Il leader populista e i sovrani assolutisti

Dove vogliono arrivare i politici e i movimenti demagogico-populisti? Qual è il modello di società e di leadership a cui si ispirano quando portano avanti la loro azione politica? Il populismo deriva fondamentalmente da un sentimento di nostalgia e di reazionarismo, una voglia di tornare indietro nel tempo. Sebbene i movimenti populisti siano diversi tra loro in termini di orientamento politico – meno dal profilo dell’offerta economica –, tutti hanno implicitamente un solo obiettivo: quello di tornare al passato e offrire presunte certezze e sicurezze ai cittadini. In particolare, i modelli demagogico-populistici mirano al ritorno ad una sorta di assolutismo feudale nella società. Alla testa del quale c’è il leader populista e le cui modalità ricalcano, mutatis mutandis certi atteggiamenti dei sovrani assolutisti dei secoli scorsi.

Il leader populista si vede proiettato nella figura del monarca assoluto; decide lui all’interno della sua corte – il simulacro che ancora viene chiamato partito, ma che è tecnicamente un movimento piramidale con il boss al vertice – e si serve di ciambellani e tirapiedi che promuovono la sua immagine e il suo messaggio urbi et orbi, il più delle volte in maniera energica e con protervia. Proprio come i sovrani assolutisti. Il leader populista proclama l’esistenza e la superiorità di un solo popolo, di una sola nazione, di un solo condottiero. Egli crea artificialmente un popolo “sopra” gli altri. Nell’ottica populistica non c’è spazio per i pareri altrui, nonché le identità ed opinioni dei terzi, che vengono dileggiate, indebolite, attaccate e denigrate – oggi a parole, ieri con le catene o le esecuzioni pubbliche. Proprio come i sovrani assolutisti.

Il leader populista al governo si sente sempre sotto attacco: è una questione psicologica allocare una fetta importante al riarmo della nazione per difendere i patri confini. Se a capo di una superpotenza, il leader populista vorrà verosimilmente spaventare e affermare il proprio “spazio vitale” – alcuni parlavano di Lebensraum, qualche decennio fa – per intimorire i rivali, incrementando le spese militari. Proprio come i sovrani assolutisti. Il leader populista – e che sia in campagna elettorale e che sia al governo – ha sempre bisogno di identificare un capro espiatorio da punire e al quale addossare sempre e tutte le colpe di una malagestione dello Stato o delle situazioni complesse. Il capro espiatorio porta con sé una damnatio memoriae a livello popolare, risvegliata e istigata dal leader populista. L’indesiderato è dunque da ostacolare e cacciare: con le leggi o con il foglio di via. Proprio come i sovrani assolutisti.

Il leader populista non apprezza la stampa e le voci dissonanti in generale. Preferisce la gran cassa mediatica e le deferenze di ogni tipo da parte degli addetti all’informazione: quando questi non fanno quanto il leader desidera, vengono additati come “nemici del popolo”. Il leader populista ha una certa insofferenza nei confronti della libertà di espressione; è infastidito dagli organi informativi veramente liberi indipendenti. Proprio come i sovrani assolutisti. Il leader populista predica la politica delle frontiere. Non ama e non riconosce il libero mercato: preferisce una sorta di primordiale e dannosa autarchia. Ogni dipendenza dall’estero dev’essere bandita, anche tramite misure protezionistiche, che nel lungo termine danneggiano l’economia reale e impoveriscono il “sacro popolo”. Dove può, il leader populista alza barriere e dazi; solo così – limitando il libero scambio e il meccanismo dei prezzi e delle preferenze individuali – egli ha il controllo su ampi settori dell’economia. Proprio come i sovrani assolutisti.

Il leader populista disprezza la volontà del Parlamento. Egli avverte le pressioni del legislativo e, se alla testa dell’esecutivo, tenta di esautorarlo, di inglobarlo, o di indebolirlo in tutti i modi. Proprio come i sovrani assolutisti. Il leader populista ha paura della modernità. Non tollera il progresso, perché questo è frutto dell’opera e del lavoro dei liberi individui che inventano e s’inventano costantemente – e che dunque non sono controllabili per definizione. Meglio starsene a sguazzare nel brodo passatista, delle certezze, dell’immobilismo. La modernità non è soggetta a immediate regolamentazioni e possibilità di controllo capillare; dunque il leader populista la teme e la scoraggia per continuare ad avere il saldo monopolio su sapienza e risorse. Proprio come i sovrani assolutisti.

Il leader populista non vede di buon occhio il libero mercato e il libero commercio. Preferisce un sistema dirigista, centralizzato nelle sue mani in modo da poterne disporre come meglio crede. Lo Stato che controlla quando arriva al governo viene erto a supremo decisore di tutto – ed è incarnato nell’esecutivo – con la funzione di sorvegliare e “curare” il popolo. Proprio come i sovrani assolutisti. Il leader populista disprezza la democrazia e non accetta i limiti che questo sistema di governo impone. Sebbene elogi forsennatamente il popolo, una volta arrivato al potere, cerca di smantellare i sistemi di checks and balances. La liberaldemocrazia viene vista non solo come un pericolo o un limite al potere, ma un attentato alla propria legittimità di decisore supremo. Proprio come i sovrani assolutisti.

Ma i leader populisti e i sovrani assoluti dell’età moderna non hanno solo similitudini tra di loro; presentano anche parecchie differenze dovute principalmente all’epoca in cui operano. I sovrani assolutisti del passato non avevano bisogno di autopromuoversi agli occhi del popolino che sotto sotto disprezzavano e tassavano senza pietà. Di converso, i populisti dell’oggi sono alla costante ricerca del favore popolare. Nell’ottica populista odierna – assente in quasi tutti i sistemi assolutisti e autocratici del passato – è dunque necessaria l’ingente ridistribuzione delle prebende e del danaro pubblico a destra e a manca per comprarne il consenso.

I sovrani assolutisti del passato si circondavano di adulatori e lacchè – cosa che fanno tutt’ora i leader populisti –, ma quantomeno nelle grandi corti europee si trovavano molte grandi menti del momento. Dai letterati ai filosofi, dagli astronomi agli scienziati. Nell’ottica populistica, il sapere è simbolo dell’elitismo e del distacco dal popolo; il sapere è vilipeso e scoraggiato dal post demagogico, che fa dell’ignoranza un pregio da coltivare e spaccia l’antiintellettualismo come vicinanza “alla gente”. Con alcune eccezioni, i sovrani assolutisti del passato erano figure mediamente istruite e colte. Da piccoli e da adulti tentavano di imparare per battere gli avversari in termini di strategia e tattica. Nell’ottica populistica odierna, la cultura è roba da élite e pertanto, molti dei leader populisti sono caratterizzati da superficiale grettezza e disprezzo per la cultura e il sapere. Preferiscono fare disinformazione gratuita.

Cambiano i tempi, cambiano i luoghi, ma gli istinti assolutistici di alcuni boss e partiti politici non cambiano. Le similitudini tra la figura del leader populista, il suo modo di operare nella società, nonché la direzione che egli vuole dare alla medesima, ricordano – con i dovuti limiti – le modalità dei sovrani assolutisti del passato. I demagogici-populisti vogliono riportare indietro le lancette della Storia: non vogliono andare avanti; vogliono una società feudale, piramidale, assolutistica. Le affinità con le caratteristiche dei monarchi assoluti dell’Europa moderna sono parecchie. Se non altro, i questi non erano pateticamente dietro all’estenuante ricerca del consenso pubblico e, nonostante la loro tragicità, erano meno grotteschi dei leader populisti dell’oggi.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’universo)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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