RN (e LFI?) all’angolo, vittoria di Pirro per Macron

Vittoria di Pirro per Emmanuel Macron, ma la diga del fronte anti-Rassemblement National (RN) ha tenuto. Ora è un “liberi tutti” e la formazione di un esecutivo stabile in Francia è tutt’altro semplice. Al secondo turno delle elezioni legislative, il Nouvel Front Populaire (NFP) è arrivato primo con il 28 per cento dei voti, ripartiti in 178 seggi all’Assemblea nazionale. Al secondo posto – e a sorpresa, contro tutti i pronostici (le desistenze hanno funzionato) – la coalizione centrista Ensemble! guidata dal premier Gabriel Attal, al 23 per cento (con 150 seggi, 95 in meno rispetto al 2022, quando la coalizione era al 38 per cento). Terzo: il RN di Marine Le Pen, tutt’altro che finito, ma ridimensionato, al 37 per cento dei voti (142 seggi, rispetto al 16 per cento del 2022). Flessione dei repubblicani, che dopo il voltafaccia di Éric Ciotti, sono all’8 per cento, con 39 seggi.

Domenica scorsa si è registrata un’affluenza record dal 1981, con il 67 per cento degli aventi diritto alle urne per rinnovare un’Assemblea che oggi appare spaccata. Non c’è maggioranza assoluta; e con il senno di poi, forse non c’era neppure bisogno di questo braccio di ferro elettorale. L’ipotesi di un Jordan Bardella a Matignon è, per ora, scongiurata. Le Pen ha perso ancora e ha annunciato una prima resa dei conti all’interno del partito. All’Eliseo il presidente si conferma poco amato dai francesi. E qualsiasi esito parlamentare uscirà dagli accordi creerà scontenti – specialmente a sinistra, dove il NFP sembra avere i giorni contati. Probabile una coabitazione con un centrista – più digeribile per Macron rispetto a Bardella o al leader de La France Insoumise (LFI) Jean-Luc Mélenchon. Il fatto che Macron abbia perso il 15 per cento dei voti rispetto alla conformazione parlamentare precedente ne incrina comunque l’agenda politica.

Se il Capo dello Stato aveva parlato di necessario chiarimento della situazione politica convocando le elezioni legislative anticipate, oggi la sua immagine di statista è leggermente compromessa. Da una parte, Macron contava sulla divisione della sinistra per ricompattare il campo moderato al primo turno – e questo non si è verificato. Dall’altro, il tentativo di bruciare il RN con la prova del governo è fallito. Macron potrà vantarsi di aver risparmiato alla Francia, per il momento, il salto nel buio su posizioni xenofobe, omofobe, populiste, euroscettiche con possibili ricadute anche sul piano internazionale e sui mercati. Ma da Jupiter è diventato Sisifo – e i critici, da destra e sinistra, continuano a rimproverargli di aver gettato il paese nell’instabilità. Ma non ci si illuda nel vedere Le Pen con la medaglia di bronzo: il RN continuerà la sua “normalizzazione”; da anni il partito non ha fatto che incrementare consensi.

Per ora rimane all’angolo. E Macron, tutto sommato, può congratularsi con se stesso giacché ha dimostrato di non essere del tutto sprovveduto. Ma attenzione: il suo grande alleato è stato il sistema di voto francese – che blocca gli estremisti e si presta a far turare il naso agli elettori che scelgono “il meno peggio”. L’inquilino dell’Eliseo è fortemente ridimensionato. È presto per dirlo, ma è possibile che a cogliere lo scettro del centrismo, in un’epoca di estremismo politico a destra (RN) e a sinistra (LFI) sia proprio Attal. Che nel frattempo ha annunciato le dimissioni, poi respinte da Macron. Resterà in carica probabilmente fin dopo i Giochi Olimpici, in previsione della legge di bilancio in settembre. Quanto al NFP, si conferma vincitore “suo malgrado”, visto che il cartello delle sinistre si fonda su di un equilibrio precario e veti incrociati.

