Con Leonardo, l’Italia motore della nuova difesa europea

L’italiana Leonardo occupa una posizione centrale nel racconto industriale europeo. Non soltanto come grande gruppo della difesa e dell’aerospazio, ma anche come una delle aziende che meglio rappresentano la mutazione del settore negli ultimi anni. Meno conglomerato tradizionale, più piattaforma tecnologica integrata, capace di muoversi tra elicotteri, velivoli, elettronica, cybersicurezza, spazio, radar, sistemi terrestri, architetture digitali e partnership integrate con grandi gruppi. La società, con sede a Roma, affonda le sue radici in Finmeccanica, nata nel 1948. Nel corso dei decenni ha incorporato una serie di attività industriali italiane, dall’aeronautica all’elettronica, fino ad assumere l’attuale nome, scelto nel quadro di un generale rinnovamento che ha accompagnato la trasformazione del gruppo da holding pubblica composita all’attuale campione internazionale della sicurezza e delle alte tecnologie. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze resta il principale azionista, mentre la presenza globale di Leonardo conta 180 siti e 60mila dipendenti.

La società arriva da una genealogia industriale che comprende Agusta, Oto Melara, Officine Galileo, Selenia, Aeritalia, Alenia: una costellazione di nomi che costituiscono l’ossatura del tech italiano. La sua identità odierna è il risultato di una lunga concentrazione di competenze, culminata in un gruppo che presidia diversi domini della difesa. È anche per questo che Leonardo viene osservata come un indicatore dello stato dell’industria europea. In sostanza, quando Leonardo accelera – in sincronia con altri macrogruppi – non cresce solo una società, ma si muove un pezzo dell’architettura strategica continentale. I numeri più recenti offrono la misura della scala dei conflitti globali. Il gruppo ha fatto sapere qualche settimana fa di aver chiuso l’ultimo esercizio con ordini pari a 23,8 miliardi di euro (in aumento del 15 per cento), ricavi a 19,5 miliardi, in crescita dell’11 per cento, con margine operativo lordo a 1,75 miliardi.

Si tratta di dati che, letti nel complesso, raccontano un’azienda approdata a una stagione in cui la solidità patrimoniale torna a dialogare con la crescita industriale. Su questo sfondo si collocano giudizi positivi da parte degli analisti. A fine febbraio 2026, per esempio, Bank of America ha confermato una raccomandazione d’acquisto sul titolo, con un prezzo obiettivo di 62,60 euro, indicando per il quarto trimestre ordini per circa 6,1 miliardi, ricavi per 6,06 miliardi. La BofA ha poi sottolineato la presenza di catalizzatori industriali e strategici, come l’evoluzione delle aerostrutture e l’aggiornamento del piano. Più prudente il giudizio di Deutsche Bank. Che in gennaio aveva osservato come le molte opportunità di Leonardo dovessero ancora tradursi in una capacità di esecuzione pienamente percepibile. Oggi il mercato non guarda più Leonardo solo come a un produttore di piattaforme. Ma come un integratore.

È la logica che emerge con maggiore chiarezza, peraltro, nel nuovo piano industriale della società, dove si fa riferimento al Michelangelo Dome. Che secondo la società può aprire opportunità di business per 21 miliardi nel prossimo decennio, di cui 6 miliardi già inclusi nel perimetro del piano, con impatti attesi su elettronica, cyber, droni, integrazione di sistema, IA ad alte prestazioni e nuovi sistemi spaziali. Ed è qui che la storia di Leonardo si allarga e diventa il riflesso di una tendenza più vasta. La difesa europea è sì la somma di produttori nazionali, ma sempre di più un ecosistema in cui la centralità si sposta verso chi riesce a tenere insieme sensori, cloud, cyber resilience, capacità spaziali e software mission-critical. Le operazioni industriali annunciate negli ultimi mesi sono coerenti con questa impostazione generale.

