Henri de Toulouse-Lautrec, il cronista visionario della Belle Époque

Già dalla cassa, addobbata come una stazione della metropolitana parigina color scarabeo, si ha la sensazione di essere stati catapultati alla fine del XIX secolo: al Museo degli Innocenti di Firenze, fino al 7 giugno, si può infatti visitare la mostra dedicata a Henri de Toulouse-Lautrec, “Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”. Il percorso accompagna il visitatore nella Montmartre del tempo, attraverso i ghirigori dell’Art Nouveau. Tutto sembra trasformarsi in una porta temporale verso una città che ancora oggi continua a vivere nell’immaginario collettivo. Si immaginano le carrozze che avanzano, i lampioni tremolanti, il rumore dei passi sui sanpietrini e il brusio nei caffè. Il fruscio delle sete degli abiti e i dettagli degli accessori restituiscono l’immagine di una metropoli in piena trasformazione. Immagini di cappelli, bombette, bastoni da passeggio, redingote, baffi appuntiti e ombrellini accompagnano il visitatore dentro un’epoca in cui progresso, divertimento e rivoluzione culturale convivevano.

La Belle Époque è stata una stagione in cui Parigi non cambia soltanto aspetto, ma reinventa completamente il rapporto tra arte e società. La capitale francese diventa il luogo dove convivono innovazione tecnica, nascita del cinema, vita notturna, cultura visiva e nuove forme di comunicazione pubblicitaria. La mostra fiorentina ricostruisce proprio questo mondo, raccontando come il manifesto artistico si trasformi in uno strumento rivoluzionario capace di portare l’arte fuori dai musei e dentro le strade. L’esposizione propone un lungo viaggio storico-artistico che attraversa la seconda metà del XIX secolo fino allo scoppio della Grande Guerra. In questo universo cresce Toulouse-Lautrec, artista capace di raccontare come pochi la modernità nascente. Che emerge come pittore, illustratore e grafico innovativo, capace di tradurre l’anima dei cabaret, dei teatri e della vita notturna. Ballerine, prostitute, cantanti, artisti di varietà e personaggi marginali sono i protagonisti delle sue opere.

La mostra presenta anche importanti opere provenienti dalla collezione Wolfgang Krohn di Amburgo, accanto a lavori di Alphonse Mucha, Georges de Feure e Jules Chéret, protagonisti della stagione dell’Art Nouveau europea. Aristocratico di nascita ma bohémien per scelta, raffinato e ribelle allo stesso tempo, Toulouse-Lautrec interpreta la vita di Montmartre, quartiere ancora campagnolo che alla fine dell’Ottocento diventa rifugio di artisti, musicisti ed emarginati. La mostra è amplissima. Raccoglie oltre 178 opere grafiche e circa 80 oggetti tra arredi e manufatti d’epoca. Non si limita a raccontare l’artista. Ricostruisce, anzi, un’intera atmosfera culturale fatta di contrasti, sogni, conquiste sociali e rivoluzioni estetiche. È un mondo che ancora oggi appare incredibilmente moderno. Tutto è avvolto da quella bellezza che nella Parigi di Montmartre trovò una delle sue massime espressioni. Tra caffè, circhi e teatri, Toulouse-Lautrec riesce a cogliere sentimenti e fragilità umane.

L’artista nasce ad Albi nel 1864 in una famiglia aristocratica. I genitori, cugini tra loro, appartengono a due casate nobiliari. Dopo la separazione dei genitori vive con la madre e si trasferisce a Parigi. Fin da bambino mostra una predisposizione per il disegno. Ma la sua salute è fragile. Soffre di picnodisostosi, una rara malattia genetica che compromette la crescita delle ossa. Durante l’adolescenza si frattura il femore sinistro e poco dopo anche il destro. Da quel momento la crescita delle gambe si arresta. Nonostante le difficoltà, Lautrec sviluppa uno sguardo sensibilissimo sul mondo e sull’umanità che lo circonda. A sedici anni frequenta lo studio del pittore René Princeteau, specializzato in animali e scene militari. Inizia a dedicarsi soprattutto al disegno di cavalli e cani. Non viene ammesso all’Accademia di Belle Arti, ma entra nell’atelier di Fernand Cormon, dove incontra altri giovani artisti destinati a cambiare l’arte moderna.

