Andrew Spannaus racconta l’America in crisi

Rivincita (Solferino 2024) di Andrew Spannaus offre un’immagine dell’America che oggi appare per molti versi indecifrabile. Una società divisa da una nuova conflittualità culturale che sta vivendo un periodo di grande cambiamento a livello politico, economico e sociale. Una vera e propria svolta post-globale. Il modello della “democrazia guida dell’Occidente” non pare più sostenibile. Di più: la globalizzazione, ossia le regole del libero mercato promosse attraverso trattati commerciali e organismi internazionali, non è più vista come l’obiettivo da perseguire. Tanto che Washington ha intrapreso da anni una politica protezionista verso l’esterno e promuove la politica industriale per favorire l’attività produttiva interne. Le divisioni sociali in America riflettono le visioni tra il mondo cosmopolita delle grandi città e il conservatorismo delle aree rurali, esacerbate da forze politiche che sfruttano i temi controversi per demonizzare l’avversario.

Le questioni legate ad aborto, diritti LGBTQ, immigrazione e Covid-19 sono solo alcune delle tematiche che alimentano questa frattura, insieme a dibattiti su razzismo, wokismo e religione. Spannaus sottolinea l’importanza di evitare il tifo politico, concentrandosi sui problemi che affliggono la società. La domanda che emerge è: «Perché l’America non è riuscita a trovare di meglio di Donald Trump e Joe Biden?». Andrew Spannaus cerca di dare una risposta. «Trump e Biden, per tutti i loro difetti, sono quelli che hanno portato più novità nella politica USA negli ultimi decenni. Sono due presidenti che hanno impresso una svolta importante al Paese in termini di politica economica e strategica, iniziando una fase di correzione rispetto a circa quarant’anni di finanziarizzazione e interventismo militare». Democratici o repubblicani, oggi esiste un imperativo strategico per l’America: non rimanere indietro nella competizione con la Cina.

In questo contesto, sussiste una sorta di filo conduttore tra il “Make America Great Again” di Trump e il “Foreign Policy for the Middle Class” di Biden. Entrambi, in modi diversi, hanno cercato di evitare conflitti. Sul fronte interno, il paese è polarizzato, diviso tra democratici e repubblicani, progressisti e conservatori, abitanti delle città e delle campagne. La crisi politica degli ultimi anni si è acuita con la crescita del populismo. A ciò si aggiunge lo svuotamento dell’economia reale, a favore di una nuova economia finanziaria che ha accentuato, si dice, le cosiddette disuguaglianze sociali e politiche. L’innovazione e la modernizzazione della società continuavano, ma i benefici non venivano distribuiti in modo equo, argomenta l’autore. Negli anni si è consolidata una classe benestante – circa un terzo degli americani – la quale continuava a migliorare la propria posizione, mentre gli altri gruppi vivevano una stagnazione o addirittura un arretramento.

Il consumismo divenne dominante anche tra le fasce più basse della popolazione. Alla gente furono chiesti sacrifici, mentre molte banche venivano salvate con risorse praticamente illimitate. Questo ha alimentato frustrazione e rabbia tra i cittadini, rafforzando l’idea che i politici “sono tutti uguali”. La conseguenza di tutto ciò è stata l’ascesa di Trump, che aveva individuato uno slogan in grado di trasmettere un messaggio chiaro: «Make America Great Again». Non si poteva più ignorare il lungo processo di svuotamento della classe media. E Trump, in effetti, ha tentato di avviare la ricostruzione della base industriale americana. In campo economico, ha avuto più successo, lanciando una guerra commerciale contro la Cina. Ma non è stato, come aveva promesso, dalla parte dei lavoratori. Non è riuscito a completare il famoso muro tra USA e Messico, ma ha avuto l’opportunità di nominare tre giudici della Corte Suprema.

Spannaus conclude quindi con il capitolo sulla “sorpresa Biden”. Il presidente si presentava come la faccia della normalità, del ritorno a una politica rispettosa delle tradizioni e mainstream, pronto a ricucire i rapporti con il Vecchio Continente. Non aveva alcuna intenzione di farsi coinvolgere in uno scontro strategico e militare con la Russia. Ma ha aiutato Kyiv a difendersi, sostenendo un impegno continuo a difendere i valori democratici a livello globale. I dazi imposti sulla Cina da Trump sono rimasti, mentre i programmi di spesa pubblica sono aumentati. Andrew Spannaus argomenta che nel complesso, le politiche attuate da Trump e Biden segnano una nuova fase nella storia americana. Una correzione rispetto agli anni della globalizzazione, un tentativo di ripristinare il ruolo storico del Paese in termini di sviluppo economico e relazioni internazionali.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su InOltre)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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