Aresu sulla Cina: vittoria annunciata, ma non spiegata

La Cina ha vinto di Alessandro Aresu (Feltrinelli 2025) è un tentativo ambizioso di decifrare il pensiero strategico cinese e le ragioni della sua ascesa globale, ma il risultato appare dispersivo e privo di una chiara direzione narrativa. Il breve volume appare incompleto e soffre di una mancanza di coerenza che compromette l’efficacia del messaggio che l’autore vuole trasmettere. Il titolo stesso farebbe immaginare un’analisi convincente dei motivi per cui effettivamente “la Cina ha vinto” … Ma Aresu non fornisce una risposta soddisfacente a tale questione. La sua non è un’affermazione retorica, bensì una provocazione metodica finalizzata a comprendere dove il mondo stia andando attraverso la comprensione delle logiche industriali cinesi, dei loro strumenti di influenza globale e delle loro contraddizioni interne. Tuttavia, questa premessa ambiziosa non trova un adeguato sviluppo nel testo.

L’autore rilegge la sfida cinese non come uno scontro ideologico tra democrazia e autoritarismo, ma come un conflitto sistemico tra modelli di potenza diversi. Sostiene che l’Occidente è ossessionato dalla Cina, ma la osserva con miopia, utilizzando schemi interpretativi non particolarmente originali per comprenderne la reale portata. La tesi centrale è che la Cina rappresenti l’unico attore globale con la capacità e la volontà di raggiungere e superare gli Stati Uniti nell’ambito tecnologico. Il volume tenta di tracciare le traiettorie della tecnopolitica di Pechino, raccontando le trasformazioni dei rapporti tra Partito, capitale, sapere tecnico e ambizioni globali. Aresu spiega come i governanti comunisti abbiano raccolto e perfezionato l’eredità della millenaria e sofisticata macchina amministrativa cinese, un organismo caratterizzato dalla gerarchia dei burocrati che ha dimostrato un’imprevista resilienza. Mentre molti prevedevano il collasso cinese, è diventata invece evidente la sottovalutazione di alcune grandi tendenze della Cina comunista.

Dalle radici confuciane all’intelligenza artificiale, Aresu tenta di raccontare la storia di un potere politico curioso del suo avversario e consapevole della propria forza. Il libro fa riferimento a realtà come NVIDIA e DeepSeek, accenna ai talenti cinesi e alla competizione tecnologica, ma questi elementi appaiono sparsi senza un collante logico o un approfondimento adeguato. Il tentativo dell’autore è quello di convincere il lettore a riflettere su quale mondo ci stiamo preparando ad abitare. La vittoria o la sconfitta dell’Occidente non dipenderanno solo dalla Cina, ma dalla nostra capacità di comprenderla. La conclusione è che mentre l’Occidente si perde tra illusioni, la Cina conquista il futuro. Il che suona un po’ come quelle profezie che storicamente si sono rivelate fallaci, tipo “la fine dell’America”. Difficile fare previsioni. Il risultato è un libro che, non lascia nel lettore un’impressione duratura né fornisce gli strumenti per comprendere la sfida cinese.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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