Sogno, mito e inquietudine del Simbolismo italiano

Sul retro della Villa dei Capolavori della Fondazione Magnani Rocca, nei pressi di Parma, fino al 28 giugno 2026, la mostra “Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915”, curata da Francesco Parisi e Stefano Roffi, ripercorre mistero, bellezza ed ossessione dell’eclettico movimento paneuropeo in un lavoro espositivo che si conferma la più grande esposizione mai dedicata a questa stagione dell’arte italiana. Più di 150 opere tra dipinti, sculture, incisioni e arti decorative ricostruiscono un universo culturale raffinato quanto inquieto, sviluppatosi in dialogo con la cultura francese e mitteleuropea. L’atmosfera del silenzio della villa, interrotto solo dallo strillo dei pavoni, accompagna il visitatore dentro il clima del Simbolismo, corrente che tra fine Ottocento ed inizio Novecento andò oltre la semplice rappresentazione della realtà per dare forma al mistero, al sogno e all’invisibile.

In Europa, il movimento simbolista proponeva la natura interpretata come organismo vivente, il mito come esperienza perturbante, il paesaggio come spazio dell’interiorità e la figura femminile come presenza ambigua tra grazia e pericolo. Il tour prevede opere di Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Franz von Stuck, Giulio Aristide Sartorio, Cesare Saccaggi, Leonardo Bistolfi, Adolfo Wildt e Plinio Nomellini, tra gli altri protagonisti del Simbolismo italiano ed europeo. Che rappresentò il ponte tra la tradizione romantica ottocentesca e le avanguardie novecentesche, una fase di introspezione culturale che oggi torna a parlare con sorprendente attualità. Tutta la mostra è attraversata da un senso continuo di sospensione, malinconia e ricerca spirituale. La genesi del Simbolismo italiano nasce dalla rete di relazioni intellettuali che negli anni Ottanta trasformò Roma e Milano in laboratori culturali.

Le riflessioni estetiche di Gabriele D’Annunzio, Angelo Conti, Vittore Grubicy De Dragon contribuirono a definire una nuova sensibilità artistica fondata sulla trasfigurazione del reale e sulla centralità del sentimento. Attraverso gli articoli sul Fanfulla della Domenica e sulla Tribuna, D’Annunzio anticipò molte delle poetiche simboliste che avrebbero trovato espressione nelle opere degli artisti riuniti attorno al motto “In Arte Libertas”, guidati da Nino Costa e animati poi da Sartorio. Questo gruppo rappresentò uno dei principali canali di diffusione in Italia delle idee elaborate dai preraffaelliti inglesi. La presenza a Roma di artisti come Arnold Böcklin, Edward Burne-Jones, Elihu Vedder e Max Klinger introdusse nuovi modelli figurativi destinati a influenzare il Simbolismo italiano. Conti vedeva nell’arte una rivelazione dell’ordine interiore delle cose. Il Simbolismo italiano rielabora dunque la nozione di “Paysage d’Âme” a suo tempo elaborata da Henri-Frédéric Amiel, secondo cui la natura deve diventare riflesso dello stato interiore dell’artista.

Le influenze di Charles Baudelaire e Paul Verlaine contribuiscono a trasformare il paesaggio in allegoria emotiva. Per D’Annunzio l’artista entra in comunione con il mondo naturale, mentre per Conti è l’artista stesso a trasfigurare interiormente la realtà. Nasce così la poetica delle “città del silenzio”. Città medievali che diventano luoghi avvolti da immobilità, polvere e malinconia. Il paesaggio simbolista italiano assume così una dimensione psicologica e visionaria. L’atmosfera penetra le cose completamente, coinvolgendo spettatore e artista in un’unica risonanza emotiva. Un’altra sezione della mostra riguarda il rapporto tra Simbolismo e mondo antico. A differenza della pittura storica francese, molti artisti italiani sviluppano una visione idealizzata e visionaria del passato classico. Il punto di rottura viene individuato nelle sperimentazioni di Federico Faruffini, capace di fondere sacro, sensualità e inquietudine in un linguaggio nuovo.

