È caccia all’ultimo voto in questa campagna elettorale tesissima per le presidenziali negli Stati Uniti: Kamala Harris ha perso il momentum glorioso che le era stato accreditato in estate, mentre secondo i sondaggi Donald Trump rimonta inesorabile con il “Trump show” in mezza America a tre giorni dal voto. Secondo realclearpolling.com, che calcola una media delle quotazioni dei siti di scommesse, la probabilità di una vittoria di Trump è del 61,8 per cento. I due candidati hanno speso circa due miliardi di dollari nella campagna. In molti Stati, milioni di americani hanno già votato. La Georgia – tra l’altro al centro delle telefonate di Trump per truccare l’esito elettorale nel 2020 – ha registrato 330mila elettori in coda al primo giorno, rispetto ai 136mila nel 2020 – tra questi anche il presidente emerito centenario Jimmy Carter. Il che dà la cifra della tensione e della posta in gioco.
Scenario simile in Nord Carolina, ma non è detto che questa tendenza si mantenga in altri Stati. I risultati delle presidenziali non saranno probabilmente noti il 6 novembre mattina. Una serie di ostacoli si frappone a un risultato rapido e definitivo, giacché diversi Stati inizieranno a contare i voti ricevuti per posta solo alle 19 del 5 novembre. E il voto per posta è in aumento. Né Harris né Trump riescono a spostare moltissimi voti in questi ultimi attimi di campagna. Trump sta giocando le sue ultime carte tra i cristiani e i colletti blu, mentre Harris punta sui latinos e i repubblicani delusi. Piaccia o no, nelle ultime settimane, è Trump che ha dominato la scena. Il “Trump show” si è articolato in diversi numeri, tra cui un’improvvisazione in un comizio in Pennsylvania, in cui Trump si è perfino fatto dj.
Poi il “Trump show” è proseguito a Butler, dove in luglio il candidato aveva evitato una pallottola. Con lui c’era anche il patron di Tesla, Elon Musk, che ha versato alla campagna trumpiana 75 milioni di dollari – mentre Michael Bloomberg 42 e Bill Gates 50 milioni ad Harris. Un aiuto materiale a fronte dalla caterva di informazioni imbarazzanti rivelate nel nuovo libro di Bob Woodward, War. Secondo il giornalista del Watergate ai tempi del Covid-19, Trump avrebbe fatto avere a Vladimir Putin dei vaccini per uso personale. Ma queste rivelazioni non hanno (mai) spostato i consensi di un elettorato, che nel caso di Trump si è proprio dato al culto feticista. Stesso discorso per il memoir di Melania Trump (Melania) che parla della libertà delle donne di interrompere la gravidanza se vogliono. Questione spinosa per i repubblicani e su cui Harris spera di ottenere alcuni voti delle elettrici del GOP.
In maniera del tutto vaga, Trump ha promesso uno stop alla doppia tassazione per chi vive all’estero e tagli alle tasse per i super-ricchi. Incalzato dai giornalisti, è ritornato sugli eventi del tentato colpo di Stato al Campidoglio del 6 gennaio 2021, definendolo una «giornata d’amore». Nel “Trump show” Abraham Lincoln è colpevole per la guerra civile, così come Volodymyr Zelenskyj della guerra russa in Ucraina. Di più: Trump ha anche ammiccato al fatto che potrebbe usare le forza militare contro i suoi avversari politici, mentre John Kelly – già ministro dell’Interno di Trump – si è unito alla lunga fila di personalità che hanno governato sotto di lui e lo ritengono “unfit” per la presidenza. Eppure, rivelazione dopo rivelazione, Trump non ha perso colpi e ha sempre rilanciato. Hanno fatto il giro del mondo le foto del candidato impegnato alla friggitrice di un McDonald’s in Pennsylvania con grembiule e cravatta.
