Nietzsche, Rilke, Freud: vita e tormentati di Lou von Salomé

Sulla straordinaria, colta e magnetica Lou von Salomè esistono numerosi libri anche in italiano. Tuttavia, l’opera di Susanna Mati si distingue per la sua lucidità espositiva e l’ampiezza di una narrazione biografica dal sapore romanzesco, benché probabilmente nemmeno l’autrice russo-baltico-tedesco-francese – scrittrice, psicoanalista e memorialista – sarebbe riuscita a raccontare per intero la sua esistenza movimentata. Mati sviluppa un dialogo serrato tra la produzione letteraria di Salomé e il suo carteggio, gli scritti autobiografici e le testimonianze dei contemporanei, delineando l’evoluzione umana, culturale e spirituale della sua personalità. Tra filosofia, poesia e misticismo, il volume restituisce la vitalità e l’acume di una donna che incarnò l’esempio di una libertà autentica. Della esistenza di Lou von Salomè, sottolinea Mati all’inizio, conosciamo soltanto ciò che lei ha scelto di rivelarci. La sua esistenza è lei a narrarla – interpretando, magnificando, emendando, cancellando, tacendo. Lou è la creatrice del proprio destino.

Per lei, vivere intensamente equivale a narrare l’esistenza. Ella stessa è la creatrice, conducendo un’esistenza determinata, edificata, inventata, assecondando le proprie aspirazioni e fantasia. E solamente essendo una personalità eccezionale, si attraggono incontri eccezionali. Friedrich Nietzsche, Rainer Maria Rilke, Sigmund Freud – «il filosofo che rovescia il tavolo millenario della tradizione occidentale, il più grande poeta novecentesco di lingua tedesca, l’inventore della psicoanalisi», scrive Mati – sono tra i padri dell’epoca moderna e con Lou hanno rapporti intensi. Nata il 12 febbraio 1861 a San Pietroburgo in una comunità germanofona protestante, è l’ultima di sei figli, tutti maschi. Fondamentale fin dall’inizio fu la presenza di Hendrik Gillot, mentore e docente, dunque il suo primo grande trasporto amoroso. Nel 1880, raggiunge l’Università di Zurigo e si reca in Italia accompagnata dalla madre, ma viene colpita da un collasso nervoso. Incontra dunque Nietzsche e Paul Rée, verso i quali prova sentimenti amorosi.

Con il primo il rapporto è incredibilmente produttivo, complici le passeggiate a Tautenburg, dove i due trascorrono anche dieci ore quotidiane conversando. Tuttavia, Nietzsche si droga. Dal fosfato di potassio all’oppio, la sua farmacia portatile era sempre costantemente ben rifornita. Poi la frattura con Rée – suicida a Celerina – e l’uscita di Im Kampf um Gott, un romanzo di concetti, psicologico in cui parla del dio edificato durante l’infanzia e della necessità di generare al di sopra di sé. Mati osserva che Lou non mercanteggia la sessualità e non ottiene benefici di qualsiasi natura grazie al suo fascino. Al contrario, le sue liaison sono spontanee, non meditate o progettate. La sua acutezza mentale è così vivace, magnetica, avvenente. Con uomini più maturi, Salomé si unisce per l’intera esistenza esclusivamente in legami platonici e cerebrali, mentre i suoi rapporti sentimentali li intrattiene con uomini più giovani.

Lou von Salomè sposa Friedrich Carl Andreas il 1° novembre 1886; nove mesi dopo le nozze sono ufficializzate a Tempholf, presso Berlino, da Gillot. Il fidanzamento è in realtà provocato da un episodio alla sua vigilia: il tentativo suicidiario di Andreas col coltello. Un elemento sotteso di aggressività che prosegue per molti anni nel loro rapporto. «Un uomo e una donna: uniti nel medesimo sconforto, nella medesima inquietudine», annota Lou. I coniugi consumano alimentazione vegetale e compiono ampie camminate a ritmo sostenuto. Benché godessero di piena autonomia, si percepiscono intensamente connessi, secondo Mati. Lou partecipa al circolo culturale berlinese, formato da giovani e brillanti pensatori. La bohème letteraria include Maximilian Harden, Otto Brahm, Fritz Mauthner, Bruno Wille, Wilhelm Bölsche, Richard Dehmel, Max Halbe, Arno Holz, Johannes Schlaf e Gerhart Hauptmann. Nel 1892 pubblica un saggio sull’emancipazione femminile e uno su Henrik Ibsen.

