Stupisce, appena arrivati ad Ajaccio in treno, la piccolezza della città dopo tanti chilometri di verde, roccia e ruralità della Corsica profonda; eppure, la città ha dato all’Europa uno degli uomini più grandi della Storia: Napoleone Bonaparte nacque qui. E occorrerebbe chiamarla Napoleonia, per tutto quello che gira attorno al mito del Grande Francese. Ancora più sorprendente è sapere che parlava italiano. E ci si chiede, vista la fierezza francese, come si potesse tollerare che un “italiano” governasse l’orgogliosa Francia. Ajaccio è sinonimo di Napoleone, imperatore dei francesi dal 1804 al 1815. Gran parte del turismo sull’isola rurale si basa sulla mitologia attorno a quest’uomo. Qui c’è la rue Bonaparte, l’avenue de la Grande Armée, la via dedicata al padre Charles Bonaparte, quindi al nipote – anch’egli poi imperatore – Napoleone III. Ma anche pizzerie col batacchio a bicorno, il barbiere Bonaparte, la galerie Bonaparte, il bistrot Bonaparte.
Ma anche la statua di Napoleone che commemora la Legion d’Onore in vesti cesaree in Place Foch ed il bar “Primo Console”. Il piccolo museo privato, NapoRama, ripercorre le gesta napoleoniche attraverso i Playmobil in tricolore. C’è anche una micro-brasserie “impériale”, aggettivo ovunque in città. Il ristorante “Re di Roma”, in onore al figlio altrimenti noto come l’Aiglon, Napoleone II – che, tuttavia, non regnò mai e morì molto giovane. Persino le agenzie immobiliari riprendono il tema del bicorno. Nella piazza dedicata a Charles de Gaulle, che fu il più grande francese del XX secolo come Napoleone lo fu per il XIX, l’imperatore troneggia con i suoi fratelli in una statua inverdita di rame, a cavallo e cinto d’alloro. In Place d’Austerlitz una statua rialzata celebra l’icona con giacca lunga e binocolo, affiancata da due grossi aquilotti, mentre una lunga stele segue le scale in discesa.
Vi sono ricordate alcune delle battaglie napoleoniche: Montenotte, Lodi, Castiglione, Mondovì, Arcole, Rivoli, le Piramidi, il passaggio sul San Bernardo reso celebre dal pittore Jacques-Louis David. Poi Montebello, Marengo, Ulm, Austerlitz. Ma anche Jena e Friedland, Bautzen, Dresda, Lützen. Non ci sono accenni alla campagna di Russia (dettaglio rivelatore) o la celebre battaglia di Waterloo. Più in basso, elencate alcune grandi invenzioni napoleoniche: il Codice Civile, l’Università, la Banca di Francia, la Legion d’Onore, il baccalauréat, il Concordato, la Corte dei Conti e il Consiglio di Stato. Le date 1769 e 1821 sono incise alla base dei volatili. In alto, in posizione gloriosa, l’imperatore con la mano sullo stomaco. Si è speculato molto su questo gesto, attribuendolo al bisogno di tenere al caldo il ventre a causa della dell’ulcera, ma in realtà era un gesto già comune agli imperatori romani.
Vicino alla cittadella in pietra c’è un busto di Pasquale Paoli, uno dei corsi più famosi di sempre e guida del giovane Napoleone. A pochi metri, Palazzo Fesch, costruito secondo il desiderio del Cardinal Joseph Fesch, zio materno di Napoleone. Fesch era senza dubbio il più grande collezionista del suo tempo. Le mille opere che donò ad Ajaccio, sua città natale, stanno all’origine del museo. Oggi la collezione si estende su quattro livelli. La collezione italiana è una delle più importanti dei musei francesi, con dipinti che vanno dal XIV al XVIII secolo. Dai caravaggisti ai grandi maestri del barocco romano. La galleria di ritratti della famiglia Bonaparte, dipinti e scolpiti dai più grandi artisti come Antonio Canova. La collezione del Secondo Impero è illustrata da opere, tra gli altri, di Alexandre Cabanel. I sontuosi paesaggi dell’isola attirarono fin dal XIX secolo pittori alla ricerca di una natura selvaggia.