Ma, nello stile del “Trump show”, era tutto finto. Il McDonald’s era chiuso, Trump ha preparato ordini per finti clienti, ovvero supporter preavvertiti. Dopo tutto quello che ha detto sui musulmani negli anni, Trump ha fatto salire sul palco in Michigan qualche leader locale musulmano per ampliare la platea elettorale. Ma rimane ancora un’incognita sul voto dei latinoamericani – il “muro” al confine col Messico non è stato neppure menzionato in questa campagna. Non sono mancati insulti ad Harris – e all’ex sfidante Hillary Clinton – al Madison Square Garden, dove a fine mese il tycoon ha fatto un bagno di folla. Molti Trumpmaniacs tra gli speaker: il wrestler piumato Hulk Hogan, il comico Tony Hinchfliffe (che ha definito Porto Rico «un’isola di spazzatura»), l’agit-prop Tucker Carlson. Trump ha sfoderato la sua retorica apocalittica: «Gli Stati Uniti sono un paese occupato, io lo libererò», promettendo deportazioni per gli immigrati illegali.
In questo tornado di eventi che più che la politica ricordano il circo, Kamala Harris ha riaggiustato le sue strategie. Dal clima al Medioriente, ma soprattutto sull’immigrazione, la candidata dem si è infine adeguata alla “Trumpization” delle proposte. Ovvero l’affermazione dell’agenda trumpiana sulla politica statunitense: una realtà incontestabile negli ultimi anni. Parole d’ordine? Economia e immigrazione. Ed è su questo che voteranno gli americani. I dem sanno che devono trattare questioni “che piacciono alla gente”. E dunque, pescare anche nell’elettorato repubblicano. «Ho una Glock, la uso al poligono», ha rivendicato Harris. E sulle armi: «non le confischerò come dice Trump». Alternandolo a Liz Cheney, Harris si è mostrata in pubblico anche con Barack Obama. L’ex presidente ha attaccato Trump dicendo che il suo atteggiamento da bullo «non è vera forza». E ha invitato gli elettori afroamericani a esprimere la loro preferenza per Harris.
Da Anderson Cooper di CNN la dem ha confermato che Trump è un “fascista”, mentre in un’intervista a Fox News, Harris si è confrontata con Bret Baier nell’intento di mostrarsi vicina ai repubblicani delusi da Trump. Si è difesa dalle accuse di aver gestito male l’immigrazione clandestina e ha attaccato il leader repubblicano per le sue pulsioni antidemocratiche. «Ma se Trump è malefico come lo descrive, le decine di milioni di americani che lo votano cosa sono, stupidi?», ha chiesto l’intervistatore, nell’ovvio tentativo di spingere Harris a ripetere l’errore di Clinton nel 2016, quando la candidata definì gli elettori di Trump «miserabili». Harris ha evitato la trappola, ma al momento pare in svantaggio in quattro dei sette Stati in bilico. Secondo FiveThirtyEight, è avanti in Michigan (+0.7 per cento), Nevada (+0.1), Wisconsin (+0.3), mentre Trump è in testa in Arizona (+2.2), Georgia (+1.8), Nord Carolina (+1.1) e Pennsylvania (+0.4).
Incassando il supporto di Beyoncé, Bruce Springsteen, Barbra Streisand e Stevie Wonder, nonché degli attori Leonardo DiCaprio, Ben Stiller e Michael Keaton tra gli altri, martedì scorso Harris ha tenuto all’Eclipse di Washington il discorso finale della campagna, chiosando su immigrazione e aborto, definendo l’avversario un «tiranno capriccioso», «ossessionato dalla vendetta». Trump invece si è presentato a sorpresa alla guida di un camion della spazzatura in Wisconsin, con tanto di giubbotto catarifrangente: l’ultimo numero del “Trump show”? Il mondo osserva con il fiato sospeso la più antica democrazia del mondo dopo una campagna elettorale tesissima e piena di insulti, avvolta in un clima d’odio. Il repubblicano di ferro anti-trumpista Arnold Schwarzenegger ha dato il suo supporto a Harris, diffondendo un messaggio ai suoi compatrioti: «Voltiamo pagina e lasciamoci alle spalle questa robaccia». A tre giorni dal voto hanno già votato oltre sessanta milioni di americani.
Amedeo Gasparini
(Pubblicato su L’Osservatore magazine)
