È impressionante constatare come Senza un soldo a Parigi e a Londra di George Orwell e il manoscritto pubblicato come Londra (Adelphi 2025) di Louis-Ferdinand Céline siano quasi contemporanei nella loro genesi e simili nel contenuto – ma non nel linguaggio! Entrambe le opere rivelano infatti con spietata lucidità un mondo sporco e oscuro, povero e disgraziato, degradato e fetido della Londra dei bassifondi. Quella metropoli che nasconde nelle sue viscere più profonde l’umanità dimenticata e reietta. Londra rappresenta il manoscritto più voluminoso tra gli inediti di Céline riemersi nell’estate del 2021, un ritrovamento letterario di straordinaria importanza. Sebbene costituisca il seguito di Guerra, l’opera può essere letta indipendentemente, mantenendo una sua autonomia narrativa. E offre al lettore molte seduzioni, tutte rigorosamente in stile céliniano. Il romanzo si dipana attraverso avventure mozzafiato che catturano immediatamente l’attenzione.
Si trovano una storia d’amore tormentata con una prostituta ora pericolosa ora innamorata, che oscilla tra passione e minaccia. Poi un informatore della polizia che viene assassinato e la cui morte viene abilmente fatta passare per suicidio. Anche una rissa selvaggia a colpi di sputi in un taxi londinese. Il combattimento di un uomo contro un orso. Un aristocratico inglese eccentrico, dal comportamento imprevedibile. Una famiglia di lanciatori di coltelli che vive ai margini della società. Ed infine, Re Krogold che irrompe sulla scena con la sua presenza magnetica e inquietante. Tutti questi elementi si intrecciano in una trama che privilegia l’atmosfera rispetto alla linearità narrativa tradizionale. Il protagonista è sempre il dottor Louis Destouches, ovvero Céline stesso, trasfigurato in personaggio letterario. Tutta l’opera dello scrittore francese non si può comprendere se non si afferra questo meccanismo di identificazione totale.
È essenziale capire che tutta l’opera céliniana costituisce una rielaborazione psicotica, febbrile e allucinata della sua vita reale, delle sue esperienze dirette e delle sue ossessioni più profonde. Quando ci si accosta alla lettura di Céline si è quasi tentati da un azzardo interpretativo che raramente si può permettere con altri autori. Ovvero, quello di “godersi” lo stile inconfondibile, l’atmosfera lugubre e soffocante, il flusso impetuoso del ragionamento più che il flusso della trama in senso stretto. La trama, infatti, passa deliberatamente in secondo piano, tutto a vantaggio del gusto saporito e inebriante di uno stile crudo e sboccato, popolare e direttissimo. Ma soprattutto, profondamente radicato nelle condizioni sociali dei protagonisti. Questi ultimi sono tanti, tantissimi, come sempre accade nell’universo céliniano. E annoverano i più disperati ultimi della società, gli emarginati, i reietti … Coloro che la civiltà borghese preferisce non vedere. L’inventario tematico del romanzo è impressionante nella sua crudezza.
Sesso, incubi, povertà, fame, bordelli, miseria, minacce, vendette, sfruttamento, magnaccia, guerra, morte, puzza, anarchia. Un mondo dove ogni forma di idealismo viene spazzata via dalla realtà più brutale. Dal punto di vista narrativo, la trama riprende dal finale del romanzo Guerra. Angèle ha accettato la proposta del maggiore Purcell di seguirlo a Londra per diventare la sua amante ufficiale. Ma, come spesso accade nell’universo céliniano, la cronologia risulta deliberatamente confusa e presenta contraddizioni volute dall’autore. Anche in Londra, le scorribande per la capitale sono numerose e labirintiche, seguendo i meandri di una città protagonista del racconto. Il centro nevralgico della narrazione è rappresentato dal quartiere di Soho e dalla Leicester Pension, luogo dall’identità multipla che funge da pensione, bordello, focolare domestico e punto di ritrovo privilegiato di magnaccia e prostitute.
Londra assume così il ruolo di uno dei personaggi principali del romanzo, ma viene descritta attraverso tocchi impressionistici piuttosto che con la precisione documentaria di un reportage. Céline non è interessato alla geografia urbana in senso stretto, quanto ad atmosfera, odori, rumori, sensazioni che la città è in grado di suscitare. Dal punto di vista strutturale, Londra si distingue da Guignol’s Band presentandosi come un romanzo compiuto, con una sua architettura narrativa più solida. Tuttavia, il finale rimane aperto, sospeso, lasciando il lettore in una condizione di incertezza che rispecchia l’instabilità esistenziale dei protagonisti. Il filo conduttore che attraversa l’intera narrazione è rappresentato dalla ricerca costante, da parte del narratore Ferdinand, di un rifugio, di un riparo sicuro in un mondo ostile e minaccioso. Londra può essere definito un “romanzo della prostituzione”. Una rappresentazione di un’umanità costretta a prostituire se stessa per sopravvivere.
La scelta della mala come serbatoio da cui attingere i personaggi di Londra non è casuale. Risponde a una precisa visione del mondo. Per Céline, è proprio tra gli ultimi, i reietti, i criminali che si può cogliere la verità più autentica sulla natura umana, spogliata di ogni ipocrisia borghese. Il romanzo mostra lo stato d’animo dell’autore prima della crisi del 1936 e della successiva furia libellistica antisemita degli anni seguenti, offrendo uno spaccato prezioso dell’evoluzione del pensiero céliniano in una fase precedente alle sue derive più losche. È probabile, secondo gli studiosi, che Céline abbia rimaneggiato qua e là il romanzo nel corso del tempo, seppure in misura ridotta rispetto ad altre opere. Questi interventi successivi non compromettono tuttavia l’unità stilistica e tematica dell’opera, che mantiene quella coerenza interna tipica della produzione céliniana, dove la miseria umana abbietta viene trasfigurata dalla forza di una scrittura inconfondibile.
Amedeo Gasparini
(Pubblicato su L’Osservatore)
