Elezioni in Cechia: il cerchiobottista Babiš primo, ma non basta

Il 3 e 4 ottobre scorso si sono tenute le elezioni legislative in Repubblica Ceca, che hanno visto la vittoria del movimento euroscettico Ano (acronimo di Azione dei Cittadini Insoddisfatti) guidato dal miliardario Andrej Babiš con il 34.5 per cento dei voti e che ha conquistato 80 seggi su 200 alla Camera. Al secondo posto si è piazzata la coalizione al governo di centrodestra di Petr Fiala, Spolu (Insieme) con il 23.3 per cento e 52 seggi. Segue Stan con l’11.2 per cento e 22 seggi. Hanno ottenuto rappresentanza anche i Pirati con l’8.9 per cento, il partito di estrema destra Spd con il 7.7 per cento, nonché i Motoristi al 6.7 per cento. La coalizione di sinistra radicale Stačilo!, guidata dai comunisti e favorevole all’uscita da NATO e UE oltre che a relazioni con Mosca, non è riuscita a superare la soglia di sbarramento.

L’affluenza alle urne è stata del 69 per cento, la più elevata degli ultimi venticinque anni, con circa otto milioni di elettori registrati e 4463 candidati in corsa. «Questo è un successo storico, il culmine assoluto della mia carriera politica», ha dichiarato Babiš, 71 anni, davanti ai sostenitori in festa nella sede del partito, nei sobborghi di Praga, la sera della vittoria elettorale. L’ex premier (2017-2021), che si autodefinisce “trumpista”, è entrato nell’edificio tenendo in alto un altoparlante Bluetooth sulle note di un remix di “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri mentre accettava gli applausi dei sostenitori. Ma nonostante la vittoria, Babiš non ha ottenuto un trionfo tale da governare da solo. Dopo qualche giorno dalle elezioni, è verosimile che il nuovo esecutivo di Praga sarà guidato da una coalizione tra Ano, Spd e Motoristi.

Babiš sta dunque trattando con i due partiti euroscettici di destra. I Motoristi – contrari, peraltro, al Green Deal europeo – e il partito anti-immigrazione Libertà e Democrazia Diretta (Spd) guidato dal ceco-giapponese Tomio Okamura. I Motoristi, che per la prima volta hanno ottenuto seggi alla Camera, vogliono partecipare al governo Babiš secondo quanto dichiarato dal loro leader Petr Macinka. La formazione, di orientamento populista e sostenuta dall’ex presidente euroscettico Václav Klaus, è stata fondata nel 2017 con il nome “Referendum sull’UE”. Ano e i Motoristi condividono già la stessa appartenenza nel gruppo del Parlamento Europeo “Patrioti per l’Europa”, fondato nel 2024 da Babiš insieme al premier magiaro Viktor Orbán e all’austriaco Herbert Kickl. Le polemiche vertono sulla figura ambigua del candidato agli Esteri, Filip Turek, che tra post online imbarazzanti e saluti nazisti è il candidato di punta dei Motoristi.

Tra i ministeri di maggiore interesse, d’altra parte, il leader di Spd segnala quelli degli Interni, della Difesa e dei Trasporti. Si parla di Okamura come probabile prossimo presidente della Camera. Sul fronte internazionale, Babiš ha escluso la possibilità di un referendum sull’appartenenza all’UE o alla NATO, una priorità politica chiave per Spd, così come ha respinto la proposta di Okamura di deportare in massa i profughi ucraini – accolti dall’attuale governo filoeuropeo. Il Presidente della Repubblica, Petr Pavel – che aveva sconfitto proprio Babiš alle presidenziali del 2023 – ha dichiarato ha detto che è prematuro conferire incarichi di governo finché non emergerà una chiara maggioranza alla Camera. Dal Castello di Praga, sede della presidenza, si fa sapere che la seduta inaugurale della nuova Camera sarà convenuta in novembre. Pavel, ex generale ed europeista, ha ribadito che la sua priorità è quella di mantenere la rotta filooccidentale del Paese.

