Cambiamenti. Orientiamoci oggi

La scelta dello studio futuro non è cosa da poco: è un tema che attanaglia tutti i giovani; e quindi, in passato, anche gli adulti di oggi. I cambiamenti spaventano e la vita non è mai è una linea retta, ma è ondulata e soggetta ad inclinazioni. Il futuro si presenta sempre come una strada che si biforca. Spesso, le chiavi interpretative del futuro di uno studente non sono in grado di azzeccare la giusta serratura: la causa è per l’appunto la tenera età. È necessario un aiuto, una consulenza.

Matteo Crivelli, orientatore dell’Ufficio orientamento scolastico e professionale, è attivo presso il servizio di orientamento alle scuole universitarie. Il suo è un lavoro a continuo contatto con i giovani: la sua esperienza del ramo formativo teorico-professionale è ampia. Crivelli offre consulenza a studenti liceali o universitari. Ai giovani, in sostanza, coloro che «spesso hanno pochi limiti, pochi ostacoli, tutta la vita davanti e molte risorse». Ma anche «molte paure». L’età che procede lentamente e le responsabilità personali derivate dalla crescita fanno incrementare dubbi e ansie di cambiamenti. L’importante «è non farsi influenzare dalla paura», ma adoperare senso critico e razionalità.

Molti si appellano all’Ufficio dell’orientamento scolastico e professionale. Il lavoro di orientatore «non è quello di dare consigli», perché alla fine «la scelta ultima è della persona». L’orientatore cerca piuttosto di «favorire le capacità dello studente di affrontare le proprie scelte in modo autonomo, partendo spesso dalla conoscenza dei propri interessi, della personalità, dei valori, così come del mondo del lavoro e della formazione». Egli è un esploratore in perenne ricerca. Che, come tutte le ricerche, così come la strada del futuro lavorativo che si divide in due, può riservare esiti più o meno positivi. Alcuni studenti rischiano di restare delusi dopo una consulenza di orientamento «se si aspettavano la soluzione perfetta ai loro problemi». Una sorta di decisione da impacchettare al momento e ritirare come un pasto preconfezionato.

E difatti, «un colloquio non basta». La scelta, come sempre, va presa con diligenza e il lavoro da fare su e dentro sé stessi è grande e richiede tempo. La paura dell’insuccesso è molta ed è gravosa sulle spalle dello studente. «Capita spesso d’investire molto tempo nello studio, ma non vederne i risultati». Forse «è il metodo di studio che non fa per sé» e non conforme ad alcuni studenti, che ricevendo una certa nota scolastica, vedono i loro sforzi riassunti unicamente in un numero. «La valutazione riassume tutto il lavoro di un periodo in un test». Ed è quel test che decide tutta la formazione globale dello studente? Ahimè, la scuola rischia di farlo, ma trovare il «colpevole» non è la soluzione. Anche e soprattutto all’Università funziona così e quindi ecco un «motivo in più per trovare un metodo di studio personale ed efficace».

La famiglia ha un ruolo impressionante. «Alcuni genitori fanno grandi pressioni sui loro figli», che a loro volta gliele attribuiscono quando parlano con l’orientatore. Secondo l’esperienza di Crivelli, la «maggioranza dei genitori non grava eccessivamente sulle spalle del figlio» circa la sua scelta professionale. Anzi, lo appoggia lasciandogli grande libertà. La cultura latina, nonostante si stata fondata sull’artigianato e il commercio, sembra bistrattare ingiustamente il ramo delle scelte professionali. Un ramo che ha pari dignità se comparato al liceo o l’università. «La formazione professionale in Svizzera è di altissima qualità.» Inoltre, oggi, il sistema formativo offre una permeabilità fra le diverse formazioni, con passerelle che consentono il passaggio tra mondi apparentemente separati: quello teorico universitario e quello pratico – ma non solo – professionale.

«L’influenza dell’Italia è significativa»: è questa la spiegazione di una forse eccessiva predilezione da parte dei molti ticinesi per il liceo ed in seguito l’università. Perché in Svizzera tedesca una grande percentuale di ragazzi opta per un’eccellente scelta di stampo professionale, proprio perché la formazione duale in Svizzera «è molto efficiente», valorizzata, largamente sviluppata e con un maggior numero di posti di tirocinio offerti. Il prestigio e la praticità sono peculiarità del sistema scolastico svizzero. E sempre per parlare di diverse discipline: il sistema ha bisogno di più laureati? Crivelli spiega che questo «dipende dal gioco della domanda e dell’offerta del mercato del lavoro», l’unico arbitro decisionista ed essenziale del futuro di nuovi lavoratori.

Ed in ultimo, uno sguardo sulla generazione del presente. «Una generazione che ha tante possibilità, con tecnologie sempre più potenti», con cui «creare contatti più facilmente». Il vantaggio del social è evidente: può aiutare ad aprire la mente ai cambiamenti che aspettano i giovani al varco. «Essenziale saper cogliere le opportunità» da parte di una generazione «contraddistinta da alta creatività». I genitori non vedranno l’ora di vedere salpare i propri figli verso un nuovo mare: non saranno mai dei falliti se mettono passione ardente nelle professioni future. Qualunque esse siano. L’orientatore scolastico e professionale esiste per tutto questo. E tutto comincia con queste scelte.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’universo)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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