Scrittore e pittore: il “ticinese” Hermann Hesse a Montagnola

«Dove due sentieri amichevolmente s’incontrano, il mondo intero, per un’ora, diventa una patria»: che forse in queste parole – tratte da DemianHermann Hesse si riferisse alla sua Montagnola? A tredici anni aveva già deciso che sarebbe diventato scrittore. E mantenne la promessa fino a diventare uno degli autori più letti del XX secolo, con le sue opere tradotte in sessata lingue. Hermann Hesse nacque a Calw, nel Baden-Württemberg e trascorse la maggior parte della sua vita a Montagnola, dove morì a ottantacinque anni. In Ticino era venuto nel 1919. Qui il destino gli riservò oltre quattro decenni di vita creativa intensa. La storia di Hesse in Ticino iniziò però con una separazione. Lasciata la famiglia, trovò rifugio a Casa Camuzzi, un edificio del 1853 firmato dall’architetto Agostino Camuzzi in Collina d’Oro. La struttura, tra il campagnolo e il barocco, divenne il suo primo universo ticinese.

Nel 1920, nel racconto L’ultima estate di Klingsor descrisse questo sentimento della vita e l’amato giardino: «Sotto di lui sprofondava a picco, vertiginoso, il vecchio giardino immerso nell’ombra, un groviglio di fitte cime d’alberi, palme, cedri, castagni, alberi di Giuda, faggi sanguigni, eucalipti, avvinghiate da piante rampicanti, liane, glicini. Al di sopra della cupa oscurità degli alberi scintillavano, rifrangendo smorti bagliori, le grandi foglie metalliche delle magnolie e tra il fogliame giganteschi fiori, bianchi come la neve, dischiusi a metà, grandi come teste umane, pallidi come luna e avorio, dai quali si effondeva penetrante ed alato un acuto profumo di limone». Ispirato da questo ambiente, lo scrittore faceva lunghe passeggiate, che gli suggerirono numerosi acquarelli. Il “sentiero Hesse” in Collina d’Oro oggi parte da Casa Camuzzi – dove il museo omonimo attrae visitatori da tutto il mondo – tra vigne e sentieri, passando per il nucleo storico.

L’edificio medievale è stato modificato in stile neogotico alla fine del XIX secolo e restaurato dall’architetto Nicola Losinger negli anni Novanta. Gli spazi espositivi, distribuiti su più piani, conservano oggetti personali carichi di significato. Gli immancabili occhialini, il cappello di paglia, la macchina da scrivere Underwood che domina una scrivania affacciata su un’ampia volta con finestra. Domina il colore giallo alle pareti. Sotto i piedi, il parquet scricchiola e porta al piano superiore, dove un sistema audiovisivo propone interviste e altre vetrine, completando l’esperienza immersiva. Il percorso museale del Museo Hesse si snoda attraverso i temi fondamentali dell’opera dell’autore. Come non parlare della sua adorata Italia, ma anche dell’India, con i suoi echi familiari e spirituali. A Casa Camuzzi Hesse cominciò a dedicarsi alla pittura già nel 1916. Tra l’altro, il trasferimento in Ticino era dovuto anche all’ispirazione nei confronti della luce e dei colori del paesaggio.

L’approccio con la pittura avvenne verso i quarant’anni. Era un periodo di profonda crisi interiore, suscitata in parte dagli effetti nefasti della Prima Guerra Mondiale, Hesse iniziò una psicoterapia, nella quale gli viene tra l’altro consigliato di “tentare anche la pittura” a scopo terapeutico. Nacquero dunque nature morte, autoritratti e paesaggi eseguiti tra Engadina, Locarno e Berna. Alcune opere sono esposte nel Museo, ma è chiaro – e ciò è testimoniato dall’importante mole di libri che tappezza le stanze – che dopo il 1931, dipingere diventò di secondaria importanza per lo scrittore. In Collina d’Oro Hermann Hesse era anche un contadino. Tra verdure e fiori – elementi di contorno paesaggistico oggi scomparsi per via dell’espansione edile. Lo scrittore apprezzava l’effetto meditativo del giardinaggio. Tanto è vero che in Ore nell’orto scrisse a proposito delle sensazioni durante la cura del giardino, raccontando il significato magico del fuoco e della terra.

Il figlio Bruno Hesse, che gli rendeva spesso visita a Montagnola, ha ricordato che suo padre ha ideato il contenuto de Il giuoco delle perle di vetro durante i momenti di giardinaggio. Hesse fu sempre un naturista. Lo si vede nei suoi acquarelli raffiguranti grotti, cantine rocciose e nascoste nel bosco, vigneti, cappelle e paesini e testimoniano non solo il suo amore per la natura, ma anche la sua passione per la cultura contadina ticinese. La Fondazione Hermann Hesse Montagnola, istituita il 1° gennaio 2000, conserva la memoria legata alle molteplici attività del Nostro. Casa Camuzzi non è, difatti, solo un museo, ma un centro culturale che attrae fino a quindicimila visitatori all’anno. Il programma didattico spazia dalle mostre temporanee alle conferenze, dai concerti alle proiezioni cinematografiche. Le letture domenicali, in italiano e tedesco, mantengono viva la voce dell’autore nelle sue lingue d’elezione.

L’“esperienza Hesse” si estende oltre le mura del museo. Il percorso di undici tappe guida i visitatori attraverso i luoghi significativi per lo scrittore. Le audioguide – frutto della collaborazione tra il Comune, Rete 2 della RSI e la Fondazione – trasformano ogni passeggiata in un viaggio nel tempo. Vale la pena oggi rivedere la Collina d’Oro come la vedeva Hesse … E pure “osservandola” tramite l’ascolto e perché no, più tardi, ritirarsi al Caffè Letterario Boccadoro, nelle immediate vicinanze, in cui s’incarna lo spirito contemplativo caro allo scrittore. In un’atmosfera rilassata, offre non solo ristoro ma anche uno spazio di riflessione culturale, con riviste, giornali e libri in diverse lingue. Il museo si prefigge un impegno educativo e si concretizza in programmi specifici anche per i giovani – parecchie sono infatti le scolaresche che visitano Casa Camuzzi.

Fino al 2 febbraio 2025 una mostra curata da Marcel Henry e Céline Burget celebra il lavoro di Volker Michels. Il curatore, che soleva corrispondere con Hesse, ha dedicato quattro decenni presso Suhrkamp e Insel. Il suo lavoro certosino, volto alla divulgazione dell’opera dello scrittore, ha portato alla pubblicazione di un’edizione in venti volumi delle opere e una in dieci volumi di lettere. L’Editionsarchiv, creato da Michels e Heiner Hesse, figlio dello scrittore, rappresenta un monumento alla ricerca letteraria. Michels ha reso accessibili numerosi volumi tematici su questioni esistenziali sempre attuali, dimostrando come il pensiero di Hesse continui a dialogare con le preoccupazioni contemporanee. Hermann Hesse riposa nel cimitero di Sant’Abbondio a Gentilino, a pochi passi da quella Casa Camuzzi dove scoprì il Sud della Svizzera, pur rimanendo un magistero per la sua Germania. Oltre un secolo dopo il suo arrivo a Montagnola, l’eredità del “ticinese” Hesse continua a crescere.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

RispondiAnnulla risposta

Scopri di più da ★ Blackstar

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Exit mobile version