Brand e ricchezza

Ricchi. Anzi: ricchissimi, grazie al brand. Con i loro prodotti hanno cambiato una generazione. Hanno travolto il secondo Novecento, prendendo in tempo il treno del successo, con l’intuizione giusta. Molti di loro la ricchezza l’hanno ereditata e sono solo i figli o nipoti del “genio” che ha ideato il brand e lo portano avanti in un mercato sempre più globalizzato. Gli iniziatori (e rispettivamente i continuatori) si adattano al mondo che cambia e adattano il loro brand alle esigenze del cliente. La lista dei ricchi è veramente lunga. Forbes la pubblica ogni anno e l’aggiorna.

I Paperon de’ Paperoni del brand hanno raggiunto vette di ricchezza stellare. Amancio Ortega li batte tutti, con un patrimonio di oltre sessanta miliardi di dollari, derivanti dai cappotti e magliette di Zara. Al secondo posto, Liliane Bettencourt (morta un anno fa a novantacinque anni) con un patrimonio di quaranta miliardi, che ereditò dal padre Eugène Bettencourt l’azienda di cosmesi L’Oreal nel 1957, che di lì a poco sarebbe stata trasformata in una grande multinazionale. Al quarto posto gli eredi di Erling Persson, fondatore di Hennes & Mauritz, meglio nota come H & M.

La casa d’abbigliamento svedese – che opera in oltre sessanta paesi nel mondo – è amministrata da Stefan Persson, un assett da ventiquattro miliardi di dollari. Da separare, questi Rocker Duck, dal listone degli uomini più ricchi in assoluto. Nel 2018 sito “howmuch.net” ha messo in evidenza quali siano le più grandi aziende per settore. Non solo, quindi, le grandi multinazionali che hanno a che fare con l’abbigliamento, ma anche quelle che producono articoli tecnologici, automobilistica, servizi finanziari, giocattoli. Apple (con un valore di oltre 182 miliardi di dollari) fa a pugni con Google (sotto di cinquanta miliardi rispetto alla mela di Steve Jobs e Steve Wozniak). Al terzo posto Microsoft (il cui marchio vale 100 e passa miliardi), poi Facebook e Amazon (novantaquattro, rispettivamente settanta miliardi di brand value).

Passando al settore auto, Toyota è sopra tutti, con i sui quarantaquattro miliardi. Di un terzo in meno BMW, al secondo Mercedes (trentaquattro miliardi), il quarto Honda (venticinque miliardi). Passando al retail, la famiglia più ricca d’America – i Walton – possiede il marchio Walmart (quasi venticinque miliardi di dollari). Simile valore, ma nel campo dei servizi finanziari, di Visa e American Express. L’azienda del papà di Topolino – leader nel settore “leisure time” – ha d’altra parte un valore di brand di quarantasette miliardi, superando così il colosso LEGO fondato da Ole Kirk Kristiansen nel 1916.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’universo)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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