Gli europeisti moderati di Raphaël Glucksmann, i socialisti di un redivivo François Hollande eletto in Corrèze e di Olivier Faure non vogliono avere a che fare con Mélenchon e la sua irosa demagogia autoritaria. Possibile, dunque, un naufragio simile a quello della Nupes. D’altronde, Glucksmann si è prestato ad una coalizione con Mélenchon solo per battere il RN: difficile una collaborazione a lungo termine. Da parte sua, Mélenchon – il primo a cantar vittoria alle 20 di domenica scorsa – vuole fare alleanze, ma nessuno vuole farle con lui. Detestato da un buon 85 per cento dei francesi, sembra che la sua LFI sia destinata, come il RN e come da tradizione, all’angolo della vita politica. Per qualche giorno si era illuso di diventare Primo Ministro perché aveva in mano lo scettro della resistenza del fronte anti-RN. E ora, con i suoi 71 parlamentari, appare inservibile a livello parlamentare.

Situazione analoga a quella di Bardella – peraltro, da poco presidente del nuovo gruppo al Parlamento Europeo, Patrioti per l’Europa. Il front-man ventottenne con la parlantina facile e con alle spalle solo un’esperienza come Eurodeputato (assenteista) si è affrettato a dire che: «Ha vinto l’alleanza del disonore». Difficile pensare che la sua carriera politica sia finita (è pur sempre il presidente del RN). Filorusso, oppositore all’UE, alla NATO, all’Ucraina, dal RN si continuerà il tentativo di scassare il tabù Vichy-Algeria. D’altra parte, Le Pen si è mostrata più cauta. Anzitutto, ha visto confermarsi l’esistenza del soffitto di vetro che pensava di aver infranto una volta per tutte con la sua relativa – ma progressiva – normalizzazione. Forse avrà successo in futuro – non si dimentichi che il RN ha comunque preso una trentina di seggi in più ed è la prima forza del paese nei sondaggi.

Indagata per appropriazione indebita di fondi europei in relazione alla retribuzione degli assistenti degli eurodeputati, qualche giorno prima del secondo turno aveva detto alla CNN che quando e se arrivasse al potere bloccherebbe l’uso di armi francese e si opporrà all’invio di truppe francesi in Ucraina. La percezione filorussa e filo-putinista pesa sull’immagine del partito. Le Pen ha ricevuto finanziamenti da banche russe nel 2017 e nel 2022 e ha un solo modo di arrivare all’Eliseo: il ballottaggio con Mélenchon. Ma la strada per l’Eliseo è ancora lunga. Tuttavia, il principio del “abbiamo provato tutti, proviamo anche lei” potrebbe beneficiarla in vista delle presidenziali del 2027. In merito alla formazione del nuovo governo occorrerà aspettare. La prima seduta dell’Assemblea si terrà il 18 luglio. Allora occorrerà eleggere presidente, vice, questori, capi delle commissioni. E potrebbe essere più chiaro il quadro di un futuro esecutivo in Francia.

Un governo centrista, che comprenda Glucksmann, i socialisti, i verdi (nel toto-nomi c’è anche la leader Marine Tondelier), ma anche i centristi di Ensemble! – e forse qualche repubblicano ostile al tradimento di Ciotti – potrebbe essere una delle opzioni che garantirebbe una maggioranza assoluta in Parlamento. D’altra parte, il leader di Horizon (gruppo Ensemble!) Édouard Philippe ha espresso la preferenza per un esecutivo al centrodestra. Entrambi gli scenari garantirebbero una stabilità di cui Francia ed Europa hanno assolutamente bisogno. Oggi la situazione economica e sociale francese rimane critica: disoccupazione relativamente alta, debito pubblico enorme, dubbi sulla sicurezza sociale. Non serve a nulla ignorare questi problemi. E anzi, il rischio è quello che si rimandi la vittoria del RN – la sua spinta e forza nel paese è palpabile. Ha ragione chi dice, con realismo, che forse questa potrebbe essere l’ultima volta che il sistema (elettorale) li salverà.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su L’Osservatore magazine)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com

RispondiAnnulla risposta

Scopri di più da ★ Blackstar

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Exit mobile version