I 90 anni di Gorbaciov, l’uomo della svolta russa

Mikhail Gorbaciov compie novant’anni. In un paese dalla speranza di vita media poco sopra i settant’anni, si tratta di un risultato notevole. E di vite, l’ex segretario del PCUS, ne ha vissute molte. Protegé di Yuri Andropov, faceva parte della generazione che non aveva fondato l’Unione Sovietica, ma nell’URSS era nato e cresciuto secondo i dettami del PCUS. Del sistema del Socialismo reale Gorbaciov era figlio legittimo e nel Comunismo credeva profondamente.

D’altra parte, ha dimostrato coraggio di fronte agli sviluppi della tarda Guerra Fredda. Succeduto ad Andropov, Konstantin Černenko, trattava Gorbaciov quasi come il suo delfino. Quando quest’ultimo arrivò al vertice dello Stato socialista l’11 marzo 1985 parlò subito chiaro di fronte alle mummie sovietiche. Il suo piano era riformare il paese, con un miscuglio di glasnost (trasparenza) e perestrojka (ricostruzione), processi innovativi in un sistema totalitario che, sebbene si definisse rivoluzionario e progressista, era molto conservatore, fragile e corrotto. Ma soprattutto, era irriformabile: tra le regole dei regimi totalitari vi è il mantenimento del loro assetto infrastrutturale, sennò crolla tutto. E così fu. Gorbaciov s’illuse che il Comunismo sovietico si potesse riformare in fretta. Le sue politiche decollarono anche per la necessità di stare dietro al dinamismo americano.

Con Ronald Reagan, a Reykjavík, Gorbaciov maturò un’intesa per ridurre gli arsenali nucleari in Europa. Il Trattato INF firmato a Washington nel 1987 per l’eliminazione delle armi nucleari a medio raggio nel Vecchio Continente fu un successo. Reagan aveva identificato nella distruzione de “l’impero del male” la sua missione storica. E aveva due alleati: i comunisti conservatori del PCUS che evidenziavano sempre di più la loro inadeguatezza di fronte al mondo sempre più globalizzato; e il pragmatico Gorbaciov. Il segretario aveva capito che l’ex attore di Hollywood intendeva farsi capo della crociata anticomunista: per esclusione di alternative optò per l’apertura nei confronti del Grande Comunicatore.

Gorbaciov era stato eletto alla testa del partito con una maggioranza risicata e un’opposizione nostalgica dei brezneviani anni Settanta. Questo ed altri elementi lo convinsero che la caduta del Comunismo era dovuta all’incapacità del partito-Stato di realizzare le dottrine del Marxismo e creare benessere. D’altra parte, Gorbaciov non credeva che l’opprimente sistema sovietico fosse di per sé un male. La necessità di dare un nuovo assetto all’URSS derivava dai cortocircuiti dell’economia pianificata e dalle enormi spese militari, a fronte di una crescita economica scarsa. Le riforme di Gorbaciov erano il risultato dell’inefficienza sistemica dello Stato sovietico. Secondo Gorbaciov, il settore economico andava riformato, però decise di mantenerlo in vita, mettendo qualche toppa qua e là, al posto di abbatterlo del tutto. La glasnost comportò invece importanti incrementi di libertà di espressione nel paese dei Soviet. Anche nella stampa divenne relativamente più libera.

La Legge delle Cooperative del 1988 per la prima volta tollerava addirittura la proprietà privata. Nello stesso anno, Gorbaciov propose alla conferenza del PCUS anche un cambio strutturale del potere politico, delineando un sistema presidenziale e un nuovo Congresso di deputati. In seguito, sostituì addirittura il leggendario Ministro degli Esteri Andrej Gromyko con il più elastico Eduard Shevardnadze.

Grazie alle aperture interne, Gorbaciov di riflesso favorì anche la caduta del Muro di Berlino. Erich Honecker invitò Gorbaciov nella Germania orientale per le celebrazioni per il quarantennale della RDT. In seguito, di fronte al Politburo della SED (il Partito Comunista della RDT), il leader sovietico sentenziò: «La Storia punisce chi arriva tardi».

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su Corriere del Ticino)

Pubblicato da Amedeo Gasparini

Amedeo Gasparini, class 1997, freelance journalist, managing “Blackstar”, amedeogasparini.com. MA in “International Relations” (Univerzita Karlova, Prague – Czech Republic); BSc in “Science of Communication” (Università della Svizzera Italiana, Lugano – Switzerland)

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