Gleiwitz, la fine di un’escalation

Si può davvero pensare che la Polonia abbia provocato la grande e potente Germania da costringere quest’ultima ad invaderla, il primo settembre di ottant’anni fa? Negli anni si è detto anche questo. Varsavia avrebbe provocato il gigante nazista, costringendolo ad intervenire a seguito di gravi aggressioni. Un volgare depistaggio, confermato anche dalle parole di Joachim von Ribbentrop al giudice sovietico Roman Rudenko al processo di Norimberga. «L’attacco alla Polonia era inevitabile, in seguito all’atteggiamento delle altre potenze», spiegò l’ex ministro degli Esteri tedesco. Il 31 agosto 1939 un piccolo corpo di soldati tedeschi, travestiti da soldati polacchi, prese il controllo della stazione radio di Gleiwitz trasmettendo un messaggio antitedesco, ma con emissioni polacche. Artificiali le reazioni di sdegno del governo di Berlino che aveva già schierato al confine con la Polonia un contingente della Wermacht pronto ad invadere l’ex Ducato.

Alle 4:45 del giorno successivo iniziò l’operazione “Caso bianco” per l’invasione della Seconda Repubblica polacca. E fu l’inizio della guerra. L’invasione tedesca della Polonia – un antico desiderio, quello nazista, di riprendersi le vaste aree della Prussia orientale che il Terzo Reich bramava da anni – è la prima (e più nota) che anticipò quella sovietica. Difatti, il 17 settembre, conformemente alla clausola segreta del patto Molotov-von Ribbentrop del 23 agosto 1939 per la spartizione della Polonia, l’URSS conquistò le repubbliche baltiche e la seconda metà polacca. Se nella Grande Guerra l’Impero tedesco aveva combattuto al fianco di quello Austro-Ungarico. Dissolto il secondo e indebolito il primo – che nel frattempo era diventato una repubblica – i nazionalsocialisti optarono per il “fai da te”. Prima della guerra scatenata a partire dall’episodio di Gleiwitz, il Reich era riuscito a ricostruire un impero saccheggiando tutti i territori che via annetteva.

Deboli e fragili gli avvertimenti degli altri colleghi europei. Le condanne della Società delle Nazioni inflitte alla Germania furono talmente modeste da non preoccupare gli ariani alla ricerca del Lebensraum. Quella nazista è stata sin dall’inizio un’escalation di violenza dopo violenza, annessione dopo annessione, per corroborare il potere dei dirigenti del NSDAP. Non poteva essere una sorpresa l’attacco alla Polonia. I segnali e le premesse del disastro c’erano sin dall’inizio, con l’avvento al potere dei nazisti il 30 gennaio 1933. Il campo di concentramento di Dachau era aperto dal 22 marzo 1933. Nel luglio 1933 il ministro dell’Interno Wilhelm Frick emanò un decreto che rese obbligatorio il saluto “Heil Hitler” per i dipendenti pubblici. Il 27 febbraio il Reichstag andò in fumo per mano nazista. La colpa venne scaricata sui comunisti e il giorno dopo Paul von Hindenburg firmò un decreto che aboliva le libertà costituzionali.

Il 4 febbraio 1934 fu il turno varato il decreto “Per la protezione del popolo tedesco” che prevedeva la messa al bando delle “notizie scorrette”. Il 30 giugno si tenne la notte dei lunghi coltelli. Il 19 agosto ci fu la ratificata la fusione del ruolo di Cancelliere e di Presidente della Repubblica (von Hindenburg era morto il 2 agosto). Il 15 settembre 1935 vennero promulgate le leggi razziali. Il 7 marzo 1936 la Wermacht marciò in Renania, regione che doveva essere demilitarizzata secondo il trattato di Versailles. Nel marzo 1938, l’annessione dell’Austria. Poi fu il turno dei territori dei Sudeti e dunque della Boemia e della Moravia. Il primo settembre 1939, con l’invasione della Polonia – e lo stesso giorno l’esecutivo di Berlino varò un decreto per la “soppressione di vite indegne di essere vissute” – il puzzle era completo.

L’invasione, partita dagli attacchi aerei della Luftwaffe, non segna solo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, ma anche la fine della scellerata politica dell’Appeasment. Il Führer era unappeasable e l’invasione del 1939 dimostrò l’impotenza degli istituti preposti alla pace. L’invasione della Polonia non può che essere vista come la naturale conseguenza della politica espansionista hitleriana, ma nessuno si accorse che per anni nel vaso veniva versata goccia dopo goccia. L’episodio di Gleiwitz, il casus belli, il pretesto per completare il disegno egemonico nell’Europa orientale, fece traboccare il vaso. Era la fine di un’escalation del male: iniziò ben presto quella dell’orrore.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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