Compone in seguito altre critiche di scrittori nordeuropei: August Strindberg, Ellen Key, Knut Hamsun, Peter Nansen. Stringe amicizia con Arthur Schnitzler, Richard Beer-Hofmann, Hugo von Hofmannsthal, Georg Simmel e Maurice Maeterlinck. Gli Andreas si stabiliscono nella cittadina accademica di Göttingen, dove il marito ha conseguito la nomina per la cattedra di Studi iranici. La dimora rappresenta la serenità di Lou. Il Loufried (modellato sul Wahnfried wagneriano) costituisce il suo rifugio dove la proprietaria stabilisce immediatamente, a quarantadue anni, di concludere lì i suoi giorni. La sua attività letteraria ha, oltre a motivazioni strettamente finanziarie, anche il significato di una sperimentazione con potenzialità psicologiche. Questo genere di impegno intellettuale le appare tipicamente femminile. Il matrimonio significa possedere una propria abitazione, insieme a qualcuno, con cui esistere in isolamento – anche se poi Andreas mette incinta la domestica.

Tra le amiche intime di Lou, Mati segnala la baronessa Frieda von Bülow – che ha scritto: Lou «è un’esploratrice dell’anima di incomparabile talento» – e Helene von Klot-Heydenfeldt – che la descrive come una «stella danzante; ella era di per sé una ridente festa di gioia che si librava sopra la quotidianità della vita, così efficace e vittoriosa, perché estraeva la sua risata dalla più dolorosa e angosciante serietà della vita e tramite ciò diventava sicura e libera da vertigini per librarsi sulle vette, per giocare lievemente quasi con la vita». Il comportamento di vita indipendente di Lou von Salomè è apprezzato dalle femministe. Per Salomé la diversità femminile non costituisce inferiorità, anzi, rappresenta supremazia. Rispetto alla costellazione agitata e straniata del maschile, il femminile è equilibrio, completezza, slancio vitale – e una creatività particolare, derivante dal suo legame con l’Assoluto.

Il 12 maggio 1897, a Monaco, la trentaseienne Lou von Salomé incontra il ventunenne Rilke nella casa di Jakob Wassermann. I due si conoscono meglio nei giorni successivi a teatro. Si muovono in un contesto culturale che possiamo definire in senso lato progressista o d’avanguardia, quando non sovversivo. René si trova in Baviera per intessere rapporti intellettuali. Nel giovane la mascolinità si fonde a una raffinatezza aristocratica, in una sintesi di spirito e sensualità. Dedica a Salomé tre poemi. “Aprile” del 1901 è il più significativo: «Spegnimi gli occhi: posso vederti / Tappami gli orecchi: posso sentirti / E senza piedi so ancora venire a te / E senza bocca posso ancora scongiurarti. / Spezzami le braccia: ti abbraccerò / Col cuore come con una mano / Strappami il cuore: e mi batterà il cervello / E se anche getti l’incendio nella mente / Allora ti porterò nel sangue».

Il primo grande viaggio in Russia con Rilke e Andreas risale alla Pasqua del 1899. La trasferta risveglia una crescente nostalgia per quella terra. Qui i tre incontrano Lev Tolstoj e Boris Pasternak. Poi al ritorno in Europa la frattura e la ripresa dei rapporti segue la prima lunga lettera di Rilke da Parigi del 30 giugno 1903, in cui confessa di essere rimasto ancora un principiante dell’esistenza. Le parla della moglie, la scultrice Clara Westhoff – che Lou disapprovava. Le parla di Auguste Rodin, una figura paterna per Rilke, che gli fece anche da segretario. Rainer ricorda di avergli domandato: come bisogna esistere? E di aver ricevuto la risposta: lavorando, ovvero esistere senza perire. Le nuove poesie, apprezzate da Lou, siano caratterizzate anche dall’influenza di Paul Cézanne. L’ultimo incontro dal vivo tra Lou e Rainer si verifica nel 1919, quando poi il poeta si ritira al castello di Muzot.

