Eni, quel Cane a Sei Zampe che corre veloce

Eni accelera tra risultati solidi, buyback, nuove partnership e fiducia degli analisti. L’Ente Nazionale Idrocarburi si colloca tra i principali protagonisti del settore energetico europeo, grazie a una strategia che combina crescita della produzione, disciplina finanziaria, sviluppo internazionale e investimenti nelle tecnologie della transizione energetica. Oggi il gruppo si distingue per la capacità di generare cassa, valorizzare i propri asset e creare nuove opportunità industriali. Eni rappresenta uno dei simboli dell’industria italiana nel mondo. Le sue origini risalgono agli anni Cinquanta, quando Enrico Mattei diede vita a un progetto destinato a modificare gli equilibri energetici nazionali e internazionali. L’obiettivo era garantire all’Italia una maggiore indipendenza energetica e costruire relazioni dirette con i Paesi produttori di petrolio e gas. Ma nel corso dei decenni Eni è cresciuta fino a diventare una multinazionale presente in numerosi Paesi. E ha sviluppato competenze che spaziano dall’esplorazione e produzione di idrocarburi alla raffinazione.

Ancora oggi il modello industriale costruito da Mattei sembra uno dei punti di forza del gruppo. La capacità di instaurare partnership strategiche con Governi e operatori locali ha consentito alla società di consolidare una presenza forte in Africa, Medio Oriente, Asia e America Latina. Negli ultimi anni, inoltre, Eni ha progressivamente ampliato il proprio ruolo anche nei segmenti della transizione energetica, attraverso lo sviluppo di nuove società dedicate e l’ingresso in filiere industriali innovative. Non a caso, sul fronte dei risultati, il primo trimestre 2026 ha evidenziato una resilienza operativa. La produzione di petrolio e gas è cresciuta del 9 per cento rispetto al 2025. E ha raggiunto circa 1,8 milioni di barili al giorno. Si tratta di un dato significativo considerando il contesto caratterizzato da volatilità dei prezzi energetici e incertezze geopolitiche. La crescita è stata sostenuta dall’avvio di nuovi progetti e dall’apporto delle nuove scoperte di giacimenti.

L’utile netto rettificato (ovvero il profitto di un’azienda calcolato escludendo le voci di costo o di ricavo straordinarie e non ricorrenti) del trimestre si è attestato a circa 1,3 miliardi di euro, mentre il risultato di esercizio ha superato i 3,5 miliardi. Un modello di business che ha permesso alla società di sostenere simultaneamente investimenti industriali, distribuzione di dividendi e programmi di riacquisto di azioni proprie. La capacità di generare flussi finanziari consistenti e continui è considerata uno dei principali punti di forza del gruppo. Rilevante è stata la decisione di rafforzare, appunto, il programma di buyback (riacquisto delle azioni emesse in passato). La crescita industriale continua, d’altra parte, attraverso nuove operazioni strategiche. Annunciata in giugno, tra le più importanti figura la nascita di Searah, joint venture costituita da Eni e PETRONAS. La nuova società è controllata in maniera paritetica dai due gruppi e riunisce attività in Indonesia e Malesia.

Il portafoglio comprende 19 asset dedicati alla produzione e allo sviluppo del gas naturale, centrale nella fase di transizione energetica. Searah partirà da una produzione di circa 300mila barili equivalenti giornalieri, con l’obiettivo di superare quota 500mila barili equivalenti nel prossimo futuro. L’operazione rafforza la presenza di Eni nel Sud-Est asiatico, una delle aree con le migliori prospettive di crescita della domanda energetica mondiale. Accanto al gas naturale, Eni continua a investire nelle tecnologie emergenti. In questa direzione, si inserisce l’accordo annunciato in maggio da Eni Industrial Evolution e FIB. Finalizzato allo sviluppo di una filiera industriale dedicata alle batterie al litio ferro fosfato, il progetto punta a creare capacità produttiva nazionale nel settore dell’accumulo energetico. L’iniziativa si situa all’interno di una strategia più ampia che vede il gruppo impegnato nello sviluppo di nuove attività industriali accanto al business tradizionale – grazie a piattaforme come Plenitude e Enilive.

Negli ultimi mesi numerose banche d’affari hanno confermato valutazioni positive sul titolo. In giugno, la banca d’affari Jefferies mantiene una raccomandazione Buy con prezzo obiettivo a 30 euro per azione, mentre UBS a 29 euro. I target risultano superiori alle quotazioni registrate nelle ultime settimane e testimoniano la fiducia delle case d’investimento nelle prospettive di crescita del gruppo. In particolare, UBS individua diversi elementi di forza nella strategia industriale di Eni e ritiene che le previsioni di crescita della produzione formulate dal management siano prudenti, lasciando spazio a ulteriori miglioramenti. UBS sottolinea la forte disciplina finanziaria del gruppo, evidenziando come il management continui a privilegiare efficienza e redditività degli investimenti piuttosto che un’espansione indiscriminata della spesa. Secondo l’istituto bancario elvetico, il colosso del Cane a Sei Zampe è un profilo interessante nel settore, grazie alla combinazione di crescita produttiva, solidità patrimoniale e capacità di flusso di cassa.

Anche Jefferies mantiene una visione costruttiva sul titolo. E sottolinea come il nuovo piano strategico abbia rafforzato il profilo di crescita della società, migliorando le prospettive di generazione di cassa e la remunerazione degli azionisti. Le valutazioni di Jefferies evidenziano infine il potenziale ancora inespresso di diverse attività del gruppo e la capacità del management di creare valore attraverso partnership e valorizzazioni industriali. Più in generale, il consenso degli analisti continua a essere positivo sul gruppo. Gli analisti apprezzano soprattutto la crescita della produzione, la forte esposizione al gas naturale, la capacità di mantenere una generazione di cassa robusta. E anche – si capisce osservando i tempi – il contributo delle attività a basse emissioni.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su Il Federalista)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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