Vive nello stesso stabile di Edgar Degas, conosce Vincent Van Gogh e apre il suo studio. Qui frequenta cabaret, café-concert, sale da ballo e locali notturni diventando uno dei protagonisti della vita bohémien parigina. Conosce Suzanne Valadon – madre di un altro nottambulo di Montmartre, Maurice Utrillo – con cui vive una relazione tormentata. Incontra ballerine, prostitute, musicisti e impresari teatrali che diventeranno i protagonisti delle sue opere. Toulouse-Lautrec non osserva questi personaggi dall’esterno. Vive con loro, ne condivide eccessi e malinconie. È proprio questa partecipazione a rendere i suoi manifesti e ritratti autentici. Mentre molti artisti continuano a idealizzare la figura umana, lui sceglie di raccontarne fragilità, difetti e imperfezioni. Nei suoi lavori non esiste la ricerca della bellezza accademica. Toulouse-Lautrec vuole mostrare la verità delle persone e dei luoghi che frequenta. Jane Avril, Yvette Guilbert e Aristide Bruant diventano figure immortali grazie a lui.

Dietro l’esplosione di immagini e colori che invade la Parigi fin de siècle si nasconde una rivoluzione tecnica destinata a cambiare per sempre il rapporto tra arte e comunicazione. Le basi vengono poste nel 1798 da Alois Senefelder con l’invenzione della litografia, ma è Chéret a rivoluzionare il settore a partire dal 1866 nella sua tipografia parigina. Fino a quel momento la stampa a colori era considerata semplice prodotto commerciale, mentre solo quella in bianco e nero godeva di dignità artistica. Chéret cambia tutto grazie a una tecnica innovativa che permette ai pigmenti di mescolarsi sulla carta creando nuove sfumature cromatiche. Bastano poche lastre di pietra per ottenere stampe policrome di straordinaria qualità. Toulouse-Lautrec perfeziona questa tecnica disegnando sulla pietra litografica. Il colore smette così di essere imitazione della realtà e diventa strumento espressivo puro. Nasce una nuova estetica moderna, immediata.

La mostra dedica ampio spazio anche all’Art Nouveau, il movimento che cerca di portare la bellezza dentro la vita quotidiana. Non più soltanto quadri e sculture, ma anche mobili, lampade, vetri, vasi, gioielli e oggetti d’uso comune diventano opere d’arte. In mostra si possono ammirare lampade di Gallé e Louis Comfort Tiffany, immagini di Paul Berthon, manifesti di Mucha, opere di Henri-Gabriel Ibels e Alexandre Steinlen. La pubblicità si trasforma in arte colta e sofisticata. A Parigi la Maison de l’Art Nouveau di Siegfried Bing diventa il centro di questa rivoluzione estetica, mentre nascono laboratori e manifatture dedicate al nuovo gusto decorativo. Le vetrerie Daum di Nancy realizzano lampade che sembrano sbocciare dalla materia, mentre Gallé plasma il vetro come fosse un organismo vivente. Anche il design dei mobili cambia. L’Art Nouveau dimostra che la bellezza non deve essere privilegio di pochi, ma può diventare parte integrante della vita moderna.

È la stessa filosofia che anima i manifesti di Toulouse-Lautrec, che trasformano gli anfratti di Parigi in una gigantesca galleria d’arte. Nel mondo delle maisons closes di Montmartre. Proprio lì trova uno dei pochi ambienti dove non sentirsi giudicato a causa della sua deformità. Tra quelle donne nasce un rapporto di confidenza autentica che gli permette di raccontarne la quotidianità con una sincerità rivoluzionaria. La celebre serie litografica “Elles” rappresenta uno dei vertici assoluti della sua produzione. Le prostitute vengono ritratte mentre si lavano, si pettinano, dormono o aspettano i clienti. Toulouse-Lautrec elimina ogni teatralità e restituisce dignità umana a figure che la borghesia preferiva ignorare. Non cerca sensazionalismo o erotismo facile. Inizialmente la serie non viene compresa dal pubblico, anche a causa del prezzo elevato e della crudezza. Oggi appare come uno dei racconti più profondi della condizione umana nella Parigi fin de siècle.

L’allestimento del Museo degli Innocenti punta molto sull’esperienza immersiva. Specchi, giochi di luce, proiezioni e installazioni accompagnano il visitatore dentro il mondo del Moulin Rouge e dei cabaret di Montmartre. Le immagini si riflettono continuamente sulle pareti e sembrano dialogare con chi osserva. Toulouse-Lautrec non giudica mai i suoi soggetti. Li osserva con una delicatezza che rende ancora oggi le sue opere sorprendentemente contemporanee. Il percorso finale affronta anche il drammatico declino umano dell’artista. Nel 1899 viene ricoverato in una clinica psichiatrica a causa dell’alcolismo e delle conseguenze della sifilide. Dopo un breve miglioramento, le condizioni peggiorano rapidamente. Nel 1901 viene colpito da apoplessia e muore il 9 settembre. Ha appena trentasei anni. Eppure, il suo sguardo continua ancora oggi a raccontare la nascita della modernità europea, restituendo tutta la fragilità e la bellezza di un mondo sospeso tra sogno e inquietudine.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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