Ferruccio de Bortoli e il tentativo di riscossa civica

Ci salveremo (Garzanti 2019) non è solo il titolo dell’ultimo libro di Ferruccio de Bortoli: è anche l’auspicio dell’autore, che non se la sente di mettere un punto di domanda dopo la sua “profezia”. L’obiettivo del libro, scrive il Nostro, è quello di rianimare un senso dello stare insieme perduto, un senso di responsabilità collettivo annebbiato. L’ex direttore del Corriere della Sera è ottimista nei suoi “appunti per una riscossa civica”. «Siamo migliori di quello che sembriamo», scrive de Bortoli. «Nel descrivere il proprio paese gli italiani sono infatti più pessimisti e severi di quanto non lo siano gli stranieri». L’autore critica quella che chiama “intransigenza sovranista” e ne rileva le contraddizioni. «L’amara realtà è che anche il governo del cambiamento, in questo in perfetta continuità con il passato, non ha voluto affrontare la grande questione dell’evasione fiscale».

38’291 persone in Italia dichiarano redditi superiori a trecentomila Euro e l’IVA è l’imposta più evasa. Il “non tasseremo gli italiani” è una certezza da riporre nel cassetto. La pressione fiscale con l’ultima legge di bilancio del governo italiano è cresciuta dal 41.9 al 42.3 per cento. Quanto all’Europa, male supremo nella retorica demagogica, de Bortoli avverte. «Non si possono sottoscrivere liberamente regole europee e poi denunciare pressioni inesistenti o far credere che i sia stata una “circonvenzione d’incapace”». Inoltre, «il sovranismo non è indipendenza», cosa che ha ricordato anche il Presidente uscente della BCE, Mario Draghi. «L’Unione Europea è la costruzione istituzionale che in molte aree ha permesso agli stati membri di essere sovrani». E anche (più) ricchi. Scrive de Bortoli: «Eravamo più solidali e rispettosi dei bisogni degli ultimi quando eravamo più poveri, malnutriti, scarsamente istruiti, ma non privi di umanità».

In compenso, alle volte sembra che ci si sia abituati sempre di più al peggio. «Il pessimo esempio paga. Ecco la differenza con il passato. Il pessimo esempio è inarrestabile. Conferisce un dividendo elevato […]. “Sono come voi, ho dei difetti”. E li esibisco senza vergognarmene […]. Un esibizionismo deteriore. Un misto di volgarità e ignoranza. La sobrietà non è più un valore, è una debolezza identitaria.» Lancia allarmi de Bortoli. «Lo Stato non è un protettore compassionevole di ognuno di noi». Tuttavia, «la concorrenza non è un male endemico, è il motore di un’economia moderna. Purtroppo, è estranea alla cultura di base del paese». Un paese, «che spende per finanziare il passato più di quanto investa nel futuro ha davanti a sé un destino segnato». Le due manovre di bandiera del governo in carica non si curano di stimolare una crescita soddisfacente e in linea con gli altri paesi europei.

Reddito di Cittadinanza e Quota 100 sono difatti due misure finalizzate al consolidamento del consenso delle sacche di popolazione che alimentano l’elettorato di chi governa. Da una parte si cerca di aiutare chi versa in condizioni d’indigenza ed è disoccupato, due fenomeni che andrebbero trattati con strumenti diversi. Dall’altra si vuol mandare in pensione anticipata determinate categorie, quando i trend demografici ci dicono che le speranze di vita si allungano). Insomma, spesa pubblica “a palla”, come dicono i giovani. I quali, quando possono, scappano da un paese che offre loro poche prospettive. Ci salveremo se riscopriremo il valore dello studio e dell’esperienza, continua de Bortoli. «Se ci libereremo dal pericoloso influsso dei falsi miti sulla scienza e sulla medicina». La scuola è un tassello importante nell’ambito di una riscossa civica.

«Il Parlamento ha meno laureati di quello appena tornato alla libertà dopo il Fascismo», nota l’autore: «l’ignoranza non andrebbe esibita, ma curata». Al contrario, oggi «l’ignoranza è esibita come prova di autenticità, di sincerità caratteriale» nel grande mare della rete e delle reti sociali. Detto tutto questo, l’autore è ottimista. Ferruccio de Bortoli ricorda che dall’ultima indagine ISTAT dell’ottobre 2018 le istituzioni no-profit in Italia erano 343’432, pari a 812’706 dipendenti. E ancora: «Ci salveremo se torneremo a investire nel nostro futuro», ma per farlo, dobbiamo portare con noi un potente antidoto contro i comodi alibi e le false verità. «Ci salveremo se non perderemo la memoria», ovvero «l’unico autentico vaccino contro il risorgere del nazionalismo».

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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