L’acquisizione del business Defence di Iveco Group in marzo, ad esempio, comprendente i marchi IDV e Astra, per un valore di circa 1,6 miliardi di euro. E porta dentro il perimetro Leonardo una componente decisiva della mobilità terrestre militare. La piena acquisizione di GEM Elettronica rafforza invece il presidio sui radar e sui sistemi navali e costieri. L’acquisizione di Enterprise Electronics Corporation negli Stati Uniti allarga le competenze nel settore dei radar meteorologici e delle stazioni satellitari per la meteorologia. Tale ambito può sembrare marginale, ma esso dialoga in modo crescente con la sorveglianza, la gestione dei dati e le soluzioni ambientali. Sul fronte cyber, l’accordo vincolante per l’acquisizione della britannica Becrypt punta a consolidare la posizione di Leonardo nel Regno Unito e nel perimetro “Five Eyes”.

Il programma A2CS dell’Esercito italiano, avviato con la consegna dei primi veicoli corazzati per la fanteria da parte della joint venture Leonardo-Rheinmetall Military Vehicles, fa intravedere una direzione di marcia. Si tratta di mezzi progettati per scenari multi-dominio, caratterizzati da elevata digitalizzazione e connettività. In questo caso la collaborazione con il dirimpettaio tedesco Rheinmetall è il segno di una convergenza europea che prende forma sul terreno dei sistemi pesanti, allorquando il continente torna a interrogarsi sul rapporto tra sovranità nazionale e massa critica industriale. L’aeronautica resta comunque uno dei cuori dell’impresa Leonardo. La BofA ha pure richiamato la solidità della domanda per i velivoli, citando il contratto logistico C-27J per l’Aeronautica Militare italiana e le forniture M-346. Il recente contratto da 1 miliardo di sterline con il Ministero della Difesa britannico per 23 AW149 (elicotteri medi) viene letto dal gruppo come una conferma del radicamento industriale nel Regno Unito.

Un’altra linea di sviluppo è quella spaziale, che ha riacquistato una centralità evidente. Jefferies sottolinea che il rilancio degli investimenti pubblici nello spazio e il miglioramento del sentiment possono favorire società come Leonardo, la francese Thales e Avio – quest’ultima, fresca di entrata nel listino borsistico principale milanese FTSE MIB. Le notizie recenti convergono sul fatto che nel nuovo quadro europeo lo spazio non è più un settore separato, ma una dorsale della sicurezza, delle comunicazioni, dell’osservazione, della navigazione e della resilienza strategica. Leonardo vuol giocare un ruolo decisivo e partecipa sia direttamente sia attraverso joint venture in un perimetro che comprende anche Telespazio e Thales Alenia Space. Proprio il rapporto con Thales, del resto, dice molto della natura composita di questa industria. Vero, competitor in molti campi, ma alleato in altri. D’altra parte, il Vecchio Continente deve insieme proteggere campioni nazionali e costruire campioni europei.

Se si allarga lo sguardo alle altre grandi aziende europee del settore, il quadro si fa eloquente. La francese Dassault Aviation ha chiuso l’esercizio 2025 con 26 Rafale consegnati e 26 Rafale export ordinati, oltre a 31 Falcon ordinati, mentre la quota export della difesa ha raggiunto 7,478 miliardi di euro. Allo stesso tempo, il gruppo francese ha rafforzato la propria impronta industriale in India e continua a presidiare il segmento del combattimento aereo di fascia alta. Thales pure ha riportato una raccolta ordini di oltre 25 miliardi di euro, ancora ai massimi storici, mentre sul piano tecnologico ha evidenziato il passaggio alla produzione in serie dei radar Ground Fire per la difesa aerea, un segnale della forte domanda per sensori avanzati e sistemi antimissile. Rheinmetall, dal canto suo, continua a macinare contratti in Europa nel settore munizioni, artiglieria e veicoli, fino alle nuove iniziative sulle capacità terrestri.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su Il Federalista)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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