Il governo danese ha presentato una proposta legislativa sulla proprietà intellettuale che potrebbe rivoluzionare la protezione della persona nell’epoca dell’IA. Così Copenaghen ha scelto di porre la persona al centro del dibattito politico con una normativa che garantisce ai cittadini il controllo giuridico completo su volto, voce e immagine corporea. L’iniziativa parrebbe un esempio di “politica dell’uomo”, ovvero la politica che si occupa dell’essere umano, dimostrando come sia possibile formulare nuovi progetti per la persona, pur considerando questioni etico-individualiste. La vera politica dovrebbe sempre partire da questo presupposto: dalla libertà e responsabilità personale, proteggere e valorizzare l’umano nella sua unicità e dignità. Il progetto di legge, illustrato nel luglio 2025 e ora all’esame del legislativo, affronta direttamente la proliferazione di contenuti artificiali creati senza autorizzazione. La tempestività nell’azione legislativa – unicum nell’UE – dimostra una politica che anticipa i bisogni della società anziché rincorrere i problemi.
La proposta si concentra specificamente sui deepfake, tecnologie fondate sull’IA che consentono di ricreare in modo verosimile la voce o l’aspetto umano. Questi rappresentano una minaccia insidiosa alla dignità personale. Permettono di “rubare” l’identità di qualcuno, facendolo apparire mentre dice o fa cose mai dette o fatte. Nel crescente contesto di disinformazione, truffe digitali e pornografia non consensuale, la proposta intende offrire una risposta giuridica coerente e incisiva. Quando parliamo di pornografia non consensuale generata artificialmente tocchiamo una violazione grave della dignità sessuale, usata come arma di ricatto o vendetta. La legge stabilisce che ogni individuo è titolare esclusivo dei diritti sul proprio volto e sulla propria voce. In pratica, nessuno potrà riprodurre, manipolare o diffondere contenuti generati artificialmente che imitano l’aspetto o il timbro vocale di una persona senza il suo consenso.
Questo principio riconosce che l’identità non è solo un insieme di caratteristiche fisiche, ma parte integrante dell’essenza e dignità della persona. Se ciò dovesse accadere, sarà possibile esigere la rimozione immediata del contenuto, chiedere un risarcimento e, in certi casi, far valere la responsabilità diretta delle piattaforme digitali che lo ospitano. È significativo che la legge responsabilizzi anche le piattaforme che ospitano contenuti falsi. Si tratta di una misura che combina il riconoscimento del diritto individuale con un sistema sanzionatorio indirizzato anche agli intermediari tecnologici, sulla scia delle normative europee già esistenti – come il Digital Services Act. La proposta ha già ricevuto il sostegno di una maggioranza trasversale in Parlamento. Il che dimostra come la tutela della dignità umana vada oltre le divisioni politiche tradizionali.
È verosimile che venga approvata entro la fine dell’anno, ponendo Copenaghen in posizione pionieristica a livello ue su di un terreno normativo incerto. Essere all’avanguardia significa riconoscere che i diritti umani e la salvaguardia della persona evolvono con la tecnologia. È altresì falso affermare che questa legge tutelerebbe anche l’immagine in ogni foto o video reale diffuso senza autorizzazione. Il testo si concentra su contenuti generati artificialmente, bilanciando diritti individuali e libertà collettive, proteggendo dalla manipolazione artificiale senza compromettere informazione e libertà di stampa. Non vengono infatti eliminate le eccezioni già previste per satira, arte e parodia, garantite in base al principio di libertà d’espressione. La propria immagine non è un bene pubblico, ma un diritto personale inviolabile.
Ognuno è il proprietario di sé stesso potrebbe essere più che un atto simbolico: un fondamento per la democrazia digitale. Che non può esistere senza il rispetto dell’identità individuale. Se chiunque può impersonare chiunque altro, il dibattito democratico stesso viene compromesso. La libertà passa anche attraverso il controllo della propria immagine. Se altri possono farmi dire cose utilizzando la mia identità digitale, la mia libertà viene intaccata. La Danimarca dimostra che è possibile una politica dell’uomo proattiva. Che pensa al futuro dell’uomo prima che i problemi diventino ingestibili. Questo è ciò di cui dovrebbe occuparsi sempre la politica: protezione e promozione dell’essere umano nella sua integrità e dignità. L’approccio danese potrebbe costituire un modello per altre nazioni, dimostrando che è possibile coniugare innovazione tecnologica e tutela dei diritti, mettendo sempre al centro la persona e la sua libertà.
Amedeo Gasparini
(Pubblicato su L’Osservatore)