Poi la Casa Bonaparte. L’edificio assomiglia a quelli che si vedono in Liguria o nella Toscana occidentale. Tutta giallo con le persiane verde scuro. La casa fa parte del celebre circuito Maisons Illustres e vide nascere il futuro imperatore il 15 agosto 1769. Nel 1682 Giuseppe Bonaparte sposò Maria Bozzi e nacque Carlo Maria, che sposò Letizia Ramolino. Giuseppe Bonaparte, il primogenito, nacque a Corte, mentre Napoleone e gli altri fratelli nacquero in questa dimora. Il generale Bonaparte vi passò alcuni giorni al suo ritorno dall’Egitto nel 1799. Non sarebbe più tornato in Corsica. Ma nel 1805 l’imperatore donò la casa a suo cugino André Ramolino. Passata di mano nel 1852 a Luigi Napoleone (Napoleone III), insieme con la consorte Eugenia de Montijo la fece restaurare e decorare. Fu inaugurata in occasione del centenario della nascita di Napoleone nel 1869. Ma fu trasformata in museo nazionale un secolo dopo.
Tre piani in una casa antica, tutta restaurata e gialla anche all’interno. La visita inizia al secondo piano. Trenta le stanze da visitare. Subito si viene accolti da una grande carta monumentale della Corsica. Qui si rappresenta l’infanzia dell’imperatore. Si viene accolti dal padrone di casa, Carlo, qui ritratto tutto grigio con parrucca illuminista. Ci sono anche lettere scambiate col generale Paoli. Una seconda stanza ripercorre il giovane Napoleone, allora cadetto alla scuola militare di Parigi. C’è anche una spada in acciaio appartenutagli. Napoleone lasciò la casa paterna e la Corsica a nove anni. Ma sia la posizione geografica che il contesto politico dell’isola marcarono la personalità del futuro imperatore. Sono esposti anche l’atto di battesimo di Napoleone, i guanti di Letizia e una canna di Carlo, oltre a diversi busti e litografie.
Al secondo piano lo studio di Carlo e la stanza dove nacque Napoleone, con una terrazza, la galleria, la cucina (demolita), il locale del fumo e il gran salone. Presenti anche mobili milanesi: poltrone gialle e intonaco chiaro, numerosi specchi e candelabri, con una bella galleria elegante che fungeva da salotto sulla corte interna del palazzo. A questo piano c’è anche una sezione sul rapporto tra Napoleone III e la Corsica. L’interesse di Napoleone III per l’isola era di natura economica e politica: occorreva eliminare la vendetta, far estinguere il banditismo e iniziare l’industrializzazione. Il culto imperiale divenne oggetto di propaganda anche nel Secondo Impero. La coppia imperiale non mancò di recarsi alla Cappella funeraria, vicina al museo Fesch ed eretta secondo il desiderio di Napoleone, dove riposano donna Letizia e il cardinale.
Durante un secondo viaggio in Corsica nel 1869 maturò nell’imperatrice la volontà di aprire un museo, ma il progetto fu compromesso dalla caduta del Secondo Impero nel 1870. Diversi quadri e ritratti rendono omaggio al fondatore del Secondo Impero, meno grande, meno amato e ingiustamente meno ricordato rispetto allo zio Napoleone. Non manca la galleria dei ritratti e il reliquiario. Due medaglioni di vetro preservano una ciocca di capelli di Napoleone e un’altra del figlio, biondissima, mentre una corona di fiori era stata colta a Sant’Elena, dove l’imperatore fu mandato in esilio e morì il 5 maggio 1821. Sono presenti anche tre maschere mortuarie dell’imperatore. Al pianterreno la cucina, la cantina, un antico mulino da macina e l’albero genealogico. I Napoleone risalgono fino alla fine del XII secolo ed erano originari della zona dell’attuale Sarzana. Ma è Ajaccio la città a cui hanno legato indissolubilmente il loro ricordo.
Amedeo Gasparini
(Pubblicato su L’Osservatore magazine)