Rassicurazioni non di poco conto se si considera che durante la campagna elettorale, Babiš ha fatto ampio uso di una retorica anti-ucraina, criticando il governo di Fiala per aver dato «nulla alle madri ceche e tutto agli ucraini». Il sostegno militare ceco allo sforzo bellico ucraino potrebbe cambiare significativamente sotto una sua amministrazione. Il leader di Ano ha già promesso di cancellare l’iniziativa ceca per le munizioni, che ha consegnato 3,5 milioni di proiettili all’Ucraina dal 2022. Babiš sostiene che il programma manca di trasparenza. L’impressione che si ha è che il vincitore, un populista anomalo, sia un po’ un cerchiobottista. Nonostante la retorica radicale della campagna elettorale, alla conferenza stampa di sabato 5 ottobre dopo i risultati Babiš ha dichiarato: «Siamo chiaramente pro-europei e pro-NATO, ovviamente. L’UE ha 27 membri. L’Ucraina non è membro dell’UE. Vogliamo, ovviamente, parlare dell’Europa, dei cittadini europei, dei prezzi dell’energia, del patto sulla migrazione».

Durante la campagna, Babiš ha fatto molto leva sulle questioni economiche, il vero tema che sta a cuore a molti cittadini, in Repubblica Ceca e non solo. Mentre il governo Fiala si concentrava sul contenimento del deficit, i cittadini hanno dovuto affrontare rincari fiscali e bollette energetiche più salate, l’innalzamento dell’età della pensione e una crescita economica stagnante. L’opinione pubblica ceca continua sì a manifestare solidarietà verso l’Ucraina, soprattutto nelle aree urbane e in Boemia, ma molti temono il conflitto prolungato o il rischio di un confronto tra NATO e Russia. Ano ha contestato l’incremento delle spese militari al 5 per cento del PIL, pur riconoscendo il ruolo dell’Alleanza Atlantica nella protezione della sicurezza nazionale. Il partito chiede una trasformazione dell’UE. Respinge le sue politiche su immigrazione e ambiente. Ma resta favorevole alla permanenza nel blocco economico comunitario.

Riconoscendo la sua sconfitta, Fiala ha dichiarato che il suo governo ha «sopportato il peso delle crisi che il nostro Paese ha attraversato negli ultimi quattro anni», ovvero l’indebolimento dell’economia mondiale e la guerra in Ucraina. «Il mio obiettivo era quello di creare nuovamente un governo composto da partiti democratici, ma ora è chiaro, visti i risultati, che ciò non sarà possibile», ha affermato il premier uscente. Orbán, Robert Fico, Jordan Bardella e Matteo Salvini si sono congratulati con Babiš per la vittoria di Ano. L’imprenditore non è un estremista. E finché non sarà pressato dagli estremisti anti-UE, potrebbe formare il proprio governo senza dover stipulare accordi in senso antieuropeo. Un’opzione che va via via svanendo. Sul tavolo rimane tuttavia la questione del conflitto d’interessi legato alla sua azienda Agrofert. La legge ceca vieta ai funzionari pubblici di possedere o controllare un’impresa che creerebbe un conflitto con la loro funzione.

Essi devono dare priorità all’interesse pubblico rispetto al proprio interesse personale. Vecchia storia. Babiš, capo di Agrofert, ha discusso di questo tema sia con Pavel durante il colloquio dopo le elezioni che in un incontro avvenuto alcuni giorni dopo il voto. Il Capo dello Stato ha dichiarato che le soluzioni proposte da Babiš per risolvere il conflitto qualora venisse incaricato di formare il governo «sono conformi alla legge». Per altro, l’ex premier è in attesa di un verdetto del tribunale distrettuale di Praga sul caso che lo vede accusato di aver frodato l’UE per 2 milioni di euro di sussidi ad Agrofert. A meno che non vengano trovate nuove prove, il tribunale è obbligato a seguire l’orientamento della Corte Superiore di Praga, che a giugno ha annullato una sentenza precedente che aveva inizialmente assolto Babiš dall’accusa.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore magazine)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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