Quattro donne e un Nobel: gli amori imperfetti di Camus

Elena Rui ha scritto un breve romanzo, Vedove di Camus (L’orma editore 2025) in cui immagina le reazioni di quattro donne importanti quanto imperfette per la vita di Albert Camus, scomparso in un incidente d’auto con l’amico e editore Michel Gallimard nell’anonimo comune di Villeblevin, il 4 gennaio 1960. Rui dà molta attenzione al sentimento d’amore e affetto dello scrittore, il fil rouge per Francine Faure, Catherine Sellers, Mette Ivers e Maria Casarès. Scriveva Camus sui Taccuini, nel 1937: «Dovessi scrivere io un trattato di morale, avrebbe cento pagine, novantanove delle quali assolutamente bianche. Sull’ultima, poi, scriverei: “Conosco un solo dovere, ed è quello di amare”. A tutto il resto dico no. Dico no con tutte le mie forze». Il progetto iniziale, spiega l’autrice, ruotava attorno al dolore di Casarès e alla sua storia d’amore con Camus, durata sedici anni.

Poi ad ognuna delle quattro è stato dedicato un capitolo. Rui ripercorre il tragico incidente e ricorda che sembra che Camus ripetesse spesso agli amici che non esisteva morte più insensata di quella causata da un incidente stradale. Per lui, scrive Rui, una morte “riuscita” implicava lentezza e consapevolezza. Con sé, al momento dell’incidente, Camus aveva una valigetta che conteneva le prime 144 pagine del manoscritto de Il primo uomo, a cui lavorava da mesi e che sarebbe stato poi pubblicato postumo. È dura Elena Rui con Camus: «Avaro con Francine, servile con Maria, egoista con i figli, ipocrita con la madre, donnaiolo con tutte». Francine è stata l’unica vera moglie e quindi l’unica vera vedova in senso stretto. A tratti, è presentata come un peso, una presenza lamentosa e incompatibile con la vita pubblica e tumultuosa dello scrittore.

Rui la immagina mentre si muove nei momenti del funerale e nel difficile ritorno a Parigi. È lei a riportare in Rue Madame la valigetta. Ha sempre avuto la sensazione di avergli dato tutto … O quasi. Il 6 gennaio, alla testa del corteo funebre, non versa lacrime. Sono le personalità locali e i calciatori della squadra di Lourmarin a portare la bara di Camus dalla villa al piccolo cimitero. Albert aveva indicato questo villaggetto della Provenza, dove la casa fu acquistata con i soldi del Premio Nobel, come il luogo dove desiderava essere sepolto. Niente funerali ufficiali, ma nemmeno cerimonie dimesse “di terza classe”: parole sue. Gli scrittori, si sa, lasciano tracce ovunque – appunti, lettere, diari – ricorda Rui. E di queste tracce diventano responsabili gli eredi. Da anni è la figlia, Catherine Camus, a occuparsene. Custodisce e organizza annotazioni sparse, frammenti d’opera, riflessioni.

René Char, poeta e amico, ha sostenuto – contro ogni evidenza documentale – di essere stato nominato esecutore testamentario da Camus. Di fatto, è certo che Char abbia recuperato e conservato le lettere ricevute da Albert, comprese quelle inviate dalle sue amanti. Dal 24 dicembre 1979, Francine riposa nella stessa terra dove, vent’anni prima, era stato sepolto Albert. Fu lei a curare la pubblicazione dei primi due quaderni del marito, che coprono il periodo dal 1935 al 1951. Il terzo uscì nel 1989, sotto la supervisione di Catherine. Maria rappresentava per Francine un ideale irraggiungibile: la donna che lei non avrebbe mai potuto essere. Per molti, fu l’unico vero amore di Camus. La prima lettera affrancata da Albert risale al 6 giugno 1944, giorno dello sbarco in Normandia. In tutto, si contano oltre ottocento lettere. Un anno dopo la morte di Camus, Maria si innamora di una fattoria del Quattrocento, che acquista.

La tenuta di La Vergne ospita oggi la Maison Maria Casarès, un centro creativo che accoglie attori, drammaturghi, registi e altri artisti, con l’obiettivo di promuovere nuove produzioni, messe in scena durante il Festival d’Été. Maria viveva lì come in un esilio volontario. Durante quel periodo scrisse la sua autobiografia, Résidente privilégiée, pubblicata dopo la morte di Francine, che riscosse un ampio successo. Nel corso della sua vita, Maria fu intervistata molte volte, ma raramente in tv. Dal novembre 1996 riposa nel cimitero di Alloue, accanto al marito André Schlesser, scomparso undici anni prima. I due si erano sposati nel 1978. Pochi giorni dopo la morte di Schlesser, anche Maria ebbe un incidente d’auto: uscì di strada e colpì un albero, ma ne uscì illesa. Ha trascorso gli ultimi undici anni della sua vita sola a La Vergne, circondata da pochi amici fidati.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

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