“Montanelli’s world”: le stanze di Indro a Fucecchio

Parte dell’Associazione Nazionale “Case della Memoria”, la Fondazione Montanelli Bassi di Fucecchio intende valorizzare la storia di Palazzo della Volta, dove è ospitata, ma soprattutto la complessa ed ampia eredità letteraria-giornalistica di Indro Montanelli, che nacque al 2 di via San Giorgio, il 22 aprile 1909. Si giunge al “Montanelli’s world” dopo una salita in collina, che scandisce il panorama di questa e altre cittadine limitrofe. Due targhe dominano la piazza principale. Una è dedicata all’avo Giuseppe Montanelli, patriota, mentre l’altra al giornalista italiano più famoso del secolo scorso. La fondazione che porta il suo nome fu costituita per volontà dello stesso Montanelli nel 1987. E s’integra bene nella città post-medievale, grossomodo legata anche per i “non addetti” alla memoria del giornalista. Il casone, munito di un ascensore esterno e che pare ancora più grande se visto dalla prospettiva scoscesa della piazza, ha le sue origini nel XIII secolo.

Ristrutturato nel Cinquecento, apparteneva ai Montanelli (discendenti dei Della Volta), ma poi fu ceduto al Comune e restaurato negli anni Novanta del secolo scorso. Girandoci attorno si assapora ancora quel sapore tipico delle contrade toscane. Varcando la soglia del piano terra è riconoscibile l’area già destinata ai servizi. Cucine, chiostro con cisterne, cantine e stalle sono anticamera della salita, tramite un grande scalone sotto ampie volte chiare, presso il primo piano, negli spazi un tempo riservati alle famiglie nobili. Distintivo è il grande pannello col volto di un Montanelli ingrigito e gli occhi azzurri che fulminano i visitatori quasi come un Cerbero gentile, ma fumantino, che ne decreta l’accesso o meno. La Fondazione ha tra i suoi scopi, oltre che quello di conservare e tramandare la memoria del Nostro, la promozione di attività culturali e studi sui beni storici artistici e ambientali del territorio fucecchiese.

Organizza infatti numerose conferenze, convegni e mostre a Fucecchio. Gestisce la Scuola di Giornalismo, il Premio biennale di scrittura “Indro Montanelli” e quello “Piero Malvolti”. La cappella colorata al piano nobile ospita le glorie delle vittorie fucecchiesi al Palio di Siena. Proprio su questo piano si entra inizialmente nella sezione dedicata ad Arturo Checchi, lontano parente di Indro, artista di Fucecchio. Formatosi nella Firenze di primo Novecento sotto Giovanni Fattori e Adolfo de Carolis, Checchi frequentò l’ambiente de La Voce prezzoliniana e il critico d’arte Ugo Ojetti – peraltro, uno dei maestri e benefattori di Montanelli. Esponente della Secessione Romana, presente con i suoi lavori a manifestazioni artistiche a Praga, Berlino, Parigi, New York, insegnò nelle Accademie di Firenze, Milano e Perugia. Montanelli acquistò per la Fondazione diverse sue opere, esposte nella sala principale affrescata, che vanno dal post-impressionismo all’espressionismo. Ventitré i dipinti, numerosi disegni, incisioni.

Ma la vera star è naturalmente Montanelli, di cui tutto si è detto e scritto. Due lauree, anzitutto, in Giurisprudenza e in Scienze politiche. Ma soprattutto la passione per la scrittura. Iniziò nei primi anni Trenta sull’Universale di Berto Ricci e su altre testate. Volontario in Etiopia, iniziò la pubblicazione delle sue prime opere a carattere letterario. In settant’anni di attività giornalistica – e quasi un secolo in cui ha incontrato molti protagonisti del Novecento – ha lasciato migliaia di articoli e una cinquantina di libri. Dall’attualità politica alla divulgazione storica – la “Storia d’Italia” fu il suo più grande successo. Dalla narrativa ai ritratti e agli incontri con i grandi, dunque reportage da tutto il mondo. Dopo collaborazioni con Il Messaggero, il Corriere della Sera, L’Europeo, Oggi, La Domenica del Corriere, nel 1974 fondò il Giornale, di cui fu direttore per vent’anni e La Voce, dal 1994 al 1995.

