Dalla guerra in Medio Oriente alle tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, dal nuovo papa alle crisi diplomatiche, il 2025 si conferma un anno di trasformazioni che ha visto l’umanità confrontarsi con sfide globali di ampia portata. L’anno che sta concludendosi è stato marcato da importanti cambiamenti geopolitici. Il primo gennaio, Bulgaria e Romania sono entrate completamente nello Spazio Schengen dopo la rimozione delle ultime restrizioni alle frontiere terrestri. Pochi giorni dopo, il 6 gennaio, l’Indonesia è entrata ufficialmente nel blocco BRICS, rafforzando il peso dei paesi emergenti sullo scacchiere globale e ridisegnando gli equilibri economici regionali. Il 15 gennaio ha portato un barlume di speranza nel conflitto israelo-palestinese quando Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo per una tregua temporanea, permettendo l’ingresso di aiuti umanitari nella striscia di Gaza e lo scambio di ostaggi. Tuttavia, a metà giugno, Iran e Israele si sono scontrati direttamente.
È stata definita una vera e propria guerra per procura, iniziata dopo un improvviso attacco missilistico israeliano che ha causato settantotto vittime. L’Iran ha risposto con massicci bombardamenti contro Israele, dando inizio a un intenso conflitto regionale che ha trascinato anche gli Stati Uniti nella spirale. Il 22 giugno Washington ha colpito tre importanti siti nucleari iraniani – un attacco di minore impatto. Solo due giorni dopo è stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco. A fine luglio, un altro conflitto ha scosso il Sud-Est asiatico. Thailandia e Cambogia si sono scontrate per l’esacerbarsi di una disputa di lunga data lungo alcuni tratti del confine. Il cessate il fuoco raggiunto non ha cancellato i rilevanti danni, vari sfollati e alcune vittime, anche successive all’intesa. Il 28 febbraio ha segnato uno dei momenti più orrendi nelle relazioni transatlantiche.
Durante un incontro alla Casa Bianca, convocato per firmare un accordo sull’estrazione di terre rare in Ucraina, il presidente statunitense Donald Trump e il suo vice J. D. Vance hanno pubblicamente umiliato e accusato il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj di ostacolare la fine della guerra con la Russia e di non essere riconoscente agli Stati Uniti d’America per il supporto ricevuto – accusa priva di fondamenta. La trasmissione in diretta di questi rimproveri e delle inusuali interazioni ha causato una grave crisi diplomatica tra i due alleati. In parallelo, dopo mesi di aspre tensioni commerciali che hanno minacciato di paralizzare gli scambi transatlantici, il 27 luglio Trump e Ursula von der Leyen hanno raggiunto un accordo sui dazi dopo un periodo di intensi negoziati. Le esportazioni europee verso gli Stati Uniti saranno tassate al quindici per cento del valore delle merci, con alcune esclusioni sui prodotti ritenuti strategici.
Il 21 aprile è morto dopo dodici anni di pontificato Papa Francesco, lasciando un vuoto profondo in un’istituzione che aveva cercato di rinnovare con il suo messaggio di apertura e dialogo. L’8 maggio, dopo un conclave seguito con trepidazione dai fedeli di tutto il mondo, è stato eletto Papa Leone XIV. Si tratta del primo papa americano della Storia. Il che segna già un cambiamento epocale nella geografia del potere ecclesiastico. E la politica non ha taciuto in questo 2025. Le urne hanno ridisegnato le leadership di numerosi paesi in quello che può essere definito un anno di svolta elettorale globale. In Germania, il 23 febbraio la coalizione CDU-CSU guidata da Friedrich Merz ha vinto le elezioni federali. Il paese vira a destra, ma con l’appoggio dei socialdemocratici, non dell’AfD. In Canada, Mark Carney ha riportato il Partito Liberale al governo in accordo con una recente ripresa nei sondaggi.
In Australia Anthony Albanese e i laburisti hanno ottenuto una netta riconferma con un’ampia maggioranza. L’11 maggio è stata la volta dell’Albania, dove il Partito Socialista guidato da Edi Rama è stato riconfermato a grande maggioranza. In Polonia, Karol Nawrocki, indipendente sostenuto dal partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS), è diventato presidente al secondo turno delle presidenziali con il 50,89 per cento dei voti. In Cile, le elezioni generali conclusesi il 14 dicembre con il secondo turno hanno visto la vittoria di José Antonio Kast, segnando una svolta politica nel paese sudamericano. Un caso unico e controverso è quello del Nicaragua, diarchia da febbraio in seguito all’approvazione di una riforma costituzionale. Daniel Ortega, già presidente, e sua moglie Rosario Murillo sono copresidenti del paese. Una configurazione politica che ha sollevato preoccupazioni internazionali sulla democrazia e i diritti umani nel piccolo autoritario.
Il 13 aprile si è inaugurato Expo 2025 a Osaka, in Giappone, sull’isola artificiale di Yumeshima, una vetrina per l’innovazione giapponese e globale che prosegue fino al 13 ottobre. Il tema scelto, “Progettare la società futura per le nostre vite”, ha posto l’attenzione su cambiamento climatico, IA e biotecnologie, offrendo uno spazio di riflessione e dialogo sulle sfide del futuro dell’umanità. Il 10 settembre l’attivista politico statunitense Charlie Kirk è stato assassinato durante un comizio alla Utah Valley University. Il dibattito politico americano esplode e solleva nuove preoccupazioni sulla sicurezza delle figure pubbliche. L’11 settembre la Corte suprema brasiliana ha condannato l’ex presidente Jair Bolsonaro a ventisette anni di carcere. L’accusa verte sul tentato colpo di Stato per l’Assalto al Congresso del 2023. Parrebbe la fine politica di una delle figure più imbarazzanti del continente sudamericano, mentre appone un precedente giuridico per la difesa della democrazia.
Il 2025 si chiude lasciando tensioni geopolitiche, conflitti regionali, trasformazioni politiche e cambiamenti climatici che hanno disegnato un anno complesso. Alcuni conflitti hanno trovato momentanee soluzioni attraverso il dialogo e la mediazione (la “pezza” tra Israele e Hamas). Altri continuano a rappresentare ferite aperte (l’Ucraina, rimasta sola a difendersi dalla Russia che gode della complicità di Trump e dei suoi sicofanti). Le elezioni che hanno ridisegnato le leadership in numerosi paesi hanno dimostrato la vitalità della democrazia. Ma anche le sue fragilità che deve affrontare. Il cambiamento al vertice della Chiesa ha aperto nuovi scenari per una delle istituzioni più antiche del mondo e la sua capacità diplomatica. Le innovazioni tecnologiche – soprattutto dell’AI, di cui si fa oggettivamente fatica a seguire le evoluzioni – offrono sguardi ottimisti e premonizioni verso le possibilità di un futuro più sostenibile. Ma inevitabilmente diverso e forse non stabile come gli scenari conosciuti fino ad ora.
Amedeo Gasparini
(Pubblicato su L’Osservatore magazine)
