Giuseppe Cruciani senza filtri contro l’ipocrisia

In Ipocriti (Cairo 2025) Giuseppe Cruciani porta su carta i temi della sua trasmissione “La Zanzara” su Radio24. Con linguaggio franco e senza peli sulla lingua, il giornalista esplora il celebre linguaggio inclusivo, l’occupazione della Rai, l’ossessione per il fascismo, il “delirio” femminista, un certo perbenismo sinistroide e un falso bigottismo. Una lunga lista di “doppiopesismo” e moralità affrontata con il suo tono irriverente. «Non considero un valore la coerenza, anzi apprezzo chi nella vita cambia idea», esordisce l’ex radicale. «Mi fanno incazzare, però, coloro che predicano bene e razzolano male, quelli che sbandierano ai quattro venti la loro moralità, il loro buonismo, la loro umanità, ma in realtà si comportano diversamente». Secondo l’autore, l’ipocrisia regna sovrana. Si parte dal fantasma del fascismo, che non c’è più. Il fascismo immaginario … Una vera e propria ossessione. Un modus vivendi, un’arma contro gli avversari.

«Tutto il mondo autoproclamatosi progressista si eccita quando sente odore di fascio, poiché l’antifascismo è scorciatoia». Il fascismo immaginario serve a serrare i ranghi, a ritrovarsi stretti nei cortei. A darsi un tono. Per una parte della sinistra, tutti, a turno, sono fasci, fasciopopulisti, fasciosovranisti, tecnofasci. In sostanza, «fascista è tutto quello che non piace ai progressisti». Naturalmente, chiarisce Cruciani la discrepanza emerge quando a fare certe cose è la sinistra. Se gli insulti vanno da destra a sinistra, diventano incitamento all’odio; se invece vanno da sinistra a destra, sono libere opinioni. Gli ipocriti dell’antifascismo hanno sempre bisogno di martiri. Del fascismo, però, non si vede traccia: nessuna legge liberticida, nessuna marcia su Roma, nessuna censura, nessuna fine dello Stato di diritto, nessuna morte della democrazia. I tutori dell’ordine guadagnano pochissimo, se si considera il compito fondamentale che svolgono.

La sicurezza è il fondamento della democrazia. Cruciani elogia il poliziotto: gli agenti vengono spesso vilipesi e maltrattati dai delinquenti. «Chi blatera di svolta autoritaria, o di repressione del dissenso, o è in malafede, oppure è semplicemente un cretino». Nel corso del 2024 si sono svolte oltre dodicimila marce di protesta – e davvero si parla di Paese illiberale? Ricorda Cruciani di aver detto una volta alla radio che coloro che usano violenza contro le forze dell’ordine andrebbero puniti più severamente. Scandalo. «Lo sfollagente è lo strumento che riporta ordine dove la libertà viene minacciata», sostiene. «Il manganello si trasforma in quel momento nel simbolo dello Stato che protegge i più deboli, altro che repressione e autoritarismo». Cruciani se la prende con le star che non si limitano a cantare, recitare o ballare. Ma devono costantemente esibire il loro impegno sociale.

«La vera ribellione è andare contro il pensiero unico, riconoscere che questa destra è arrivata al governo perché la gente l’ha scelta». L’ipocrisia del “fascismo alle porte”, del pericolo autoritario, l’antifascismo con la pancia piena e in assenza di fascismo sono diventate un’epidemia. Scrive Cruciani che vorrebbe una televisione di Stato in gran parte privatizzata, lontana dalle incursioni di questo o quel partito. Se la sinistra occupa la tv di Stato è democrazia. Lo fa la destra? Fascismo! Se si fosse onesti, bisognerebbe dire che prima di TeleMeloni ci sono state TeleDraghi, TeleConte, TeleGentiloni, sostiene. Altro capitolo è dedicato all’ipocrisia dell’accoglienza. Facile essere buoni, accoglienti, inclusivi, samaritani: il conto, spesso salato, lo pagano gli altri. «In Vaticano, anziché porgere la mano e la guancia, porgono le manette».

Capitolo droga. Cruciani è favorevole, o meglio, favorevole alla totale liberalizzazione. Oggi si riempiono le celle, già strapiene, di condannati per reati minori legati allo spaccio. E non è che in carcere diventino migliori. Quando escono, proseguono come prima, se non peggio. In Italia un detenuto su tre è in galera per reati legati agli stupefacenti. La droga è già libera, commenta amaramente l’autore. «Il libero scambio tra persone consenzienti porta sempre maggiore pace sociale e maggiore ordine. Dove c’è repressione di cose che non andrebbero represse, e dove si reprime per mero moralismo, i desideri trovano sempre la loro via». Capitolo sulla prostituzione: l’esibizione del corpo a fine di lucro è un tabù. L’oscurantismo regna sovrano. «Il moralismo è sempre stato una comoda spada da agitare strumentalmente contro i nemici».

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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