Degne di nota le analisi che Mati riporta sul pensiero di Lou. Il tema delle Riflessioni sul problema dell’amore è fin dal principio l’egoismo naturale connesso alla forte volontà individuale, ma nella sua tensione con un altruismo che rappresenta fratellanza universale e unità del Tutto. «L’amato è solo lo stimolo iniziale, da cui l’attività creativa viene stimolata e potenziata; l’amore dà luogo quindi a un’eccedenza produttiva, tocca la profondità creativa della vita. Ogni atto creativo, infatti, è la capacità di unirsi con tutta la vita», scrive Mati. Riguardo alla maternità, Lou la considera la relazione umana per eccellenza. Il sessuale non va affrontato superficialmente, essendo l’erotico radicato nel fondamento dell’essere. Salomé ribadisce che siamo soddisfatti non dal compagno, ma dalla nostra situazione. L’erotico, più dell’artistico, si manifesta in immagini illusorie e non veritiere. Per Salomé il sessuale è collegato al religioso attraverso il processo creativo.

Scrive Mati: l’arte «non necessita di appagamento nella realtà, perché vi si esaurirebbe; anzi, essa trae origine proprio dalla frustrazione del desiderio […]. Per Salomé tutte le nevrosi hanno valore di segno, […], segnale prezioso che nasce dal voler esprimere al massimo le possibilità vitali dell’esistenza». Nella corrispondenza con Lou scorrono i nomi di tutta la grande cultura europea del tempo: Karl Kraus, Franz Werfel, Marcel Proust, André Gide, Stéphane Mallarmé, Paul Valéry, Rabindranath Tagore. L’ultimo vero e proprio viaggio di Lou si svolge nel 1911, San Pietroburgo e in Svezia, presso la Key, scrittrice e nudista di una certa età. Sono poi gli anni della psicanalisi. Nel 1912 Salomé chiede a Freud l’autorizzazione a partecipare al collegio universitario. Poi diventa membro dell’associazione psicoanalitica. Salomé è anche l’unica donna, se si escludono i membri della famiglia, con cui Freud mantiene una regolare corrispondenza.

Le concezioni di Salomé riguardo al narcisismo trovano espressione nel 1921 con la pubblicazione de Il narcisismo come doppio orientamento. Mentre Freud aveva delineato il narcisismo come impossibilità di provare affetto verso altri, Salomé ne propone una lettura più costruttiva, individuando in esso una “duplice inclinazione”: verso il Sé e verso l’universo. Il conclusivo confronto con Freud si verificherà nel marzo 1929 presso la clinica berlinese del sanatorio di Tegel. Nello stesso anno Lou si sottopone a un intervento chirurgico al piede per il diabete, mentre Andreas muore il 3 ottobre dell’anno seguente per un tumore, concludendo quattro decenni di unione caratterizzata dalla massima autonomia e libertà reciproca. Lou si frattura il braccio, patisce dolori renali, mentre la capacità visiva declina, costringendola a rimanere coricata. Salomé s’iscrive all’associazione letteraria del Reich nel 1933 e nel 1936 completa la documentazione attestando le sue origini ariane.

Malgrado i disturbi fisici e l’isolamento gottinghese, l’ultrasettantenne vive in reclusione, avendo adottato nel 1933 un bambino. Unico sopravvissuto indigente del suo lignaggio, il nipote Konrad von Salomé si dimostra una delusione e sperpera denaro nel gioco d’azzardo. Nel settembre 1934, quasi a riparazione, adotta Maria Apel (Mariechen), la figlia del consorte, che diventa sua erede. Forse intuendo che la sua esistenza si avvia alla conclusione, Lou von Salomé consegna alle fiamme gran parte dei suoi archivi. Si è detto che attraverso le fiamme, Lou stava selezionando quali porzioni della sua storia affidare ai posteri, conservando ciò che avrebbe contribuito, successivamente, a farci comprendere la donna eccezionale che è stata. Lou von Salomè muore in solitudine, come ha vissuto. Nel 1936, è quasi priva della vista a causa del diabete. Entra in uno stato di incoscienza e si assopisce; muore di uremia.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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