Negli anni successivi la presenza a Roma di artisti come Frederic Leighton e Lawrence Alma-Tadema introduce una visione dell’antico filtrata attraverso l’archeologia e il decadentismo. La Roma dipinta dal secondo, in particolare, è un mondo enigmatico, popolato da figure marmoree, rituali misteriosi, bellezze fredde. Suggestioni che influenzano artisti come Sartorio e Giulio Bargellini. Che trasformano l’antichità in uno spazio simbolico dove proiettare inquietudini moderne. Una delle direttrici più affascinanti del Simbolismo italiano quanto quello internazionale riguarda la presenza di creature mitologiche immerse nella natura. Fauni, ninfe e sirene popolano paesaggi crepuscolari e misteriosi, influenzati da Böcklin. La cui pittura offre agli artisti un nuovo immaginario in cui il soprannaturale appare emanazione naturale del paesaggio stesso. Nei fauni di Mario De Maria la natura diventa malinconica. Nei dipinti di Ettore Tito, invece, il mito assume una dimensione più vitalistica.

Grande spazio viene dedicato anche alla figura della sirena, simbolo ambiguo di seduzione e metamorfosi. Una figura erotica e mostruosa. Tra umano e naturale. La natura simbolista si trasforma quindi in teatro di apparizioni e presenze misteriose, capace di rivelare significati universali. Accanto alla pittura, la mostra alla Fondazione Magnani Rocca considera anche la grafica e all’illustrazione, considerate uno degli ambiti più innovativi del Simbolismo italiano. Tra fine Ottocento e inizio Novecento il disegno e la stampa conoscono una straordinaria diffusione grazie allo sviluppo editoriale e alla nascita di esposizioni dedicate alle arti grafiche. Le illustrazioni simboliste affrontano temi legati alla spiritualità, alle utopie sociali, al paesaggio interiore e alla dimensione esistenziale. Luigi Conconi, Alberto Martini, Romolo Romani e Giovanni Costetti sviluppano un immaginario inquieto e visionario destinato a influenzare le avanguardie.

Il percorso della mostra affronta anche il ruolo centrale della figura femminile nel Simbolismo. La donna smette di essere semplice musa o oggetto decorativo e diventa presenza ambigua, inquieta, minaccia. Nascono così figure di Salomè, Meduse, sfingi e seduttrici fatali capaci di incarnare il timore maschile verso un femminile percepito come destabilizzante. Allo stesso tempo però il Simbolismo sviluppa anche immagini consolatrici e salvifiche, legate a pietà. Ma le due dimensioni spesso convivono nella stessa figura. Emblematiche sono le opere di Galileo Chini, dove morte e fascinazione s’intersecano. Accanto a queste immagini compaiono anche opere più intime e malinconiche come “Pace” di Giuseppe Mentessi, dove la donna assume una funzione consolatrice immersa in atmosfere silenziose e funerarie. La donna simbolista diventa il luogo in cui si concentrano desideri, paure e tensioni spirituali di un’epoca intera.

La parte finale della mostra racconta l’eredità del Simbolismo italiano nel primo Novecento e il suo rapporto con le avanguardie. La “Sala del Sogno” dell’Esposizione internazionale d’arte di Venezia del 1907 fu il momento culminante di questa stagione artistica, poco prima che Futurismo ed Espressionismo imponessero nuovi linguaggi. Molti artisti continuarono comunque a sviluppare elementi simbolisti anche nelle avanguardie. Luigi Russolo elaborò un Simbolismo influenzato dalla teosofia. Romolo Romani spinse la ricerca cromatica verso esiti astratti. L’interesse per occultismo, spiritismo e dimensioni invisibili continuò ad attraversare il panorama artistico italiano ben oltre la fine ufficiale del movimento. Le teorie simboliste sulla capacità della pittura di evocare emozioni e stati d’animo attraverso forme e colori influenzarono tutta la sensibilità moderna. La mostra della Magnani Rocca riconsegna, dunque, non soltanto un movimento artistico, ma un intero universo culturale fatto di sogni, inquietudini e spiritualità.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

Rispondi

Scopri di più da ★ Blackstar

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere