La parola di Chandra Candiani diventa nuvola

Essere nuvola (Einaudi 2026) di Chandra Candiani raccoglie versi scritti tra il 2023 e il 2026. La parola, per l’autrice, è come una creatura fragile che nasce, si perde e ritorna. Si ammala, fugge, cerca una voce capace di accoglierla senza dominarla. È nel sogno, luogo di metamorfosi e rivelazione, che prende forma uno spazio interiore in cui la poesia tenta di dare dimora a ciò che è vulnerabile e messo a tacere. Il filo conduttore della raccolta è un percorso in cui la natura non è mai sfondo, ma presenza attiva, custode di un sapere più antico dell’umano. L’io impara a riconoscersi parte di una trama più vasta, facendosi cervo, pesce, lepre, faggio, fino a dissolversi in nuvola. Ovvero, figura di transito, di libertà. Ogni creatura diventa soglia. Ogni paesaggio una domanda sulla possibilità di abitare il mondo con più tenerezza.

Il libro si apre su un’immagine onirica del sonno, rappresentato come una belva sfinita che vaga senza meta, capace di offrire solo vecchi sogni come dimora ai morti. Nei testi successivi Candiani mette in scena la parola stessa come un essere vivo e fragile. Derubata, spezzata, scacciata, ma capace di cercare chi scrive, affamata di essere pronunciata. Portatrice di notizie da un altro paese e da un altro tempo. In una poesia i libri possono essere posati a terra senza mancanza di rispetto, perché vengono proprio dalla terra. Altrove le parole si ammalano e si rifugiano sottoterra, descritte come povere, ma da pronunciare, da mettere al mondo e a cui dare una dimora. Ricorrono immagini tratte dal mondo naturale. Un pero che sogna mentre la notte gli cade addosso. La brama di sbocciare accostata alla paura di appassire. L’autunno colto come stagione in cui tutto cade e, insieme, nulla manca.

Un altro nucleo tematico riguarda la morte e l’impermanenza: il ricordo di un tempo in cui la morte non c’era ancora, solo una perplessità tra i passaggi. La promessa di restare accanto a qualcuno nel suo bene; l’immagine di sé come manovale della propria interezza. Ma anche la simmetria misteriosa attribuita alla morte, che diventa, una volta consegnata la propria storia, una libertà vertiginosa. Candiani non arretra davanti alle ferite del presente. Vi si intravedono un mare colmo di corpi e l’esercizio instancabile dell’indifferenza verso l’altro, il sentirsi vivi, ma non reali, il gesto quotidiano di raccogliere pezzi di cuore tra le lenzuola. E la figura di una bambina che spala neve e raccoglie brividi, saldandoli insieme. Chiude la raccolta il gesto che ne restituisce il titolo: disarmare i propri pensieri, guardarli sbiadire, accompagnarli fino al bordo della quiete e lasciarsi andare, fino a diventare nuvola.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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