Nel quartiere di Valby, a ovest di Copenhagen, non lontano dal cimitero di Vestre e dai giardini di Frederiksberg, Home of Carlsberg si afferma come un complesso industriale che ha segnato non solo la storia della birra danese, ma anche quella della scienza moderna. Il museo-experience, nel quartier generale storico della società, ripercorre 175 anni di storia, innovazione, ricerca e passione per l’arte birraria che ha trasformato una piccola fabbrica locale in un impero con oltre 30mila dipendenti in tutto il mondo. L’accesso è facilitato da una fermata ferroviaria “Carlsberg” dedicata che porta direttamente al complesso, a pochi minuti dalla stazione centrale della capitale danese. Già questo dettaglio rivela l’importanza del sito. Quando Jacob Christian Jacobsen fondò il birrificio nel 1847 aveva previsto che un giorno questo luogo sarebbe diventato una destinazione di rilevanza nazionale. E Carlsberg è in effetti un’eccellenza danese.
Varcando la soglia dell’Home of Carlsberg si viene catturati dall’enorme spazio espositivo di 3mila metri quadrati. Anzitutto, un assaggino di birra prima di iniziare il self-guided tour in un’entrata secondaria sul grande cortile. Attenzione alla testa, dice subito il birraio: oggi siamo in media più alti dei birrai dell’Ottocento. Dal soffitto pendono infatti grossi tubi neri che fanno parte dell’allestimento della mostra. Che combina sapientemente elementi storici originali con tecnologie interattive all’avanguardia, creando un’esperienza immersiva. Il percorso di Home of Carlsberg si snoda attraverso diverse sezioni tematiche, ciascuna progettata per raccontare un capitolo specifico della storia della birra attraverso narrazioni coinvolgenti, giochi interattivi e dettagli originali del birrificio. Gli spazi interni conservano l’architettura industriale originale del XIX secolo. I mattoni giallognoli testimoniano l’autenticità del luogo. L’illuminazione studiata mette in risalto tanto gli oggetti storici quanto le installazioni contemporanee.
Le fotografie a pannello testimoniano il passato: signori con coppola e baffoni che qui lavoravano per assicurare la “perfezione” di gusto desiderata da Jacobsen e oggi motto significativo per la società. Jacobsen è anche il padre della Gliptoteca di Copenaghen, che raccoglie artefatti del mondo antico e dipinti degli impressionisti. Che il figlio Carl Jacobsen aveva acquistato durante i suoi soggiorni parigini a principio del Novecento per studiare le nuove tecniche birraie e tornare a casa con nuove idee. Fu proprio lui a creare la nuova Fondazione Carlsberg, attiva su diversi fronti. Una stanza ripercorre la storia degli ingredienti e del laboratorio Carlsberg. Ma il pezzo forte dell’esibizione è la “Schatzkammer”, ovvero la collezione di bottiglie nel seminterrato. Qui oltre 22mila esemplari provenienti da tutto il mondo creano un caleidoscopio di forme, colori e storie. Bottiglie di ogni dove, testimonianze di come la birra abbia conquistato il mercato globale.
Perfezionista e idealista, Jacobsen credeva che la conoscenza, la cultura e la comunità potessero guidare il progresso non solo per Carlsberg, ma per l’intera società. Home of Carlsberg ricostruisce il suo viaggio in Baviera nel 1845. Dopo aver studiato le avanzate tecniche birrarie presso il birrificio Zum Spaten di Gabriel Sedlmayr a Monaco, dove assaggiò la lager. Tornò a Copenhagen in estate con due contenitori di lievito Spaten, conservati in una cappelliera. Durante i venti giorni di viaggio, si fermò regolarmente per mantenere il lievito umido con acqua fredda, un gesto che avrebbe rivoluzionato la cultura birraria danese. Con il nuovo lievito, la produzione di lager iniziò a Valby. Tuttavia, nonostante il successo commerciale, Jacobsen era impegnato in una ricerca per migliorare ulteriormente la qualità. Nel XIX secolo, la “malattia della birra” devastava i birrifici: durante il processo di produzione, i batteri infettavano la birra, rendendola imbevibile.
Jacobsen istituì quindi un laboratorio di ricerca per garantire che la birra Carlsberg mantenesse sempre la massima qualità. Il laboratorio è compreso nel complesso di Carlsberg. È qui che nel 1877 fu assunto Emil Christian Hansen, fisiologo della fermentazione, una decisione che avrebbe gettato le basi per importanti successi scientifici. La scala del pH, sviluppata da Søren Sørensen, capo del dipartimento chimico dal 1901 al 1938, è forse la scoperta più universalmente conosciuta. La scoperta della subtilisina di Martin Ottesen, che diresse il dipartimento chimico dal 1959 al 1987, portò all’identificazione di un enzima proteolitico altamente termostabile. Morten Meldal scoprì una reazione inaspettata tra due molecole che formò la base per la click chemistry, un metodo per collegare le molecole. Per questa scoperta, Meldal ha ricevuto il Premio Nobel per la Chimica nel 2022.
All’Home of Carlsberg si punta molto sull’approccio multisensoriale. I visitatori possono “danzare nella birra” attraverso installazioni interattive e registrare video. Ma anche annusare gli ingredienti originali, sperimentare la produzione virtuale di birra su schermi touch e ammirare le storiche pubblicità Carlsberg. Il percorso culmina nel Carlsberg Bar, dove ogni visitatore riceve una birra alla spina. Il complesso include aree storiche protette con ristorante e bar, le scuderie con i cavalli da birrificio, edifici architettonicamente significativi e la possibilità di partecipare a degustazioni e tour nelle antiche cantine. È possibile assaggiare campioni di birra e imparare di più sulla produzione, assistere alla toelettatura dei cavalli da birrificio mentre i cocchieri condividono le loro conoscenze, esplorare le cantine storiche. Oggi il laboratorio di ricerca moderno impiega oltre cento ricercatori dedicati alla produzione della birra del futuro in modo sostenibile.
Amedeo Gasparini
(Pubblicato su L’Osservatore)
