Antisemitismo, uno studio allarmante in Italia

A ottant’anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il 27 gennaio 1945, la Giornata della Memoria assume quest’anno un significato ancora più profondo a causa dell’incremento dell’antisemitismo. In un momento storico di crescenti tensioni e manifestazioni di odio antiebraico, è urgente ricordare gli orrori dell’Olocausto. Quel giorno, quando le truppe sovietiche entrarono nel campo, rivelarono al mondo l’inimmaginabile. Le prove di un genocidio sistematico, scientifico, intenzionale, pianificato, che aveva causato la morte di oltre un milione di persone nel complesso di Birkenau. Le modalità del genocidio hanno contribuito a rendere la Shoah un unicum. Da allora si è sviluppato un culto della memoria legato alla necessità di “sympatheia” nei confronti dei cittadini di origine ebraica. Ma l’odio antiebraico non è finito con l’apertura del cancello di Auschwitz. Una nuova ricerca intitolata “La normalizzazione del 7 ottobre”, realizzata dall’associazione italiana Setteottobre, ha rivelato dati allarmanti sull’antisemitismo nel paese.

Presieduta da Stefano Parisi, l’organizzazione è indipendente e apolitica. Ha svelato che nell’ultimo anno sono stati pubblicati 268.320 post antisemiti in Italia. Un aumento del quattrocento per cento degli atti antisemiti rispetto al 2023. Ma il dato più allarmante riguarda il fatto che il novantaquattro per cento degli ebrei italiani ha dichiarato di aver subito atti di antisemitismo. Questo ha reso l’Italia uno dei paesi dell’UE con il più alto tasso del fenomeno. I dati di Setteottobre sono confermati dalle analisi di diverse organizzazioni – il Cdec-Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea, l’Eufra-EU Agency for Fundamental Rights e il Jewish People’s Experience and Perceptions of Antisemitism. L’allarme dell’aumento dell’antisemitismo in Italia s’inserisce in un contesto globale preoccupante. Lo ha evidenziato anche l’Alto Commissario dell’ONU per i diritti umani, Volker Türk, in una lettera aperta del 9 gennaio 2025. Qui si legge come ci siano «segnali preoccupanti di una recrudescenza dell’antisemitismo».

Essi si manifestano attraverso attacchi agli ebrei, molestie negli spazi pubblici e un crescente odio online. La ricerca di Setteottobre e l’analisi di Türk convergono su un punto fondamentale. Che l’antisemitismo è un’ideologia velenosa con radici nel bigottismo e nel razzismo, che si manifesta in molteplici forme. «Dal pregiudizio e dallo stigma ai pogrom e, infine, al genocidio». Come ricorda Türk citando Anne Frank, «ciò che è stato fatto non può essere cancellato, ma si può evitare che si ripeta». Setteottobre mette in luce una «pericolosa mistificazione della realtà» dopo l’attacco a Israele del 7 ottobre 2023, che si manifesta attraverso un nuovo antisemitismo. Un fenomeno si sta diffondendo capillarmente attraverso diversi canali. Sui social media, nelle piazze, scuole ed università. La situazione è stata denunciata da Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Corriere della Sera, 8 ottobre 2024).

Di Segni ha parlato di «una regia che orienta coscienze, che paga, finanzia, indottrina e recluta, che usa i canali del fondamentalismo». E ha evidenziato come molte persone si pronuncino «senza conoscere i luoghi, il contesto, la stessa geografia appiattendosi su slogan assurdi». L’analisi condotta sui messaggi apparsi sui social ha identificato quattro narrative dominanti nella propaganda Pro-Pal, efficaci nel galvanizzare i settori giovanili e universitari. 1) La legittimazione del pogrom del 7 ottobre 2023, che viene presentato come “resistenza”, negando le atrocità e giustificando il genocidio. 2) La normalizzazione dell’accusa di genocidio contro Israele, attraverso la demonizzazione della democrazia israeliana. 3) La rappresentazione distorta di Israele come oppressore, basata su notizie false o manipolate. 4) Il ricorso all’armamentario dell’antisemitismo classico, attribuendo ai sionisti oggi, come agli ebrei ieri, l’intenzione di controllare potere ed informazione, fino all’accusa infamante di fare commercio di organi dei palestinesi.

Un aspetto delicato, evidenziato sia da Setteottobre che dall’Alto Commissario, riguarda la distinzione tra critica legittima e antisemitismo. Tuttavia, in molti casi questa linea viene oltrepassata, soprattutto quando si attribuisce a tutti gli ebrei – non-israeliani – la responsabilità delle azioni del governo di Tel-Aviv. È successo l’anno scorso alla Senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz. Setteottobre ha documentato come il movimento Pro-Pal in Italia non abbia nulla di spontaneo. Al contrario, si configura fin dalla sua nascita come una piattaforma di propaganda pro-Hamas, che mira a diffondere e normalizzare in Occidente gli obiettivi e gli slogan del terrorismo islamico, puntando alla distruzione dello Stato di Israele. La ricerca evidenzia come le associazioni islamiche e palestinesi legate a Hamas siano riuscite a creare una saldatura comunicativa tra i vecchi temi dell’antisemitismo e antioccidentalismo, puntando sulla demonizzazione degli ebrei come rappresentanti d’Israele.

In una lettera a ottantacinque rettori universitari, Parisi ha sottolineato come la propaganda antisemita e antisraeliana sui social stia travolgendo molti giovani, «vittime di una grave e profonda incultura ed eredi di una longeva e mai sradicata tradizione antisemita». Il presidente di Setteottobre ha evidenziato come questo fenomeno, sebbene «minoritario nei numeri ma attivo fino alla sopraffazione», stia rendendo «pressoché impraticabile un confronto democratico e lo sviluppo dello spirito critico» negli atenei. La ricerca si conclude con un appello urgente a fermare questa «potente macchina di propaganda antisemita» prima che sia troppo tardi. Si sottolinea la necessità di aprire nelle università un confronto approfondito su una questione che rischia di diventare «letalmente incandescente» se non affrontata con adeguati strumenti culturali, arricchita dalla discussione e da una conoscenza libera dalla propaganda.

Oggi, come prima e dopo la Guerra, la lotta all’antisemitismo richiede un approccio che combini la condanna di odio e discriminazione con la capacità di mantenere uno spazio per il dialogo e il rispetto dei diritti umani di tutti. Richiede una differenziazione tra Stato di Israele ed ebrei. Richiede il rigetto del pregiudizio, nonché uno sviluppo della conoscenza delle tematiche controverse. Perché il fatto che la signora Segre – classe 1930 – debba, nel 2025, girare con la scorta a Milano è inaccettabile. Perché il fatto che cittadini italiani di religione o ascendenza ebraica non si sentano sicuri nel loro Stato è inammissibile. Ricordare gli ottant’anni dalla fine della Shoah per mano dei nazionalsocialisti e i loro sodali vuol dire anche prendere sul serio i dati di Setteottobre ed altri istituti. L’allarme testimonia quanto sia importante – e fragile – la memoria. E quanto sia necessario mantenerla viva – educando e testimoniando.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore magazine)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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