Locarno, ottobre 2025: chissà se c’era il gran sole di queste settimane un secolo esatto fa quando la città sul Verbano ospitò una conferenza che riecheggia ancora sui libri di Storia. Tra il 5 e il 16 ottobre 1925, sette delegazioni europee si riunirono sul Lago Maggiore per tessere la trama di una pace che sembrava impossibile. Belgio, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Polonia e Cecoslovacchia: ex nemici seduti allo stesso tavolo, a pochi anni dalla Grande Guerra che aveva lasciato il continente in macerie, diviso da odi profondi e confini contestati. Oggi Locarno ricorda quei giorni con un programma di celebrazioni che si estende fino a dicembre. Un calendario denso di eventi culturali, accademici e istituzionali. Ma per capire cosa si celebra davvero, bisogna tornare al 16 ottobre 1925, alla parafatura dei sette trattati che ridisegnarono le relazioni internazionali e aprirono un breve periodo di distensione nel continente.
Sebbene gli sforzi per costruire una pace duratura incontrassero forti resistenze, a partire dal 1924 si manifestò una nuova volontà di riconciliazione. I cambiamenti nei governi francese e britannico portarono a una valutazione più positiva del ruolo della Società delle Nazioni con sede a Ginevra, che proprio allora gettava le basi per diventare la Genève internationale che conosciamo oggi. I rapporti tra le potenze cominciarono a evolvere, orientandosi verso la negoziazione. Un ruolo decisivo lo giocò la nomina di Gustav Stresemann a cancelliere tedesco, che scelse di promuovere una politica di adempimento volta a (Erfüllungspolitik) migliorare la posizione della Germania attraverso il dialogo. La scelta di Locarno come sede della conferenza fu ponderata. La neutralità differenziata della Svizzera offriva un terreno indispensabile per far sedere allo stesso tavolo vincitori e vinti. La prossimità all’Italia facilitava la partecipazione di Benito Mussolini, che avrebbe svolto un ruolo di garante.
Come sottolinea il sindaco di Locarno Nicola Pini, la conferenza fu senz’altro possibile grazie allo spirito di apertura dell’allora sindaco Giovan Battista Rusca, grande promotore dei valori dell’illuminismo, di libertà, uguaglianza e solidarietà. E sì che quando i delegati arrivarono a Locarno le divergenze erano ancora profonde. Nulla pareva scontato. La Francia premeva affinché i trattati di arbitrato che la Germania aveva proposto di stipulare con Cecoslovacchia e Polonia fossero garantiti. Parigi si oppose a qualsiasi accordo sul ritiro delle truppe dalla Renania prima della conclusione del trattato di garanzia reciproca. Dal canto suo, la Germania, prima di accettare l’adesione alla Società desiderava garanzie di non essere coinvolta in sanzioni future. Insomma: nonostante le divergenze tra i protagonisti, i lavori si svolsero in un clima di buona volontà e cordialità. Nulla a che vedere con l’astio che aveva contraddistinto le relazioni tra potenze vincitrici e sconfitte nei secoli passati.
Era questo l’esprit di Locarno: la capacità di superare i rancori e sedersi al tavolo come pari. Dopo dieci giorni di trattative, il 16 ottobre 1925 furono firmati trattati e convenzioni. Il cuore degli accordi era il Patto Renano, il trattato di garanzia tra Germania, Francia, Belgio, Regno Unito e Italia. Con questo patto, la Germania accettava la frontiera sul Reno scaturita a Versailles nel trattato che aveva umiliato Berlino, mentre Londra e Roma fungevano da garanti. Quello di Locarno fu un meccanismo di sicurezza collettiva rivoluzionario per l’epoca. Accanto al Patto Renano, la Germania sottoscrisse quattro accordi d’arbitrato. Che stabilivano che le controversie che non potessero essere risolte per via diplomatica sarebbero state affrontate attraverso l’arbitrato internazionale. I trattati furono ratificati a Londra il 1° dicembre. Nel gennaio 1926 le truppe di occupazione lasciarono la Renania. Il Patto di Locarno rappresentò l’espressione di quella che fu chiamata “nuova diplomazia”.
Un approccio inclusivo, internazionalista e democratico che rifiutava la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. Il processo di negoziazione e l’ampia copertura mediatica dell’evento rappresentarono una novità importante. Anche nel piccolo Ticino, per la prima volta l’opinione pubblica cominciava a esercitare un’influenza tangibile sulla politica estera. Emerse una chiara volontà di evitare il ricorso alla guerra, privilegiando la via diplomatica. Questa ricerca della pace valse a tre dei principali artefici degli accordi il Premio Nobel: Austen Chamberlain nel 1925, Aristide Briand e Stresemann nel 1926. Il loro operato dimostrava che il dialogo poteva prevalere sulla vendetta. Cento anni dopo, Locarno torna ad essere teatro di memoria e riflessione. Il programma commemorativo organizzato dalla Città punta a creare un ponte tra Storia e sfide contemporanee, in un’epoca segnata dalla guerra in Ucraina e da nuove tensioni internazionali. Gli eventi sono numerosi e variegati, pensati per coinvolgere pubblici diversi.
È fresca di pubblicazione la nuova edizione del libro Ottobre 1925: L’Europa a Locarno (Armando Dadò) di Rodolfo Mosca e Mario Agliati. Diverse istituzioni collaborano alle celebrazioni: PalaCinema Locarno SA, la Stiftung Reichspräsident-Friedrich-Ebert-Gedenkstätte, la Società Dante Alighieri Locarno e la Società Storica Locarnese organizzano conferenze ed esposizioni per approfondire il significato storico del Patto. Dal 2 al 26 ottobre, Piazza Grande ospita il Train de la Paix, un’installazione composta da due vagoni del 1910. Dal 3 al 31 ottobre, la facciata della Sopracenerina è illuminata con un’installazione speciale con un simbolo luminoso di pace. Il programma locarnese prevede cicli di conferenze internazionali con esperti di storia, diritto e relazioni internazionali. Tra i relatori figurano nomi come Massimo Cacciari, Carlo Ossola, Marino Viganò, Christoph Cornelissen, Fabio Mini e Andrea Riccardi. Mostre storiche con gigantografie e percorsi didattici si affiancano a eventi artistici e culturali: spettacoli teatrali, concerti e proiezioni cinematografiche.
Il culmine delle celebrazioni si è tenuto il 4 ottobre presso il PalaCinema. Un evento che ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali e diplomatici di rilievo. In occasione delle celebrazioni, la Città e La Posta Svizzera hanno presentato il francobollo commemorativo dedicato all’anniversario. L’emissione speciale, realizzata dal designer Vito Noto, rende omaggio al ruolo di Locarno quale crocevia della diplomazia europea e simbolo universale di dialogo e convivenza pacifica. L’anniversario del Patto rappresenta non solo una manifestazione del soft power elvetico, ma un’opportunità unica per rafforzare il ruolo della città come punto di riferimento nella promozione del dialogo e della diplomazia. Ritrovare l’esprit di Locarno oggi significa riscoprire la forza del dialogo, della mediazione, della capacità di sedersi al tavolo anche quando tutto sembra impossibile. Come cent’anni fa, quando una piccola città sul Lago Maggiore osò credere che nemici mortali potessero diventare partner nella costruzione di una pace duratura.
Amedeo Gasparini
(Pubblicato su L’Osservatore magazine)
