Dici Wolfsburg dici Volkswagen. Situata al confine con l’ex Germania orientale, la città della Bassa Sassonia è sede del gigante automobilistico e del suo universo. Lo si vede immediatamente arrivando da Braunschweig o Magdeburgo; catturati, come si è, dall’enorme complesso industriale a quattro ciminiere ordinate verso il cielo, alla cui base si trova Autoworld, o meglio, Autowelt. Si tratta di un parco tematico; un museo vivente di Volkswagen che permette di sperimentare la mobilità in ogni suo aspetto. Il complesso – con il suo “Lagunalandschaft”, caratterizzato da collinette e sempreverdi, specchi d’acqua e strutture espositive – incarna l’essenza della “Autostadt”. Prossimo alla stazione centrale, Autowelt offre intrattenimento per l’intera famiglia, combinando esposizioni e innovazioni automobilistiche, prove di guida e workshop interattivi. Un’immersione completa nel mondo dell’automobile. L’edificio principale include persino una pasticceria e una pizzeria, giusto per dare l’idea delle dimensioni del colosso.
Ma si può provare anche il “Volkswagen Currywurst”, giacché nel periodo prenatalizio nel cortile centrale del parco è stata allestita una pista da pattinaggio, circondata da chalet che offrono specialità gastronomiche tipiche della stagione e prodotti invernali. Insomma, una città nella città. Il percorso ideale inizia dalla storia del marchio. La Zeit Haus racconta oltre centotrenta anni di evoluzione automobilistica tedesca, esponendo modelli unici e vetture d’epoca disposte una dopo l’altra nell’edificio di vetro. Qui gli elementi centrali sono la tecnologia e la presentazione, l’innovazione e il design. Maxischermi disseminati ovunque si riflettono sui padiglioni nella laguna interna. Circondati da giardini e ponticelli, Padiglione Audi, Padiglione Škoda, Padiglione Seat, Padiglione Porsche, Padiglione Volkswagen sembrano competere in termini di creatività architettonica. Ambienti avveniristici, zeppi di vetture lucidate, aerodinamiche e prestazionali. Dal vertice della Zeit Haus si scorge una struttura circolare sul lato sinistro della laguna. È il lussuoso Ritz Carlton.
Percorrendo i declivi, si nota come predominano l’argenteo e il verde. Non è casuale. Il primo rappresenta il colore dell’auto per antonomasia. Il secondo riporta all’imperativo dell’industria automobilistica di accelerare la transizione verso l’elettrico. È possibile anche visitare le due “Turmfahrt”, alte quarantotto metri, che custodiscono centinaia di vetture sovrapposte. E ancora il padiglione “experience”, con l’opportunità di guidare una Volkswagen elettrica su un tracciato predefinito. Profumo di showroom, di selleria nuova, presente anche nella Nutzfahrzeuge Haus, lo spazio dedicato ai furgoni della Volkswagen per le escursioni montane. E chi desiderasse approfondire oltre Autowelt, può dirigersi un paio di chilometri verso Est, dove ha sede la Fondazione Automuseum Volkswagen. Qui un tempo venivano assemblati i primi maggiolini, i mitici Käfer. Oggi ospita una rassegna completa dei modelli prodotti dall’azienda. Il museo ha aperto i battenti nel 1985 sulla, non a caso, Diesel Strasse.
La sezione iniziale resta un tributo al maggiolino divenuto icona di un’epoca. Ogni tedesco doveva possedere un’automobile. E ogni tedesco doveva avere il suo maggiolino. La storia di Volkswagen è la storia della Germania. Sono oltre centocinquanta le auto in questo museo, con oltre trenta esemplari di maggiolino, di tutti i colori e dimensioni. Al centro dello spazio espositivo, la mitica “Herbie”, protagonista dei film che hanno promosso il marchio anche sul grande schermo di Hollywood. Il furgoncino, i modelli anfibio (compreso quello che attraversò lo Stretto di Messina negli anni Sessanta); e una miriade di particolari. I collegamenti tra Volkswagen e Jägermeister, il ruolo del Nazionalsocialismo in materia di automobili e autostrade, il castello di Wolfsburg impresso sullo sterzo, un’auto utilizzata in “Fast and Furious” e un’altra che percorse il tragitto dall’Alaska alla Terra del Fuoco. E poi l’intera gamma di modelli.
Dalla Passat alla Scirocco, dalla Golf alla Polo. Auto da competizione e lunghe cabriolet, quindi prototipi mai commercializzati (come “Vantasy” e “Noah”). Ed infine le pubblicità automobilistiche in stile anni Trenta appese al muro. Tuttavia, né l’iniziativa Autowelt né il progetto nostalgico della Fondazione possono distogliere l’attenzione dalle difficoltà che il gruppo Volkswagen sta affrontando da tempo. In ottobre, è stato annunciato il piano aziendale di dismissione di tre impianti sul territorio tedesco e la riduzione del personale nell’ordine delle migliaia. Volkswagen dà lavoro a 120mila persone in Germania, con il cinquanta per cento concentrato a Wolfsburg; dal secondo semestre 2025 saranno possibili i licenziamenti. La decisione rientra in una strategia di ristrutturazione per fronteggiare il calo della domanda europea e la competizione dei produttori asiatici low-cost. Dai vertici di Volkswagen si motiva questa riduzione citando costi operativi eccessivi in territorio tedesco.
Il governo a Berlino, nel bel mezzo della crisi politica, ha esortato Volkswagen a preservare l’occupazione, evidenziando che eventuali errori dirigenziali non dovrebbero penalizzare i dipendenti. Tuttavia, la società dimostra capacità di rinnovamento e adattabilità, come già accaduto dopo lo scandalo Dieselgate di dieci anni fa. Gli elementi fondamentali della strategia futura, ha fatto sapere il colosso dell’auto, sono, tra gli altri: 1) il superamento dell’approccio rigido all’elettrificazione totale; 2) le risorse destinate anche ai motori convenzionali; 3) il lancio di versioni ibride plug-in per diversi marchi del gruppo. A fine novembre Volkswagen ha rigettato una proposta alternativa dei sindacati finalizzata al contenimento dei costi senza chiudere impianti nel paese – prima volta nella lunga storia del gruppo. I sindacati avevano presentato in novembre un piano che prevedeva, tra le altre cose, la sospensione dei bonus, il congelamento degli incrementi retributivi e la diminuzione dell’orario lavorativo.
Questi interventi avrebbero consentito risparmi per 1,5 miliardi di Euro evitando chiusure di stabilimenti e licenziamenti. Tuttavia, Volkswagen ha giudicato la proposta insufficiente. Le parti torneranno al tavolo negoziale il 9 dicembre. In ogni caso, i tagli sono all’orizzonte e il gruppo subirà un ridimensionamento a causa di forze che oramai sono di ordine geoeconomico. E come se non bastasse, sempre a fine novembre, è emerso che Volkswagen rischia di dover pagare una multa miliardaria in India per evasione fiscale – nel 2012 non avrebbe pagato dazi all’importazione per quasi 1,4 miliardi di dollari. Insomma, si tratta di capitoli che Volkswagen sperava di non dover mai affrontare. E che forse troveranno uno spazio in Autowelt tra qualche anno. «Mehr Wohlstand, mehr Volkswagen», come si diceva? In effetti l’azienda si conferma lo specchio (oltre che il traino) della tendenza economica del paese. Specialmente oggi, quando il motore della Germania pare essersi inceppato.
Amedeo Gasparini
(Pubblicato su L’Osservatore magazine & PressReader)
