Il fenomeno Mamdani polarizza ulteriormente l’America

La capitale del capitalismo ha eletto un socialista come sindaco: Zohran Mamdani è il nuovo borgomastro di New York. Ha battuto Andrew Cuomo con il 50,4 per cento dei voti contro il 41,6 per cento dell’ex governatore, dopo aver vinto, con la riluttanza del suo partito che ora sale sul carro, le primarie del Partito Democratico. Subito le reazioni di Donald Trump, che l’ha bollato come comunista e ha addirittura minacciato di farlo arrestare se impedirà agli agenti dell’Ice di deportare immigrati irregolari. Ha anche detto che ci sarà «un regime comunista» e «la gente se ne andrà» dalla città. Si è parlato, poi, di fenomeno Mamdani, definizione giornalistiche per cristallizzare la notizia. Mamdani è cool, pop, è giovane. Un nome che sa di nuovo, di fresco, tutto in giallo fluo nei manifesti che ricordano le lucine del circo.

Tutto fa prospettare al nuovo rispetto all’era Cuomo e al partito di Joe Biden e Nancy Pelosi, che per altro ha annunciato il 6 novembre il suo ritiro dalla politica dopo trentotto anni di carriera nella vita pubblica. Ma l’elezione di Mamdani, primo sindaco della Grande Mela musulmano (piccolo dettaglio che non è stato grande oggetto di dibattito in campagna elettorale) e il più giovane in oltre un secolo a trentaquattro anni, nonché 111esimo sindaco della città, pone due grossi problemi. Il problema politico e quello materiale. Il problema politico è duplice. I democratici sanno che non possono essere così radicali a livello nazionale. L’americano medio non sopporta il progressivismo socialista. Quanto al versante repubblicano, a Trump conviene Mamdani. Un nemico in più. Il presidente, che è di New York, attaccherà il sindaco in funzione anti-islam per cementificare la tesi dell’attacco alla civiltà occidentale e americana.

Mamdani non fa che incrementare il divario che c’è negli Stati Uniti tra repubblicani e democratici e spingere i dem verso gli estremismi, considerando la fatica che il partito fa per stare più verso il centro. Il secondo problema è di natura materiale, ovvero programmatica. Il programma di Mamdani include affitti calmierati con un congelamento degli affitti per le unità a canone stabilizzato, più tasse ai ricchi, salario minimo di trenta dollari entro il 2030 e asili pubblici universali. Un programma tecnicamente molto debole. Fa quasi sorridere nella sua semplicità degli slogan. A Trump i dazi, a Mamdani gli affitti bloccati … Come se si potesse imporre al mercato ricette coercitive. Quelle di Mamdani sono proposte irrealistiche, per quanto di nobili intenti. Non è chiaro con che soldi, considerando che New York ha un bilancio annuale di oltre 110 miliardi di dollari e più di 300mila dipendenti comunali da gestire.

La strada verso l’equo canone non pare percorribile; a farne le spese parrebbero sempre i più poveri. Per altro i grandi ricchi che gravitano attorno alla Grande Mela si sono già accordati in sottobanco con Mamdani. Che non li toccherà più di tanto. Nel suo discorso di vittoria al Brooklyn Paramount, Mamdani ha teso la mano a Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan. L’impressione è che l’operazione sia destinata a fallire in partenza, moltiplicato il debito della città, con risultati scarsi. Ma in compenso dal sapore politico. Il fenomeno Mamdani va identificato come una tendenza a chi la spara più grossa. Una tecnica adottata anche da una certa sinistra che pensa di essere più appealing correndo verso l’estremismo (da Mamdani a Bernie Sanders, passando per Alexandria Ocasio-Cortez) al posto di orientarsi verso il centro, dove si depositano molti voti.

Il fenomeno Mamdani non è tanto sulla sua persona. Il candidato non può presentarsi alle elezioni politiche presidenziali visto che è in Uganda ed è stato naturalizzato cittadino americano solo nel 2018. Rappresenta altresì una tendenza che mischia, come un frullatore, il giovanilismo e il rinnovato interesse per il socialismo inteso come Stato provvidenziale. Il disprezzo per il capitalismo e il neoliberismo. L’antiglobalismo di sinistra e la critica alle cosiddette diseguaglianze. Il moralismo e il sentimento di rappresentare sempre la parte migliore del paese. La simpatia, infine, nei confronti del mondo musulmano, molto presente in America e tributario di zelo generale dopo gli orrori in mondo visione su Gaza, che ha fatto imbracciare kefiah e la solidarietà acefala e acritica nei confronti anche dell’estremismo islamico.

L’affluenza alle elezioni è stata record, la più alta dagli anni Sessanta, con circa due milioni di newyorkesi che hanno votato. Nel suo discorso di vittoria Mamdani ha detto: «So che stai ascoltando Donald: alza il volume», sfidando apertamente Trump. Il quale non conta tantissimo sui pochi voti che i repubblicani prendono storicamente nella Grande Mela. Quindi, fenomeno Mamdani sì, ma è solo una versione del fenomeno Sanders, del fenomeno AOC, in un’altra salsa. Forse i newyorkesi avevano voglia di questo, dopo l’era Cuomo al governatorato dello Stato. Lo sfidante si dimise perché accusato di molestie sessuali – i procedimenti sono poi stati archiviati. E nella corsa a sindaco aveva ricevuto l’appoggio sia del sindaco uscente Eric Adams (coinvolto in vari scandali di corruzione poi archiviati dopo “l’intervento” del dipartimento di Giustizia) che di Trump ed Elon Musk.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore magazine)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

RispondiAnnulla risposta

Scopri di più da ★ Blackstar

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Exit mobile version