Il Forum della Storia svizzera di Svitto è uno dei quattro musei del sistema del Museo nazionale svizzero che riunisce sotto lo stesso tetto anche il Museo nazionale a Zurigo, il Château de Prangins e il Centro delle collezioni di Affoltern am Albis. Con le loro mostre i musei presentano la storia della Svizzera dagli inizi ad oggi e valorizzano l’identità elvetica e la varietà storico-culturale del Paese. A Svitto il Forum è uno degli edifici dominanti sul panorama cittadino. Arrivando da Sud lo si nota per l’abbondanza di cartelli che segnalano un enorme centro di cultura che ripercorre la storia della Svizzera dall’antichità a, grossomodo, il medioevo. Il che lo rende complementare ad un altro museo, a qualche centinaio di metri verso Einsiedeln, il Bundesbriefmuseum – il Musei dei Patti Federali – che a sua volta ripercorre la storia elvetica attraverso i trattati di protezione tra cantoni.
L’edificio è stato inaugurato nel 1995. In passato serviva come deposito per cereali e in seguito come arsenale militare. Si è poi trasformato in uno dei poli museali storico-culturali più rilevanti della regione. L’esterno mantiene un aspetto barocco-alpino originale del 1711. L’interno sorprende per l’architettura moderna con ampi spazi. Il Forum della Storia svizzera offre un percorso espositivo interattivo. Distribuito su tre piani, contestualizza le origini della Confederazione, mentre i visitatori possono osservare una pregiata collezione di manufatti autentici provenienti da varie parti del paese. L’aspetto multimediale coinvolge soprattutto le nuove generazioni e i più giovani. Si parte dal piano interrato, dove sono ospitate le mostre temporanee che si susseguono regolarmente. Un aspetto che colpisce – e che in effetti dovrebbe apparire scontato – è la dimensione quadrilingue delle descrizioni al museo. Le tre lingue nazionali e l’inglese, sotto tutti gli oggetti esposti nella mostra.
La mostra permanente (“Le origini della Svizzera: Un viaggio dal XII al XIV secolo”) inizia al terzo piano, nella grande mansarda scura del museo. Protagonista è la Svizzera delle origini fino al Medioevo. Si parte dalla scrittura e l’alfabeto, fino alla preservazione della conoscenza nei secoli. L’esposizione è stata concepita con un allestimento scenografico che permette di immergersi negli eventi storici narrati. La Svizzera non è sempre esistita nella forma che conosciamo oggi. Le radici della Confederazione affondano in un passato remoto, oltre sette secoli fa. Si parte dai rapporti sociali che si sono alterati nelle epoche. La gerarchia tra monarchia, clero, aristocrazia e contadini, ad esempio. Ma anche la rivoluzione culturale innescata dalla diffusione delle università. E poi il ruolo del commercio e delle dogane; dei dazi e dei pericoli nel valicare le Alpi, elemento cardine dell’identità svizzera (secondo piano).
L’elemento montagnoso è ripreso nella scenografia del museo, che tra un su e giù e l’altro si estende verticalmente nel Forum. Le dinamiche economiche e di export hanno seguito – al tempo come oggi – la mobilità alpina. Che qui viene rivisto alla luce di fiere, sistemi di pagamento e sfide logistiche del trasporto attraverso i passi montani, specialmente nella Svizzera centrale. Un’attrazione di spicco è la “Schwarze Stube”, un ampio soggiorno recuperato da una casa del XIV secolo tipica di Svitto, che offre uno sguardo sulla vita medievale. Al piano terra, la scenografia di una mucca uccisa introduce il tema delle faide che caratterizzavano la Svizzera del XIV secolo, con furto di bestiame, distruzione di raccolti e scontri tra bande. Proseguendo attraverso un bosco artificiale, i visitatori scoprono come le comunità del Lago dei Quattro Cantoni reagirono a questa situazione, formando alleanze e istituendo la Landsgemeinde.
La mostra si conclude con un’esplorazione delle figure leggendarie come Guglielmo Tell e Arnold von Winkelried, nonché del mitico giuramento del Grütli, non lontano da Svitto, utilizzando immagini e testi per illustrare l’evoluzione degli episodi fondativi della Confederazione. Al piano sub, la mostra temporanea. Fino al 27 ottobre, “Bambini lavoratori nel XIX e XX secolo” al Forum della Storia svizzera getta luce su un aspetto spesso trascurato del passato elvetico. Ovverosia, il ruolo cruciale del lavoro minorile nell’economia familiare. Oggi farebbe inorridire, ma un tempo i bambini erano parte integrante del processo produttivo, svolgendo una varietà di compiti essenziali per la sopravvivenza delle famiglie. Dalle mansioni agricole come la cura del bestiame, la pulizia delle stalle e la fienagione. Ma anche le attività artigianali domestiche quali la lavorazione al tombolo, la filatura e la produzione di cordoni di paglia.
L’esposizione evidenzia anche le peculiarità regionali del lavoro minorile. In particolare, i bambini erano richiesti nell’industria del ricamo o venivano impiegati nell’estrazione della torba. A Rothenthurm, a qualche chilometro dal museo, i giovani partecipavano all’“Ischä” (estrazione del ghiaccio) durante l’inverno. A Gersau erano impiegati nell’industria serica. Ad Einsiedeln si dedicavano alla colorazione di immagini sacre. Il quadro storico è completato da un’analisi dell’evoluzione legislativa e dell’introduzione dell’obbligo scolastico. Misure che iniziarono a contrastare le forme più gravi di sfruttamento del lavoro minorile. L’obbligo scolastico nel 1874 e la legge federale sulle fabbriche del 1877 hanno segnato un punto di svolta, stabilendo l’istruzione un diritto fondamentale e vietando il lavoro ai minori di quattordici anni. Tuttavia, specialmente nelle aree più povere e remote (Ticino e Grigioni), i bambini continuarono a essere una forza lavoro necessaria. Spesso venivano anche mandati all’estero.
È l’esempio della Valtellina, dove i bambini collocati coattivamente venivano dati “in appalto”. Quasi folkloristico è oramai il ruolo dello spazzacamino ticinese, che in alta Italia trovava lavoro, ma pure un destino difficile. Chiamiamolo per quello che era: un abuso. Uno sfruttamento, pur da contestualizzare, dovuto alle condizioni di povertà nella Svizzera meridionale del XIX secolo. Allevamento, estrazione della torba e lavoro tessile: con l’industrializzazione lo sfruttamento minorile si è intensificato. Specialmente nel settore tessile ticinese, dove i giovani lavoratori affrontavano lunghe ore di lavoro in condizioni pericolose e insalubri. Si immaginino le reazioni dei bambini di oggi in gita che visitano il Forum della Storia svizzera di Svitto – e sono molte le scolaresche che lo visitano. Sono poco più di centocinquant’anni che le loro condizioni sono approdate a livelli dignitosi e decenti. Qualcosa su cui riflettere. A tutte le età.
Amedeo Gasparini
(Pubblicato su L’Osservatore magazine)