Giornalista errante, la seconda parte della sua vita l’ha trascorsa tra Milano e Roma. Di queste due città, la Fondazione di Fucecchio ha ricostruito magistralmente gli studi del Principe dei giornalisti, dietro a due porte che danno sulla sala affrescata. A Milano, per sua ammissione, Montanelli deve tutto. Lo studio conserva oggetti che accompagnavano la sua vita quotidiana, tra cui la poltrona preferita, la famosa “Lettera 22” e la sua scrivania con fotografie di familiari e amici. La libreria laccata conserva vari volumi e collane su diversi soggetti – dall’arte alla storia. Non così diverso lo studio di Roma, nella porta di sinistra guardando il salone, affacciato sulla contrada. Questo studio faceva parte della casa di piazza Navona dove Colette Rosselli, moglie di Montanelli, aveva abitato fino alla sua morte (1996). La scrivania fu un dono fatto a mano da Emilio Bassi, già sindaco di Fucecchio.

Anche lo studio romano è più ricco di memorabilia, tra cui alcuni oggetti portati dalla spedizione in Etiopia, bastoni da passeggio, libri su libri ed una scrivania affollata di oggetti – tre delle cinque ultime sigarette lasciate da Montanelli sono smarrite. Tra le fotografie, spiccano quelle dei genitori, Sestilio Montanelli e Maddalena Doddoli. Ma anche degli amici Leo Longanesi, Dino Buzzati, Giovannino Guareschi e Giuseppe Prezzolini. Alcuni volumi hanno la dedica manoscritta a Montanelli. La poesia “Se” di Rudyard Kipling, la preferita, è esposta vicino alla porta, così come uno scritto di Jean Jaurès. Ma oltre le stanze, nel lato sinistro del primo piano, c’è la sezione archivi e la biblioteca. Il settanta per cento dei volumi liberamente consultabili apparteneva a Montanelli. Un altro cimelio: la macchina da scrivere nera Ico Olivetti davanti alla famosa fotografia del giovane col cappello chino a comporre un articolo seduto per terra.

Una parete gli rende omaggio con una serie di caricature e disegni con dedica. Un primo piano a pastello dell’anziano Montanelli è a firma di Lauro Azzolini e Franco Bonisoli, i due attentatori che il 2 giugno 1977 “gambizzarono” il direttore del Giornale Nuovo fuori dall’hotel Manin a Milano. «Al di qua, della politica, dei mestieri, delle logiche contrapposte, delle faziosità imperanti e della congerie del disumano vivere, a volte, coraggiosa – molto più che ‘spararsi’ a distanza – una pagina altra si inscrive di valori nel palmo di un sentire all’unisono ricambiato con la ‘stretta di mano’ fra uomini. Con rispetto e stima S. Vittore Aprile 1987». In vetrina, alcuni libri scelti e commentati da Montanelli, scritti dagli amici Guido Piovene, Mario Missiroli, Giovanni Papini, Luigi Barzini, Panfilo Gentile, Giovanni Spadolini, Emilio Cecchi. La biblioteca conserva i lavori di Montanelli, alcuni dei quali in preziose edizioni originali e introvabili.

La stanza-studio funge anche da emeroteca – abbellita con primi piani di Montanelli ed opere su di lui, dalle più antiche a quelle recenti. Ampi volumi verdi raccolgono gli articoli. La Fondazione fa sapere che è in corso l’acquisizione di articoli pubblicati presso il Corriere ed altre testate, mentre conserva il carteggio e i fondi di Montanelli, Checchi, Rosario Poma, Piero Malvolti, Giangiacomo Micheletti, Adriano Lotti. Infine, un ritorno al territorio, su cui la Montanelli-Bassi insiste e dove il Nostro era nato e cresciuto. Ed è anche sepolto. Per completare il tour nel “Montanelli’s world” occorre infatti recarsi al cimitero di Fucecchio, ai margini del comune, sulla pianura della provinciale. La tomba di famiglia ospita le ceneri del giornalista in un’urna di legno chiaro. Sopra, i loculi della madre e del padre – entrambi, come il figlio, scomparsi ultranovantenni. Indro Montanelli è morto a Milano il 22 luglio 2001.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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