: è proprio nel Secondo Impero – poi Terza Repubblica – francese dove si registrò il più alto tasso di antisemitismo in Europa verso metà-fine Ottocento, quando l’odio antisemita diventò ideologia di massa. Il caso attorno a Alfred Dreyfus di qualche anno più tardi – e recentemente portato al cinema in “J’accuse” di Roman Polańskifu il più noto caso di odio antiebraico.

Per contro, più di un secolo dopo, nell’Europa di oggi l’ascesa dell’antisemitismo è allarmante: è di settimana scorsa la notizia della profanazione del cimitero ebraico di Westhoffen, paesino alsaziano di poco più di mille anime, dove oltre cento lapidi sono state profanate dalla croce uncinata; è di un mese fa l’attentato alla sinagoga di Halle; è di poco più di una dozzina di giorni fa la scoperta di un network nazista e antisemita in Italia. E che dire a proposito di Liliana Segre costretta da un mese, a novant’anni, a vivere sotto scorta, visti i messaggi di odio sui social media nei suoi confronti? O del professore di Siena che elogia pubblicamente il Führer in chiave antisemita? O, ancora, degli incidenti del Partito Laburista inglese, mai categorico nel denunciare e condannare gli episodi antisemiti al suo interno?

Camminando lentamente, con gli occhi bassi, settimana scorsa Angela Merkel si è recata ad Auschwitz, caricando sulla collettività del popolo tedesco – ma anche sull’Europa tutta – i crimini della Shoah che furono compiuti tre quarti di secolo fa. Quando, si pensava, che dopo gli orrori dell’Olocausto, il male dell’antisemitismo non sarebbe più tornato. Si era ottimisti: era la fine della guerra d’altronde. Ma l’antisemitismo c’è ancora e vive in Europa e non solo; e c’è chi lo combatte – come in guerra – ogni giorno. Da anni. Sulla propria pelle.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’universo)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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